Logo
Erosione e Porto, Barabotti attacca la Regione: «Inerte al tavolo tecnico, pronti a chiedere un commissario»

Sopralluogo del deputato della Lega con i Paladini Apuoversiliesi sulla spiaggia di Marina di Massa: «Fondi fermi e dati vecchi, il Masterplan va adeguato. Il Piano regolatore portuale non può danneggiare il turismo»

MARINA DI MASSA – Anche Andrea Barabotti, come qualche giorno fa Deborah Bergamini di Forza Italia all’altro sopralluogo sempre promosso dai Paladini Apuoversiliesi, punta il dito contro la Regione. E la paura a questo punto è che salti il tavolo tecnico istituito dal Ministero delle Infrastrutture proprio grazie a un ordine del giorno del deputato del Carroccio, coordinato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, a cui partecipano la Regione Toscana, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale e il Ministero dell’Ambiente. Il deputato infatti riferisce che su 4 incontri la Regione si è presentata con tecnici e senza alcun dato in mano nonostante le richieste del Consiglio.

Ma veniamo al dettaglio della mattinata di sopralluogo per il deputato. E partiamo dallo scalino di sabbia alto più di un metro, piuttosto ripido, che si è creato sulla battigia dello stabilimento a Poveromo di Sport e Natura. Abbondantemente oltre un metro di scalino, forse oltre il metro e mezzo, di sabbia ma non per questo meno pericoloso, comparso a primavera che i concessionari del bagno hanno più volte spianato col trattore nel corso di questi mesi, l’ultima volta il 10 di agosto. Ma alla prima anche piccola mareggiata ecco che ricompare. Ormai ci rimane fino alla fine della stagione, ci dice il direttore del bagno.

Il sopralluogo sul litorale apuano dei Paladini assieme ad Andrea Barabotti, successivo al sopralluogo con la delegazione di Forza Italia, ha decisamente in comune qualcosa: entrambi i deputati hanno segnalato dei deficit da parte della Regione su un fronte che rappresenta non solo un problema per la filiera del turismo, ma una questione primaria di diritto all’integrità ambientale e del territorio come ricorda con forza la paladina Anna Schiaffino.

Ma la novità portata da Barabotti, che anche in questa occasione ha ascoltato con attenzione i balneari presenti, è l’aggiornamento rispetto al tavolo tecnico. Nell’occasione, il parlamentare ha ripercorso il lavoro istituzionale portato avanti a Roma per individuare soluzioni concrete e strutturali, a partire dal decreto del Mase che consentirà – non appena la Regione Toscana adeguerà il proprio quadro normativo – di reimpiegare i sedimenti che attualmente insabbiano il porto di Marina di Carrara per le operazioni di ripascimento.

«È indispensabile che la Regione Toscana, accogliendo le nostre sollecitazioni, abbandoni la logica dei ripascimenti “una tantum” a inizio stagione, interventi tampone che finiscono per assomigliare più a un costoso spreco di risorse pubbliche che a una vera soluzione – dichiara l’onorevole Barabotti –. Serve un programma di manutenzione continuo ma è altrettanto chiaro che i ripascimenti da soli hanno un’efficacia limitata nel tempo se non sono accompagnati da adeguate opere strutturali di difesa della costa».

Al centro del confronto è finito anche lo stallo del Masterplan per la difesa della costa a Massa: «Un’opera ferma al palo dal 2021 – sottolinea Barabotti – per l’esaurimento dei fondi dedicati alla progettazione. La Regione trovi immediatamente le risorse necessarie per passare dalla progettazione alla realizzazione. Difesa a mare e ripascimenti sistematici sono gli unici strumenti capaci di salvare le nostre spiagge dall’inesorabile scomparsa e dare certezze agli operatori e all’intera comunità».

