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|Fontane chiuse e acqua pubblica, Italia Nostra accende i riflettori: «Massa non può restare a bocca asciutta»
L’associazione torna a puntare l’attenzione sulla situazione delle fontane pubbliche del territorio massese
MASSA – Fontane pubbliche chiuse, sorgenti sempre più preziose e una città che, nonostante la straordinaria ricchezza idrica delle Apuane, fatica a garantire ai cittadini un accesso diffuso e gratuito all’acqua. È questo il quadro denunciato da Italia Nostra, che torna a puntare l’attenzione sulla situazione delle fontane pubbliche del territorio massese.
Da tempo risultano infatti fuori servizio diverse fontane cittadine, a partire da quella di Canevara, dalle tre fontanelle situate davanti allo stabilimento Evam e dalla fontana della Rocca, all’ex Cristallo. Una situazione che, sottolinea l’associazione, appare ancora più paradossale in una stagione caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e in un territorio storicamente ricchissimo di risorse idriche.
Le Apuane rappresentano infatti un importante bacino imbrifero e il territorio massese può contare sulla presenza di corsi e sorgenti di notevole portata. Italia Nostra richiama in particolare il Frigido e la polla del Cartaro, evidenziando anche i possibili apporti provenienti dal bacino della Garfagnana. Una ricchezza naturale che, secondo l’associazione, dovrebbe tradursi anche in una maggiore disponibilità di acqua pubblica nelle piazze e nei luoghi frequentati quotidianamente dai cittadini.
Il confronto con il passato, secondo Italia Nostra, è inevitabile. La città conserva infatti una tradizione legata alla distribuzione dell’acqua che risale all’epoca di Alberico I Cybo-Malaspina, quando venne realizzata una rete di fontane capace di servire diverse zone del territorio.
Oggi, però, il patrimonio delle fontane appare in parte compromesso. Tra quelle attualmente funzionanti vengono ricordate la storica fontana del Battì dal Barilo, la fontana monumentale del Ponte, il Mascherone del Prato, quello della Rocca, la fontana di Ischignano con la relativa lapide esplicativa, le due fontane di Turano, quella con lavatoio del Mirteto e quella di Antona.
Resta invece chiusa da molti anni la storica fontana del Pozzo, in piazza Mercurio, oggi inserita nel complesso monumentale in marmo con la colonna e la statua del dio Mercurio. Al posto dell’antica fontana sono stati installati due pilozzi in ferro, mentre il monumento attende ancora interventi di manutenzione e restauro.
Italia Nostra ricorda anche una struttura ormai scomparsa: le cosiddette “Sette fontane”. Si trattava di un grande abbeveratoio composto da tre vasche marmoree e alimentato da sette fontane, particolarmente importante per la pastorizia e per la transumanza. Il complesso si trovava lungo l’antico sentiero che da Pariana conduceva a Vinca, passando dall’antica Buita, oggi località “al Santo”. Nel corso degli anni l’intero complesso marmoreo è stato distrutto e, negli anni Novanta, la sorgente è stata captata da Evam.
Ed è proprio sul ruolo di Evam che si concentra una parte importante della denuncia dell’associazione. Italia Nostra chiede infatti una maggiore attenzione alla funzione pubblica dell’azienda, interamente partecipata dal Comune di Massa. Secondo l’associazione, accanto all’attività commerciale e all’implementazione del mercato delle vendite, dovrebbe essere prioritario garantire ai cittadini la possibilità di usufruire gratuitamente dell’acqua, attraverso la riattivazione delle fontane esistenti e, dove possibile, la realizzazione di nuovi punti di distribuzione.
L’associazione indica anche alcune delle principali piazze cittadine nelle quali sarebbe necessario riportare l’acqua pubblica: piazza della Stazione, piazza Garibaldi, piazza dei Culi, piazza del Tribunale e piazza Palma.
Una richiesta che, secondo Italia Nostra, assume un significato ancora maggiore alla luce dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature. L’acqua, sostiene l’associazione, sarà una risorsa sempre più strategica e indispensabile nei prossimi anni e proprio per questo la sua disponibilità sul territorio non dovrebbe essere considerata soltanto una questione di servizio, ma anche di tutela del bene pubblico.
Italia Nostra solleva infine anche il tema della situazione economica e gestionale di Evam, denunciando una condizione di crisi che, a giudizio dell’associazione, si sarebbe manifestata anche attraverso le annuali richieste di sostegno economico. Nel mirino finiscono le dirigenze che si sono succedute negli anni, accusate di non aver avviato, secondo l’associazione, adeguati progetti di sviluppo tecnico ed economico né interventi significativi per l’individuazione e l’implementazione di nuove sorgenti.
La richiesta, dunque, è quella di ripensare il rapporto tra la città e la sua acqua: non soltanto un prodotto da commercializzare, ma una risorsa pubblica da rendere accessibile, soprattutto in un territorio che storicamente ha costruito parte della propria identità proprio intorno alla ricchezza delle sue sorgenti.


