“Allenare è far apprendere”: la nuova idea di calcio di Davide Tedeschi
L’allenatore apuano racconta nel suo libro un percorso metodologico che mette al centro il giocatore, la sua capacità di leggere il gioco e di prendere decisioni in autonomia
MASSA CARRARA – “Allenare è far apprendere”. È questo il titolo del libro scritto da Davide Tedeschi, allenatore apuano UEFA B, che attraverso il sottotitolo “Percorsi, contesti e strategie per costruire apprendimento nel calcio” prova a proporre una riflessione su uno degli aspetti più importanti e, allo stesso tempo, più complessi del lavoro di un tecnico: come aiutare realmente un calciatore a imparare.
Non un manuale di esercitazioni, né un sistema di gioco da applicare in maniera rigida. Il lavoro di Tedeschi nasce piuttosto dalla volontà di superare una concezione dell’allenamento legata esclusivamente a moduli, schemi ed esercitazioni analitiche, per spostare l’attenzione sul processo decisionale del giocatore.
L’idea centrale è racchiusa in una frase che rappresenta la filosofia dell’intero volume: “La metodologia non è il modo in cui si allena. È il modo in cui si fa apprendere”.
Il calcio, in questa prospettiva, diventa il contesto nel quale il giocatore costruisce le proprie conoscenze. L’allenatore non è più soltanto colui che trasmette soluzioni, ma chi progetta esperienze e situazioni capaci di mettere il calciatore davanti a problemi da leggere e risolvere. Riconoscere, comprendere, decidere e agire diventano quindi passaggi fondamentali di un percorso che ha come traguardo finale la progressiva autonomia del giocatore.
Dalle giovanili alla prima squadra
Una filosofia che Tedeschi ha maturato soprattutto attraverso il lavoro sul campo. Il suo percorso in panchina è iniziato nel settore di base del Colli di Luni, dove ha seguito per cinque stagioni due gruppi di Pulcini. Un’esperienza che, prima ancora dell’aspetto tecnico, gli ha permesso di confrontarsi con le diverse modalità con cui ogni ragazzo reagisce a una correzione, a un errore, a un rimprovero o a un apprezzamento.
Successivamente il percorso è proseguito nel calcio agonistico con esperienze all’Atletico Carrara dei Marmi, al Colli Ortonovo e alla Massese. Con la Juniores Provinciale bianconera, nella stagione 2023/24, ha conquistato 68 punti raggiungendo anche la semifinale di Coppa Toscana.
Nel 2024/25 è arrivata la prima esperienza alla guida di una prima squadra, con il Romagnano in Prima Categoria. Un’esperienza terminata dopo nove giornate con l’esonero, ma che lo stesso Tedeschi considera uno spartiacque importante del proprio percorso.
Più che una battuta d’arresto, quell’esperienza è diventata l’occasione per interrogarsi sul proprio modo di allenare. Confronti con altri tecnici, corsi di formazione, osservazione degli allenamenti e soprattutto il lavoro quotidiano sul campo hanno contribuito a modificare progressivamente la sua prospettiva.
Il ritorno al settore giovanile, alla guida della Juniores Regionale Élite del Forte dei Marmi 2015, ha portato alla qualificazione alla Coppa Toscana. Dalla stagione 2026/27 Tedeschi è invece alla guida degli Allievi Regionali Élite del Seravezza Pozzi.
Il giocatore al centro
È proprio il settore giovanile uno degli ambienti nei quali la metodologia descritta nel libro trova la sua applicazione più naturale. Per Tedeschi, infatti, non esiste un modo identico di allenare persone differenti.
“Persone diverse non possono essere allenate tutte nello stesso modo. La richiesta può rimanere la stessa; il modo attraverso cui farla arrivare deve tenere conto dell’individuo che abbiamo davanti”, spiega.
L’empatia diventa così uno vero e proprio strumento metodologico. Comprendere il giocatore non significa diminuire le aspettative o le richieste, ma conoscere la persona che si ha davanti per individuare il modo più efficace di comunicare con lei.
Anche l’errore, in quest’ottica, assume un significato diverso: non soltanto qualcosa da correggere, ma una componente naturale del processo di apprendimento. Il giocatore deve avere la possibilità di sperimentare, sbagliare, comprendere e riprovare.
Non il sistema migliore, ma la capacità di leggere il gioco
Da qui nasce anche il superamento della ricerca del “modulo migliore”. Il punto, secondo Tedeschi, non è individuare un sistema di gioco perfetto, ma fornire al calciatore gli strumenti per riconoscere ciò che accade sul terreno di gioco e adattare di conseguenza le proprie decisioni.
Nel possesso palla, per esempio, il giocatore deve imparare a riconoscere e costruire vantaggi posizionali, temporali, numerici e qualitativi. Senza palla, invece, deve comprendere quali vantaggi concedere e quali negare all’avversario, orientandone le scelte.
Un calcio quindi meno legato alla memorizzazione di movimenti prestabiliti e più orientato alla comprensione delle situazioni, dei tempi e degli spazi.
È questa, in definitiva, la sfida che Tedeschi affida al suo libro: il successo di un allenatore non si misura dal numero di risposte che riesce a fornire ai propri giocatori, ma dalla capacità dei giocatori stessi di trovare progressivamente quelle risposte senza aver più bisogno dell’allenatore.
Perché, come suggerisce già il titolo, allenare non significa soltanto insegnare a giocare. Significa soprattutto creare le condizioni affinché un calciatore possa imparare a pensare il gioco.
Il libro “Allenare è far apprendere” è disponibile in versione cartacea al prezzo di 15,59 euro e in formato Kindle a 7,99 euro. Il volume è acquistabile anche su Amazon al seguente link https://www.amazon.it/dp/B0HGXW6FWG



