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|Vertenza Tisg, i sindacati proclamano lo sciopero: «Slittate tutte le scadenze sulla ripartenza»
Fim, Fiom e Uilm chiedono un tavolo istituzionale: sciopero di 3 ore il 30 giugno e il 3 luglio. «Si lavora solo su due commesse, le aziende in appalto ridotte al lumicino»
MARINA DI CARRARA – La tensione all’interno di The Italian Sea Group (Tisg) torna a livelli altissimi. Le segreterie di Massa-Carrara di Fim, Fiom e Uilm hanno rotto gli indugi diffondendo una nota congiunta dai toni durissimi, in cui esprimono «una forte preoccupazione per la situazione che si sta determinando all’interno del cantiere Tisg di Marina di Carrara, peggiorata ulteriormente dall’atteggiamento reticente mostrato dall’azienda».
L’attacco a Costantino: «Lo spiegone sul predellino smentito dai fatti»
I sindacati mettono nel mirino la gestione della crisi da parte dell’amministratore delegato, Giovanni Costantino, ricordando le prime fasi dell’emergenza: «Infatti, percorrendo a ritroso le comunicazioni del presidente dell’azienda di Marina di Carrara (Massa-Carrara), ci viene naturale evidenziare come l’ormai virale “spiegone” fatto sul predellino da Costantino all’indomani dell’apertura della crisis del febbraio scorso, che poneva al centro della ripartenza le maestranze tutte, sia stato smentito dai fatti».
Le sigle dei metalmeccanici rigettano la linea ufficiale della proprietà: «Non solo si è continuato a barricarsi dietro l’ormai nota narrazione dei manager e collaboratori infedeli, peraltro riproposta come una peperonata in tutti gli incontri, ma si è continuato a sminuire l’effettiva portata della crisi, non solo in termini finanziari, ma anche produttivi».
Produzione «al lumicino» e il nodo del Tribunale
Secondo la ricostruzione di Fim, Fiom e Uilm, gli impegni sulla ripresa dell’attività sarebbero rimasti sulla carta: «Di fatto, dall’incontro con il prefetto del 12 marzo in poi, tutte le scadenze che erano state annunciate sulla ripartenza effettiva dell’azienda sono state spostate in avanti, tanto è vero che all’interno del cantiere si lavora solo e soltanto realmente su due commesse, con una presenza delle aziende in appalto, funzionali per la realizzazione delle stesse, ormai ridotta al lumicino».
A far traboccare il vaso è stato il recente verdetto dei giudici di Firenze, che ha privato l’azienda dello scudo contro i re recessi di cinque grandi acquirenti. I sindacati spiegano di aver «richiesto un tavolo di confronto a seguito della sentenza del Tribunale di Firenze sul decadimento delle misure protettive previste dalla CNC per gli armatori che hanno fatto ricorso, ma ci è stato risposto che “non vi sono elementi di novità rispetto a quanto già rappresentato dall’Azienda nel corso dell’incontro del 22 maggio 2026 e nelle dichiarazioni aziendali rilasciate”. Riteniamo tale atteggiamento irrispettoso nei confronti delle tanto decantate maestranze che dovrebbero essere al centro della ripartenza del cantiere».
Fuoriuscita di personale e l’incognita sul futuro
Il sindacato denuncia inoltre una silenziosa ma costante emorragia di lavoratori: «E ancora, non ci è dato sapere quale sia la strategia che l’azienda vorrebbe darsi visto l’avvicinarsi della scadenza delle misure protettive. Sentiamo rimbalzare notizie su notizie sulla vendita del cantiere della Spezia, di mirabolanti iniziative di rilancio dei marchi che hanno il nome e cognome di Giovanni Costantino, ma dall’azienda nessuna comunicazione e soprattutto niente di concreto. Dall’inizio della “crisi” stiamo poi registrando una perdita di personale, tra licenziamenti e dimissioni, preoccupante, che pone, se ancora ce ne fosse bisogno, seri interrogativi sulla capacità reale di ripartenza del cantiere, considerata l’uscita di figure apicali sia dal punto di vista manageriale che operativo».
Clima teso nei reparti: scatta lo sciopero
Oltre ai massimi sistemi finanziari, i rappresentanti dei lavoratori denunciano frizioni quotidiane sulla gestione della sicurezza e dei turni: «Tralasciando per un momento le considerazioni fatte dall’azienda su quello che pensa debba essere il ruolo del sindacato, è importante sottolineare come all’interno del cantiere l’atteggiamento sia tutt’altro che distensivo. Non più tardi della scorsa settimana, gli rls hanno chiesto un confronto alla direzione sulla gestione dell’emergenza climatica all’interno dei reparti produttivi senza ottenere nessun tipo di risposta, se non la decisione, unilaterale, di veder prolungato il nastro orario del magazzino».
La risposta delle tute blu è stata immediata e compatta: «Alla luce di ciò, l’assemblea delle lavoratrici e lavoratori di TISG ha deciso all’unanimità la proclamazione di uno sciopero di 3 ore, alla fine di ogni turno di lavoro, per le giornate di martedì 30 giugno e venerdì 3 luglio e manifestato un profondo disagio e una seria preoccupazione per la situazione ed il comportamento dell’azienda».
I segretari territoriali Bruno Casotti (Fim), Umberto Faita (Fiom) e Giacomo Saisi (Uilm) concludono con un appello formale alla politica locale: «Come Segreterie Territoriali, su mandato esplicito dell’assemblea, vista la possibile ricaduta negativa sia in termini occupazionali che económicos, richiediamo un tavolo di confronto con le istituzioni territoriali per far luce definitivamente sulla reale situazione in cui si trova la realtà metalmeccanica più numerosa della provincia».


