CPR in Toscana, la Lega: «Basta propaganda, la Regione individui un’alternativa a Pallerone»
Il partito attacca quindi il Partito Democratico e gli amministratori locali contrari alla realizzazione del centro
MASSA-CARRARA – «Sul CPR in Toscana è arrivato il momento di uscire dalla propaganda e assumersi delle responsabilità». È questo il messaggio lanciato dalla Lega nel dibattito sull’ipotesi di realizzazione di un Centro di permanenza per i rimpatri a Pallerone, frazione del Comune di Aulla, al centro nelle ultime settimane delle proteste di amministratori e cittadini.
Secondo la Lega, i CPR rappresentano uno strumento necessario per rendere effettivi i provvedimenti di espulsione e consentire allo Stato di procedere più rapidamente con i rimpatri delle persone che non hanno titolo per rimanere in Italia. Una posizione motivata anche con ragioni di sicurezza: «Impedire che persone irregolari, comprese quelle che possono rappresentare un pericolo per la collettività, continuino semplicemente a circolare nelle nostre città perché non esistono strutture nelle quali trattenerle in attesa del rimpatrio».
Il partito attacca quindi il Partito Democratico e gli amministratori locali contrari alla realizzazione del centro. Per la Lega, contestare la scelta di una specifica localizzazione è legittimo, mentre sarebbe diverso dire no ai CPR in maniera generalizzata senza avanzare soluzioni alternative.
«Oggi la situazione è molto semplice – sostiene la Lega – sul tavolo esiste un’ipotesi avanzata dallo Stato, quella di Pallerone, e dall’altra parte esiste soltanto una sequenza di no». Da qui la richiesta alla Regione Toscana e agli enti locali di assumere un ruolo attivo nella ricerca di un’area alternativa.
È proprio con questo obiettivo che la Lega ha promosso una proposta di legge regionale di iniziativa popolare. Il provvedimento chiede alla Toscana di individuare almeno un’area del territorio regionale potenzialmente idonea alla realizzazione di un CPR, favorendo così un confronto preventivo tra Regione, Comuni e Governo.
La proposta, sottolinea il partito, non punta a individuare una località «a caso», ma introduce una serie di criteri per orientare la scelta. Tra questi, la preferenza per territori caratterizzati da bassa o nulla pressione abitativa, aree produttive, logistiche, infrastrutturali o demaniali, oltre alla valutazione dei collegamenti viari, della disponibilità di immobili e aree pubbliche, della presenza di luoghi sensibili, della compatibilità urbanistica e delle condizioni ambientali e territoriali.
L’obiettivo dichiarato è quindi quello di arrivare a una soluzione che possa produrre il minore impatto possibile sulle comunità interessate. La proposta prevede anche forme di collaborazione istituzionale, accordi con gli enti locali e la possibilità di discutere misure di riequilibrio e compensazione territoriale.
Da qui l’appello rivolto al presidente della Regione, alla maggioranza regionale e ai sindaci, in particolare a quelli che stanno contestando l’ipotesi di Pallerone: «Se davvero volete contribuire a individuare una soluzione migliore, sostenete questa proposta e partecipate alla scelta».
La Lega respinge inoltre l’idea che il coinvolgimento degli enti locali possa tradursi in un «diritto di veto generalizzato». La strada indicata dal partito è quella di un confronto istituzionale che porti a una scelta condivisa e tecnicamente sostenibile.
«La nostra proposta offre una via d’uscita ragionevole: sì ai rimpatri, sì a un CPR in Toscana, ma attraverso una scelta condivisa, tecnicamente sostenibile e rispettosa dei territori», sostiene la Lega.
Il confronto politico viene quindi riportato direttamente sul ruolo del Partito Democratico. «Il PD scelga cosa vuole fare – è l’affondo – contribuire responsabilmente all’individuazione della soluzione migliore oppure continuare con il “no” ideologico ai CPR sempre e dovunque».
Nel frattempo la Lega annuncia l’avvio della raccolta firme a sostegno della proposta di legge regionale di iniziativa popolare. L’obiettivo è portare la questione al centro del dibattito istituzionale toscano e chiedere alla Regione di assumere un ruolo diretto nell’individuazione delle aree e nel sostegno agli enti locali.
Il tema del CPR di Pallerone resta dunque al centro di un confronto destinato a proseguire, con posizioni ancora molto distanti tra chi considera il centro uno strumento necessario per rendere effettivi i rimpatri e chi, invece, contesta l’ipotesi della sua realizzazione sul territorio toscano e, in particolare, nell’area di Aulla.


