marina di carrara
|Tisg, rosso da 163 milioni e patrimonio netto negativo per quasi 400 milioni. I conti della crisi in Assemblea
I soci prendono atto dell’impatto degli «extra budget» sui bilanci e del percorso per il concordato. Sospesi gli obblighi di legge sulla riduzione del capitale sociale
MARINA DI CARRARA – Si è tenuta in data odierna l’assemblea ordinaria degli azionisti di The Italian Sea Group (Tisg), svoltasi esclusivamente tramite il rappresentante designato Monte Titoli Spa. L’assise, presieduta dal presidente del consiglio di amministrazione Giovanni Costantino, ha preso ufficialmente atto della relazione illustrativa del CdA e delle osservazioni del Collegio sindacale, mettendo nero su bianco i numeri impietosi del dissesto finanziario registrato tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026.
L’origine del buco nei conti e l’audit sui manager
Il documento assembleare ripercorre le tappe cruciali dell’emergenza. Tutto ha avuto inizio il 18 febbraio 2026, quando il Consiglio di amministrazione ha preso atto «dell’emersione di extra budget nella maggioranza delle commesse in progress, con conseguenti impatti negativi sulla posizione di cassa della società». Di fronte all’inattesa voragine, l’azienda ha assegnato un incarico a Kpmg per un audit indipendente (due diligence forensic) e ha contestualmente presentato denuncia-querela nei confronti di alcuni ex dirigenti apicali.
I numeri del profondo rosso: patrimonio eroso per circa 400 milioni
Le cifre presentate ai soci fotografano un quadro economico drammatico per il polo nautico di Marina di Carrara:
- Bilancio al 31 dicembre 2025: dalla situazione patrimoniale ed economica non revisionata emerge un «risultato economico negativo per euro 163.779 migliaia» (oltre 163,7 milioni di euro) e un «patrimonio netto negativo di euro 382.516 migliaia» (oltre 382,5 milioni di euro), configurando la fattispecie prevista dall’articolo 2447 del Codice civile per l’integrale perdita del capitale sociale;
- Situazione al 30 aprile 2026: i dati aggiornati confermano la continua erosione delle risorse, portando il patrimonio netto negativo a quota «399.216 migliaia di euro» (quasi 400 milioni di euro).
Che cos’è il patrimonio netto?
Per capire cosa significa avere un patrimonio netto in profondo rosso, basta immaginare il bilancio di un’azienda come una bilancia: da un lato ci sono i beni di proprietà (i capannoni, i macchinari, le barche in costruzione e i soldi in cassa), dall’altro ci sono i debiti (verso le banche, i fornitori e lo Stato). In una situazione sana, il valore dei beni è sufficiente a coprire i debiti, e la differenza rappresenta la ricchezza reale della società. Quando il patrimonio netto diventa negativo, significa che la bilancia si è ribaltata: i debiti accumulati superano il valore di tutto ciò che l’azienda possiede. In parole povere, sulla carta, anche vendendo ogni singolo macchinario, immobile o brevetto, i soldi ricavati non basterebbero a saldare tutti i conti in sospeso.
Il percorso legale: scatta la sospensione degli obblighi sul capitale
L’assemblea ha ripercorso anche la sequenza dei passaggi giudiziari messi in atto dal cantiere per evitare il fallimento immediato. Dopo la presentazione dell’istanza per la composizione negoziata della crisi il 13 marzo 2026 e l’ottenimento delle prime misure protettive, il 21 maggio il cda ha presentato la dichiarazione ai sensi dell’articolo 20 del Codice della crisi d’impresa, ottenendo la «sospensione temporanea degli obblighi previsti dagli articoli 2446, secondo e terzo comma, e 2447 del codice civile». Questa misura ha congelato l’obbligo di ricapitalizzare o liquidare immediatamente la società.
Infine, l’assemblea ha registrato l’ultimo cambio di rotta: la delibera del 30 giugno 2026 con cui il cda ha scelto di abbandonare la composizione negoziata per presentare «domanda di accesso agli strumenti di regolazione della crisi previsti dal Ccii ai sensi dell’articolo 44 Ccii» (il cosiddetto concordato prenotativo), chiedendo la conferma delle misure protettive in continuità per mettere al sicuro l’operatività del cantiere in attesa del piano di risanamento.


