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Via Vandelli, drastico calo dei viandanti nel 2026. Caldo, prezzi e pochi servizi non aiutano

«Tanti non riescono ad arrivare da noi, a superare il Passo della Tambura– spiega il gestore del Nello Conti– sarà difficile che il cammino possa aprire la strada a un’economia locale».

MASSA – Non è ancora entrata nell’Atlante dei Cammini della Regione Toscana anche se l’iter è stato avviato e l’ingresso tra le strade di pellegrinaggio della Regione Emilia-Romagna è già avvenuto nel 2025. Un passaggio burocratico lento che si sta accompagnando a un calo del numero di passaggi di viandanti soprattutto quest’anno ma che  in generale  si è verificato in questi ultimi 3 anni. Chiediamo al gestore del rifugio Cai Nello Conti, Luca Damiani, di fare il punto della stagione. Il rifugio, lo ricordiamo, è un crocevia di passaggio obbligatorio per i viandanti e che troviamo sul cammino non appena svalicato il Passo della Tambura. L’impegnativo Passa della Tambura, capace di regalare lo straordinario scorcio improvviso sul mare dopo  lunghi 75-80 chilometri (partendo da Modena fino al crinale dell’Appennino), costituisce un vero e proprio filtro, il passaggio che dà del filo da torcere al viandante, a meno che non sia un escursionista motivato e allenato. Secondo il gestore, che comunque conferma un passaggio in questa stagione, il numero è sensibilmente diminuito (per il Parco delle Parco Apuane nel 2025 sarebbero state 3000 viandanti). Anche per via del caldo afoso, ma non solo. Il caldo non aiuta certo a svalicare e superare lo ‘scoglio’ (si perdonerà il termine marinaresco) del passo alpino alto 1620 metri. Mentre dalla parte modenese la strada sembra offrire un buon flusso anche perché più facile, dalla parte massese questa frequentazione parrebbe non replicarsi. Sì il caldo, ma anche la difficoltà del tratto che conduce allo sconfinamento. “Dopo il boom di tre anni fa, dopo il covid e dopo una certa notorietà (nel 2022 quando si classificò al 4° posto come Luogo del Cuore Fai ndr) – spiega Luca Damiani – il numero dei passaggi dei viandanti si sta stabilizzando”. Generalmente il tracciato storico risalente alla prima metà del 1700, viene percorso nel periodo maggio-giugno, qualcosa a luglio e poi i viandanti si rivedono verso settembre. Luca parla comunque di un calo significativo rispetto all’anno scorso. “Tanti non riescono ad arrivare da noi – spiega ancora il gestore – sarà difficile che il cammino possa aprire la strada a un’economia locale, vedo che le attività aperte hanno chiuso o comunque stentano a restare aperte” dice riferendosi ad Affitta-camere o Bad and Breakfast sorte lì vicino. Insomma sembra essere veramente un percorso in salita anche se c’è una nota. Sicuramente avere più servizi al paese di Resceto, il primo paese che si incontra dopo il Rifugio nello scendere a Massa aiuterebbe un pochino, se non altro in termini di sicurezza. In questa situazione di carenza assoluta di servizi ci sono 15 km che il viandante deve affrontare per raggiungere Massa, senza la possibilità di una farmacia, di un bar, di un ristorante e con solo due linee bus messe a disposizione. “Resceto come gli altri paesi sono ormai borghi abbandonati a loro stessi, nonostante rappresentino  un fondamentale  patrimonio culturale e paesaggistico – fa presente il gestore – il paese ha necessità di servizi sia per i viandanti che per i residenti”.  Ultima ma non ultima è la questione prezzi della Via Vandelli. I prezzi più proletari li sta praticando in sostanza il Rifugio ma, assicura Damiani, gli altri praticano prezzi sproporzionati che il viandante deve pagare per una settimana (sono sette le tappe principali) se vuole percorrere il cammino. “La Via Vandelli non è economica” prova a fare una riflessione il gestore. Chissà che assieme alla approvazione del cammino come tracciato storico della Toscana, potendo accedere a maggiori finanziamenti, non si possa incoraggiare il turismo lento sulla Vandelli ‘aiutando’ gli operatori a stare sul mercato con prezzi più contenuti.