Barabotti ha spiegato alcuni dettagli: «Noi abbiamo cercato di dare gli strumenti normativi alla Regione e ai Comuni all’interno del tavolo affinché con il ripascimento delle sabbie dragate e recuperate che abbiano le caratteristiche giuste sul piano granulometrico e ambientale possano essere usate per un ripascimento strutturale. A livello nazionale siamo intervenuti con un decreto del Ministero dell’Ambiente che pone le basi affinché le sabbie dei dragaggi siano usate. Non c’è ancora però il passaggio regionale che recepisce questo aspetto sulle percentuali delle soglie di inquinanti minime accettabili. Mi sembrava di buon senso farlo».

«Sulla difesa della spiaggia a livello nazionale non abbiamo strumenti perché la competenza è regionale: da anni diciamo che è un bene il ripascimento ma dobbiamo difendere la costa perché 700mila euro che spendiamo per il ripascimento sono 700mila euro che il mare si riprende alla prima mareggiata. Poi c’è l’incognita del porto – entra sul tema spinoso il deputato –: se difendiamo la costa ma poi c’è un altro intervento umano che cambia di nuovo gli equilibri rischiamo di fare un lavoro che viene vanificato. Allora a livello ministeriale abbiamo proposto questo tavolo tecnico coordinato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, a cui partecipano il Ministero e la Regione oltre all’Autorità Portuale  per capire se si può progettare in modo diverso il piano regolatore portuale, non solo da minimizzare ma da aiutare a risolvere il problema. E poi proponiamo di fare studi sul piano idraulico utilizzando modelli reali su scala ridotta. Però al tavolo tecnico riunitosi 4 volte la Regione non ha portato i dati che il Consiglio chiedeva».

«Comunque – ha rassicurato Barabotti – finché il tavolo tecnico va a vuoto anche il piano regolatore portuale rimane fermo. Perché prima di sposare qualsiasi cosa sul porto vogliamo avere soluzioni progettuali alternative oppure la garanzia a partire da modelli idraulici reali che il porto così come progettato non produce danni. Vogliamo uno sviluppo complessivo perché se noi aumentiamo il valore del settore logistico a detrimento del settore turistico stiamo spostando ricchezza da una parte all’altra, se va bene a saldo invariato se non rimettendoci qualcosa. Lo sviluppo deve avvenire senza danneggiare gli altri settori. È impensabile che non si sappia fare. Il nostro lavoro al tavolo tecnico serve per capire come rendere efficiente il porto senza danneggiare la costa. Ma finché la Regione non partecipa a questo tavolo in termini propositivi e leali è impensabile parlare di sviluppo. Si ha l’impressione che la Regione abbia una posizione già presa: che il porto si debba fare senza se e senza ma. Ma il mio segretario federale è il ministro competente e noi non abbiamo questa posizione. Per assurdo ce l’ha la Regione. Usciamo da posizioni preconcette: la politica e gli schieramenti lasciamoli da parte, cerchiamo soluzioni per tenere insieme tutto».

«Di fronte a questa inaccettabile inerzia – conclude il deputato – presenterò a breve una nuova interrogazione al governo. Chiederò di fare piena luce sulle risultanze delle 4 riunioni del tavolo tecnico e se, constatata la perdurante inefficacia delle politiche regionali, sia possibile procedere a dichiarare lo stato di calamità e quindi procedere alla nomina di un commissario straordinario di Governo per garantire la realizzazione delle opere di salvaguardia della nostra costa».

Un altro elemento che la presidente dei Paladini Orietta Colacicco ha sottolineato, oltre alla dannosità del prolungamento in mare per 450 metri della diga foranea (con altra banchina), è proprio come «il Masterplan toscano usi dati fermi al 2020 quando è uscito l’Atlante del rischio costiero, un progetto transfrontaliero fatto con Liguria e Francia su cui la Toscana ha investito 2 milioni di euro che dà un quadro molto allarmante: la sua conclusione dice che la costa apuoversiliese è la più vulnerabile della Toscana. E tra le più vulnerabili d’Italia. Perché il Masterplan del 2026 della Toscana non trae beneficio da questi dati appresi tramite tecnologie anche satellitari all’avanguardia?».