situazione 'grammatica'
|Lite in Consiglio Alberti-Persiani. «Lei sporca il percorso fatto in commissione». «Non manchi di rispetto alla figura del sindaco!»
La reazione del primo cittadino: «Io non sporco niente, lei usa un linguaggio che non è democratico e civile, sono una persona pulitissima, mi faccio anche una doccia al giorno»
MASSA – Sul Consiglio comunale di Massa (Massa-Carrara) svoltosi l’altra sera verrebbe da citare la nota battuta: la situazione è ‘grammatica‘. Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sull’importanza, anche sotto il profilo politico, della cultura, si sarà ricreduto nel prendere nota della forte animosità del dibattito svoltosi in Aula l’altra sera e che ha visto il sindaco Francesco Persiani addirittura perdere le staffe. Anche se, ad onor del vero, nella stesura del nuovo regolamento della biblioteca pubblica, si era avuta in un primo momento in commissione una condivisione completa assieme alle opposizioni, a seguito di un lavoro portato avanti con armonia da parte di tutti.
Prima di iniziare la cronaca politica dei fatti, però, a chi scrive preme premettere un passaggio: la parola “il direttore” non è affatto sinonimo di “la direzione”, grammaticalmente non si equivalgono e questo chi scrive lo ribadisce proprio per amore di cultura e di grammatica. Trattasi in realtà di questione prettamente politica non voler sostituire nel testo la parola “il direttore” con la parola “la direzione”. Del resto non è fatto mistero da nessuno di come destra e sinistra si scontrino in modo piuttosto acceso su femminile e maschile, in barba molto spesso alle regole grammaticali, politicizzando la grammatica (c’è chi purtroppo ha presentato un disegno di legge per vietare la declinazione al femminile).
Ciò premesso, la riforma che interessa le biblioteche, con cui stanno radicalmente cambiando volto e funzioni implementandosi, passa dai suoi regolamenti comunali attraverso cui si stabiliscono i principi cardine di tutti i nuovi servizi, come secondo le nuove disposizioni internazionali e nazionali oltreché regionali. Del resto il nostro regolamento attuale è datato 2007. Diventando le biblioteche fulcro di varie iniziative culturali sotto diverse forme oltreché centri di aggregazione sociale, aperte a fare rete e a innovative collaborazioni tout court, all’insegna di un diritto non più sussidiario ma essenziale, universale e democraticamente riconosciuto a tutti: è evidente quindi come venga a crescere l’importanza del ruolo culturale, sociale e certamente politico.
Il pomo della discordia: il genere e l’autonomia della gestione
Ma entriamo nel merito dei fatti. Il pomo della discordia sono state due proposte di emendamento presentate dal Polo Progressista e di Sinistra. Anche se in realtà il vero pomo della discordia è stato il rifiuto da parte dell’amministrazione di concedere 5 minuti di sospensione per provare a trovare la quadra con le opposizioni su uno dei due emendamenti, quello più strategico.
L’emendamento all’articolo 24, meno strategico ma non meno importante se è vero che «Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche» come disse qualcuno, chiedeva di sostituire, come già detto, la parola “il direttore” con “la direzione” in riferimento a chi dirige la biblioteca, ricevendo un no secco dal sindaco Persiani che, di fronte al parere tecnico favorevole dei dirigenti, esprime un parere politico di diniego senza aggiungere peraltro alcuna spiegazione.
«In un regolamento — ha spiegato poi sollecitato dalla consigliera Daniela Bennati — la parola direttore equivale alla parola direzione, non è la persona è l’istituzione a cui si fa riferimento, poi nel gergo si declinerà al femminile o al maschile. Direttore vuol dire direzione, poi se la figura è femminile o maschile si declinerà». E l’emendamento viene bocciato. Con la domanda rimasta sospesa nell’aria, ma che nessuno ha osato porre, sul perché per riferirsi a una istituzione si debba per forza usare la declinazione al maschile, offrendo la lingua italiana una espressione che può ricomprendere la possibilità del femminile assieme al maschile, la discussione è andata avanti.
