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Erosione costiera e porto di Marina di Carrara, “Città al Centro”: «Basta con le narrazioni di comodo, servono fatti e studi scientifici»

«È tempo di superare gli slogan e di affrontare il tema della difesa della costa con rigore scientifico e onestà intellettuale»

MARINA DI CARRARA -Torna ad accendersi il dibattito sulla situazione del litorale apuano e lunense, questa volta con una presa di posizione di Città al Centro dai monti al mare, firmata da Silvia Dell’Amico e Gianni Ilari, che invita a superare quella che definisce una «narrazione unilaterale» sul rapporto tra attività portuale ed erosione delle spiagge.

Al centro della riflessione c’è soprattutto il ruolo attribuito al porto di Marina di Carrara. Secondo i due esponenti, infatti, negli anni si sarebbe consolidata la convinzione che il porto rappresenti il principale responsabile dei fenomeni erosivi lungo il litorale apuano e lunense, senza però che questa relazione, sostengono, sia stata dimostrata in maniera scientificamente definitiva.

«Quando si parla di erosione costiera tra litorale apuano e lunense – sottolineano Dell’Amico e Ilari – il capro espiatorio è da sempre uno solo: il porto di Marina di Carrara. Una tesi comoda, ma scientificamente non dimostrata e smentita dai fatti».

La prima questione sollevata riguarda il ruolo dei fiumi e, in particolare, il bilancio sedimentario del Magra. Per Città al Centro, la progressiva riduzione degli apporti solidi del fiume verso il mare avrebbe avuto un peso determinante nell’evoluzione della costa.

L’associazione richiama anche i recenti segnali di ripresa registrati in alcune zone del litorale, come Fiumaretta e Marinella, interpretandoli come un possibile elemento a sostegno dell’importanza degli apporti sedimentari fluviali. «È proprio perché il fiume ha ricominciato a trasportare materiale», sostengono Dell’Amico e Ilari, che si sarebbero osservati segnali di recupero degli arenili.

Un altro elemento riguarda la complessa dinamica dei sedimenti lungo la costa. Secondo Città al Centro, qualsiasi opera realizzata a mare è inevitabilmente in grado di modificare i flussi sedimentari, ma questo non significa automaticamente che gli effetti siano permanenti o riconducibili a un’unica causa.

«Le dinamiche costiere tendono nel tempo a raggiungere un nuovo equilibrio», sostengono i due firmatari, che utilizzano anche l’evoluzione storica del litorale per mettere in discussione una lettura considerata troppo semplicistica.

Nel mirino finisce quindi anche quella che viene definita l’assenza di «evidenze scientifiche rigorose» capaci di attribuire al porto una responsabilità esclusiva o prevalente nell’erosione del litorale. Secondo Città al Centro, il rapporto tra infrastruttura portuale e modificazioni della costa dovrebbe essere affrontato attraverso studi sistematici e analisi scientifiche, evitando che una tesi venga trasformata in un assunto dato per acquisito.

A sostegno della propria posizione viene citata anche la documentazione storica. Dell’Amico e Ilari fanno riferimento a una planimetria ufficiale del 1914 che, secondo quanto riportato, mostrerebbe come a Forte dei Marmi il mare arrivasse in prossimità dell’attuale viale a mare.

Un elemento che, nella loro lettura, dimostrerebbe quanto sia complessa l’evoluzione della linea di costa e quanto sia rischioso stabilire rapporti diretti di causa-effetto basandosi esclusivamente sulla situazione attuale. «Se si volesse applicare la stessa logica semplificatoria degli accusatori – osservano – bisognerebbe concludere che la costruzione del porto, avvenuta successivamente, abbia persino favorito l’avanzamento dell’arenile versiliese».

La richiesta è dunque quella di riportare il tema dell’erosione costiera sul terreno degli studi e dei dati, evitando contrapposizioni ideologiche e individuando le diverse cause che concorrono alla trasformazione degli arenili.

«È tempo di superare gli slogan e di affrontare il tema della difesa della costa con rigore scientifico e onestà intellettuale», concludono Dell’Amico e Ilari, chiedendo che anche le future scelte infrastrutturali del territorio siano valutate sulla base di analisi tecniche e non di «pregiudizi ideologici».