rischio ricorsi
|Concessioni balneari a Carrara, i bandi finiscono sotto la lente: «La procedura rischia di non reggere»
Il portale ‘Mondo Balneare’ solleva forti dubbi sulla legittimità dell’atto formale scelto dal Comune: senza concorrenti mancherebbe una vera gara pubblica
MARINA DI CARRARA – La direttiva europea Bolkestein entra nel vivo anche sul litorale apuano, ma la strada scelta dall’amministrazione di Carrara rischia di trasformarsi in un terreno di scontro legale. Il Comune, infatti, ha avviato ufficialmente le procedure per l’assegnazione di quattro concessioni demaniali marittime a Marina – nello specifico tre stabilimenti balneari e una discoteca, tra cui risulta già certo il bagno Doride, a cui si aggiungerebbero secondo indiscrezioni il Lido Leda, il Lunezia e lo Swamp – con bandi che prevedono una durata di venti anni. Una mossa attesa, ma che ha immediatamente sollevato forti perplessità tra gli esperti del settore.
A mettere sotto la lente d’ingrandimento la scelta della giunta è il portale specialistico Mondo Balneare, che esprime seri dubbi sulla legittimità dell’impianto procedurale utilizzato, basato sul tradizionale istituto dell’atto formale previsto dal Codice della Navigazione. L’avviso, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (Burt) n. 27 dell’8 luglio 2026, concede trenta giorni di tempo per presentare osservazioni o domande concorrenti. Tuttavia, la struttura stessa del bando potrebbe non reggere davanti ai tribunali amministrativi.
Il nodo dell’atto formale
Secondo quanto evidenziato da Mondo Balneare, il problema principale risiede nel fatto che la procedura non nasce come una gara aperta fin dal principio, ma prende le mosse dall’istanza di un operatore già individuato (che per il primo stabilimento prevede nuovi investimenti per 230mila euro e il riconoscimento di investimenti pregressi da ammortizzare per circa 1,2 milioni di euro, a fronte di un canone di poco superiore ai 12mila euro).
«La competizione tra operatori economici non costituisce la regola, ma interviene soltanto qualora vengano presentate domande concorrenti entro il termine di 30 giorni», si legge nell’analisi del sito specializzato. Di conseguenza, «in assenza di concorrenti, la procedura sembrerebbe concludersi con il rilascio diretto della concessione al soggetto che ha presentato l’istanza originaria, senza lo svolgimento di una vera gara pubblica».
Il rischio di sanzioni e ricorsi
Questo meccanismo di ricezione delle domande si scontrerebbe frontalmente con le normative comunitarie. La direttiva europea, recepita dall’ordinamento italiano e richiamata anche dalla legge nazionale sulla concorrenza n. 118/2022, esige infatti che l’affidamento delle concessioni balneari avvenga tramite procedure di selezione totalmente imparziali, trasparenti e competitive, che l’ente pubblico deve predisporre in autonomia e preventivamente.
A Carrara, invece, la competizione scatta solo in via eventuale. Dal punto di vista del diritto europeo, osserva la testata di settore, questo schema «potrebbe essere considerato meno aperto rispetto a una gara pubblica indetta fin dall’origine, poiché attribuisce al richiedente iniziale una posizione di vantaggio temporale e organizzativa».
La scelta del Comune di Carrara di non indire fin da subito una gara del tutto aperta, concludono gli esperti, «potrebbe esporre la procedura a possibili contestazioni amministrative o giudiziarie, con il rischio che il modello adottato venga sottoposto al vaglio dei tribunali amministrativi o della giurisprudenza europea». I giochi restano aperti fino a settembre, termine ultimo entro cui i privati potranno presentare i piani di investimento per partecipare alle gare, ma l’ombra dei ricorsi rischia di congelare la gestione delle spiagge carraresi.


