«Tisg, inaccettabile il no al confronto sul territorio, la Regione rifiuti il trasferimento in Umbria»
Il Polo Progressista e di Sinistra attacca la proprietà dopo il caos sulla sede del tavolo di crisi: «Un atteggiamento da capitalismo finanziario. Subito un Consiglio comunale aperto sulla vertenza»
MASSA – Si allarga al fronte politico apuano la bufera sulle sedi e sulle modalità di convocazione del tavolo di crisi per The Italian Sea Group (TISG). Dopo la presa di posizione dei sindacati dei metalmeccanici, arriva l’affondo del Polo Progressista e di Sinistra (gruppo consiliare d’opposizione nel Comune di Massa), che critica aspramente il presunto rifiuto della società di sedersi a un tavolo istituzionale organizzato direttamente sul territorio provinciale.
Al centro della polemica c’è l’ipotesi di spostare il confronto con la Regione Toscana fuori dai confini regionali, una scelta interpretata dall’opposizione di sinistra come l’ennesima dimostrazione di scomposizione delle relazioni con la comunità locale.
«Inaccettabile fuga per rifugiarsi in un luogo tranquillo»
Per le forze della sinistra massese, la proposta di svolgere l’incontro a Carrara rappresentava il passaggio più naturale per dare risposte alla cittadinanza: «Riteniamo non accettabile la presa di posizione della società The Italian Sea Group che non vuole confrontarsi con il territorio Apuano. La richiesta di convocare il tavolo Regionale sul nostro territorio, nel comune di Carrara, ci è sembrata una scelta opportuna perché è la nostra comunità che sta pagando maggiormente la crisi dell’azienda: 400 dipendenti diretti, oltre 1500 appartenenti all’indotto, una concessione demaniale che è parte integrante della nostra storia produttiva. Il tentativo di allontanarsi per rifugiarsi in un luogo ‘più tranquillo’ è la dimostrazione che questa azienda non ha mai voluto essere, e non vuole essere, parte integrante della nostra comunità».
L’attacco al modello societario: «Estratta ricchezza, lasciate le macerie»
Il comunicato del gruppo consiliare usa toni durissimi per censurare la gestione finanziaria che ha condotto il colosso della nautica di lusso al concordato e al rosso di bilancio: «L’atteggiamento della proprietà ricalca il comportamento tipico del capitalismo finanziario con estrazione di ricchezza che lascia poi al territorio le macerie di questo modello. Il risultato finale è quello sotto gli occhi di tutti, ovvero una quotazione in borsa che non ha redistribuito nulla arricchendo invece la vecchia proprietà. Osteggiare un incontro sul territorio è l’ennesimo schiaffo tipico dell’arroganza di chi crede ancora di avere il diritto di non confrontarsi».
L’appello alle istituzioni: «Regione dica no all’Umbria, si apra il Consiglio comunale»
Di fronte al rischio di un ulteriore allontanamento delle trattative dai luoghi della produzione, il Polo Progressista chiede un fermo intervento politico e la convocazione d’urgenza delle aule consiliari per una seduta pubblica sulla crisi: «Sono mesi che chiediamo alle forze politiche e sociali, senza riscontro, di aprire un confronto pubblico nelle sedi istituzionali perché riteniamo sia la nostra comunità a dover capire cosa stia succedendo. Per questo chiediamo che si risponda ‘no’ alla richiesta di TISG di spostare in Umbria il luogo del confronto con la Regione Toscana e che finalmente tutte le forze politiche abbiano il coraggio di aprire le aule dei consigli comunali ad un confronto schietto, diretto e leale sulla situazione del cantiere e sulla sorte delle centinaia di lavoratori e lavoratrici».


