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Scoppia il caso Evam, accuse e replica Polo Progressista e di Sinistra-Persiani: «Sparite bottiglie!», «Basta mistificazioni!»

«Dopo un lungo lavoro di accesso agli atti ho inviato un esposto alla Corte dei Conti della Toscana». «Non si può costruire, con affermazioni prive di riscontro, una responsabilità personale del Sindaco senza fondamento nella legge e negli atti societari».

MASSA – Nuove tensioni nell’agone politico a proposito di Evam, l’azienda produttrice dell’acqua Fonteviva. Il sindaco Francesco Persiani e il Polo Progressista e di Sinistra sono di nuovo ai ferri corti. Riportiamo di seguito le accuse e la replica dei protagonisti della querelle.

Fa sapere in una nota la consigliera Daniela Bennati del PP&S: “A seguito di un lungo lavoro di accesso agli atti relativo al bilancio 2025 di Evam Spa, ho provveduto a inviare un esposto alla Corte dei Conti della Toscana. Nelle carte è emerso un accordo transattivo compensato e dilazionato fra l’azienda e un fornitore di servizi, questo a seguito  della  scomparsa di circa 550.000 bottiglie di acqua nel formato da mezzo litro nel 2022 per un valore di oltre 137.000 euro. Sono davvero rimasta basita che di questa cosa non sia mai emerso nulla in quattro anni in cui spesso si è discusso di Evam Spa. Purtroppo non è la sola cosa preoccupante che emerge da questo bilancio” dichiara la consigliera Bennati che aggiunge: “C’è stato anche un altro accordo transattivo relativo alle utenze del magazzino delle Jare per 117 mila euro. In entrambi i casi risulta che il Cda sia stato informato solo ad accordi siglati da parte del solo Presidente Gelati. Lo stesso collegio sindacale ha svolto tutta una serie di rilievi critici sottolineando la forte anomalia nel comportamento del presidente. L’amministrazione comunale avrebbe dovuto agire in maniera rapida e trasparente in qualità di socio controllante, invece ha dato la sensazione dal 2022 a oggi di voler tener nascosta anche questa bruttissima pagina nella storia di Evam spa” sottolinea Bennati.

Anche il Polo Progressista e di Sinistra osserva: “Il Sindaco di Massa Persiani avendo sempre praticato il totale e assoluto controllo del Cda, senza aver mai nominato anche un rappresentante per l’opposizione, ha responsabilità enormi in relazione alla gestione, fuori controllo, di Evam Spa. In questo modo ha rallentato le attività di sindacato ispettivo favorendo una gestione approssimativa e “oscurata” dell’azienda di imbottigliamento. Non possiamo dimenticare come il Consiglio comunale abbia elargito 750 mila euro, tolti alle casse comunali, per tenere in piedi una società gestita in maniera autoritaria dagli ultimi due presidenti. Sono emersi a nostro avviso importanti profili di responsabilità amministrativa e contabile con conseguente danno erariale. Stiamo valutando l’eventuale presenza di profili penali nell’intera vicenda e nel caso procedere con l’ennesimo esposto su Evam Spa alla Procura della Repubblica di Massa. Nessuno può pensare di  gestire l’acqua  dei massesi come un bene proprio e passarla liscia, abbiamo di fronte un futuro “frizzante” per i responsabili del saccheggio di un bene comune come l’acqua”.

Alla nota stampa della forza politica replica il sindaco Francesco Persiani: “La consigliera Bennati ha tutto il diritto di presentare esposti, chiedere chiarimenti, criticare l’Amministrazione e svolgere il proprio ruolo di opposizione. Quello che non può fare è costruire, attraverso affermazioni prive di riscontro, una responsabilità personale del Sindaco che non trova fondamento né nella legge né negli atti societari. EVAM è una società per azioni e la sua stessa documentazione societaria distingue chiaramente Assemblea dei soci, Consiglio di amministrazione, Presidente, Collegio sindacale, revisore e Organismo di vigilanza, secondo un principio di separazione dei compiti e delle responsabilità. Il Comune è il socio. Il CdA amministra la società. Il Presidente esercita le funzioni che gli sono attribuite. Il Collegio sindacale svolge il proprio ruolo di controllo. Sono ruoli diversi e non possono essere confusi per convenienza politica È precisamente questa distinzione che la consigliera Bennati sembra voler cancellare.
Ancora più grave è l’affermazione secondo cui io avrei esercitato un ‘totale e assoluto controllo del CdA’. È un’accusa precisa, non una semplice opinione politica. E proprio perché è precisa, deve essere sostenuta da fatti precisa. Dove sono le direttive del Sindaco? Dove sono gli ordini impartiti al CdA? Dove sono gli atti con i quali il Sindaco avrebbe deciso transazioni, autorizzato pagamenti, gestito magazzini o impartito disposizioni operative alla società? Non esiste alcun automatismo per cui essere socio di controllo significhi essere amministratore della società. E poiché sono assolutamente certo che questi fatti non esistano, mi attendo una immediata rettifica di queste affermazioni da parte della Consigliera. In difetto mi vedrò mio malgrado costretto a interessare l’Autorità Giudiziaria a tutela del mio onore e della mia reputazione, nell’interesse doveroso della stessa Amministrazione che presiedo. Non accetto poi che il ruolo del socio di controllo venga trasformato, per ragioni di propaganda, in una responsabilità diretta per ogni atto compiuto dagli amministratori della società. Il Comune, naturalmente, ha il dovere di vigilare sulla propria partecipazione e di esercitare i poteri che la legge e lo statuto gli attribuiscono. Ma vigilanza, indirizzo e controllo societario non equivalgono alla gestione quotidiana dell’impresa e non trasformano il Sindaco nell’amministratore di EVAM. È una distinzione elementare sul piano giuridico e societario. La consigliera mi accusa poi di non aver inserito nel CdA un rappresentante indicato dall’opposizione. A parte il fatto che non esiste nessuna norma che lo preveda o imponga, Bennati dimentica che l’attuale composizione del CdA venne decisa nel 2023 dall’allora Commissario Prefettizio. Trovo inoltre singolare che si parli di “gestione oscurata” e di volontà dell’Amministrazione di “tenere nascosta” una vicenda senza indicare quale atto del Sindaco o dell’Amministrazione avrebbe impedito l’accesso agli atti o ostacolato l’attività ispettiva dei consiglieri. Una cosa è la critica politica, legittima e doverosa in una democrazia. Altra cosa è attribuire pubblicamente a persone determinate condotte illecite o responsabilità amministrative e contabili che, allo stato, non risultano accertate da alcuna autorità giudiziaria. E il ruolo istituzionale di consigliere comunale non può essere utilizzato come una sorta di immunità generale rispetto alle affermazioni rese all’esterno dell’aula”.