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Massa-Carrara, rinviati a giudizio i manifestanti pro-Palestina. Annunciato presidio al Tribunale
Manifestazione pro-Gaza a Massa (archivio)

Le udienze fissate per il 14 ottobre e il 9 novembre: «Non atti violenti, ma protesta pacifica. Il dissenso non è un reato»

MASSA – La Procura della Repubblica di Massa ha rinviato a giudizio alcune delle persone che avevano partecipato alle manifestazioni in solidarietà con la Palestina e a sostegno della Freedom Flotilla, svoltesi il 14 ottobre scorso alla stazione di Massa e il 9 novembre al porto di Marina di Carrara. A commentare la vicenda è l’associazione politico-culturale «Ragazzi e Ragazze del Bar Eden – per una rete della sinistra», che annuncia la propria presenza davanti al Tribunale nelle date delle udienze.

«La loro “colpa” — si legge nel comunicato — è stata quella di non rimanere in silenzio di fronte allo sterminio di un popolo da parte del governo israeliano e di denunciare l’inerzia e la complicità dei governi europei e di quello italiano». Secondo l’associazione, il rinvio a giudizio sarebbe avvenuto applicando norme introdotte dai cosiddetti Decreti Sicurezza, «nonostante autorevoli costituzionalisti abbiano evidenziato i numerosi profili di illegittimità costituzionale di quelle disposizioni».

L’associazione sottolinea quello che ritiene un contrasto con quanto sta avvenendo in altre sedi giudiziarie: «La Procura di Torino ha recentemente rimesso alla Corte Costituzionale le disposizioni che puniscono il blocco stradale e ferroviario attuato in forma pacifica, riconoscendo l’esistenza di questioni di legittimità che investono direttamente il diritto di manifestare. A Massa, invece, si procede come se quel dibattito non esistesse, scegliendo la strada della repressione».

«Le persone entreranno in un’aula di tribunale per rispondere non di atti violenti, ma di aver partecipato a una protesta pacifica, esercitando un diritto fondamentale riconosciuto dalla nostra Costituzione — afferma l’associazione —. È un processo che riguarda certamente loro, ma che interroga tutti coloro che credono nella democrazia e nelle libertà costituzionali». Il Bar Eden annuncia che sarà presente davanti al Tribunale «non soltanto per esprimere solidarietà concreta, ma per affermare con forza che il dissenso non è un reato e che il diritto di manifestare non può essere trasformato in un crimine».

«Perché il processo alle persone rinviate a giudizio è, in realtà, un processo contro tutte e tutti coloro che lo scorso anno erano in piazza per chiedere giustizia, pace e il rispetto dei diritti del popolo palestinese — conclude l’associazione —. Difendere loro oggi significa difendere la libertà di tutti domani».