Anche sull’emendamento strategico dell’articolo 25 si registra comunque una presa di posizione politica diversa dal parere tecnico dei dirigenti. Con questo emendamento Daniela Bennati chiedeva che rispetto alle iniziative culturali proposte e la messa a disposizione degli spazi pubblici competente per l’autorizzazione non fosse l’amministrazione ma la direzione. Il parere di un dirigente era favorevole, il parere dell’altra dirigente veniva a una soluzione mediana: per le iniziative ordinarie sarebbe stata competente la direzione mentre per quelle straordinarie, sotto il profilo di costi aggiuntivi perché magari eventi da svolgersi fuori dell’orario della biblioteca, l’amministrazione. Bennati resta ferma sulla sua posizione e sul suo emendamento.
Sul punto Enzo Romolo Ricci (Pd) fa presente come la politica debba tenersi fuori dalla cultura esprimendosi in favore dell’emendamento. Marco Guidi ricorda come in passato le presentazioni di eventi di destra fossero state impedite da scelte politiche di sinistra al governo di Massa e come la cultura sia anche politica. Mentre Stefano Alberti (Pd) suggerisce di provare a «declinare» meglio la spiegazione su ordinarietà e straordinarietà nella norma. Francesco Persiani a questo punto palesa la volontà di bocciare l’emendamento, non potendo presentare per motivi legati all’iter il suggerimento della direttrice. Da qui la richiesta della sospensione da parte del centrosinistra nel tentativo di trovare un accordo sulla soluzione mediana offerta dalla dirigente. Richiesta respinta dalla maggioranza.
Lo scontro verbale e le reazioni della maggioranza
La reazione forte e arrabbiata del sindaco arriva quindi dopo l’intervento di Alberti, il quale riferendosi al percorso condiviso in commissione dove il regolamento era stato votato all’unanimità, si è trovato, ha detto, sconcertato: «Il sindaco è entrato a gamba tesa, mi lascia perplesso. Ha sporcato un percorso netto della commissione con due pareri di dirigenti, uno favorevole e uno parzialmente favorevole di cui fa carta straccia».
La reazione del primo cittadino: «Lei si fregia di far parte del Pd allora la prego di essere democratico e di rispettare le opinioni altrui. Io non sporco niente, lei usa un linguaggio che non è democratico e civile, sono una persona pulitissima, mi faccio anche una doccia al giorno. Quindi io non sporco e non faccio carta straccia di niente. Esprimo un’opinione e se non è d’accordo la deve rispettare, non è che quello che faccio io è zozzo, la prego di rispettare la figura del sindaco e della democrazia in questa sala!». C’è quindi uno scambio di battute: «Io faccio politica!». «Anch’io e mi deve rispettare a maggior ragione!». «La cosa non deve essere a senso unico! Anche lei mi rispetti!».
La maggioranza nel difendere la decisione dell’emendamento ha richiamato al meccanismo democratico dell’elezione come Alberto Tarabella della Lega: «Se il servizio non sarà apprezzato dai cittadini questi poi voteranno di conseguenza, non dovete avere paura della censura». Ma il punto lo segna Gabriele Carioli (Pd): «Avevamo chiesto 5 minuti di sospensione per trovare un accordo sulla soluzione intermedia della direttrice, perché no?».
Ecco allora tra le voci in maggioranza a sostegno della posizione dell’amministrazione (c’è anche chi ha parlato di linguaggi violenti), c’è chi fa un’apertura: Filippo Frugoli che pur appoggiando la decisione dell’amministrazione e respingendo le accuse di autoritarismo di Bennati, lamenta di aver avuto poco tempo per analizzare l’emendamento e trovare punti di incontro e prospetta eventualmente la possibilità di fare modifiche in seguito. Anche perché Dina Dell’Ertole (gruppo misto di sinistra), ricorda: «Bene il regolamento che puntualizza i principi, però troppe questioni sono lasciate alla Carta dei Diritti che dettaglierà e tradurrà questi principi, la quale però non passerà dal Consiglio ma dalla giunta. Proprio per questo sarebbe stato meglio lasciare decidere al Consiglio qualche questione in più». Il regolamento viene quindi approvato.

