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Marmo, +20% di escavazione a Carrara. Gli ambientalisti contestano il Comune
(archivio)

Le associazioni Legambiente, Arci e Tam Cai denunciano le contraddizioni con le dichiarazioni di gennaio della sindaca Arrighi sulla riduzione dell’escavato: «Se era un merito, perché si cambia opinione dopo pochi mesi?»

CARRARA – Legambiente Carrara, Arci Massa-Carrara e Commissione Tam Cai Carrara intervengono congiuntamente sulla decisione del Comune di Carrara di consentire alle cave di escavare fino al 20% di marmo in più, definendola «una scelta profondamente sbagliata, piena di contraddizioni e persino poco utile per raggiungere l’obiettivo che intenderebbe ottenere, cioè più occupazione».

Le associazioni ricordano che la misura è figlia del Piano regionale cave, dei Pabe approvati nel 2020-2021 e del Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili approvato nel 2025, «provvedimenti sui quali, a suo tempo, abbiamo espresso giudizi fortemente negativi». La prima contraddizione individuata riguarda la dichiarazione secondo cui le aziende dovranno realizzare progetti per proteggere e curare l’ambiente in cambio dell’incremento. «È chiaro che l’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo — si legge nel comunicato —: aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna. Se poi si intende che le aziende dovranno evitare di inquinare le sorgenti e portar via le terre di scavo, questo è già un loro obbligo, non certo un merito che debba essere premiato».

Le associazioni segnalano un’ulteriore contraddizione con quanto affermato dalla sindaca Arrighi a gennaio: «Alla presentazione dei dati dell’Osservatorio sul marmo alla Camera di Commercio, la sindaca sottolineava con orgoglio la diminuzione dell’escavato — 600 tonnellate di marmo in blocchi, l’11% in meno del 2024 — e la contestuale crescita dell’export e della filiera. Se dunque la diminuzione dell’escavato era un fattore positivo e un merito, perché dopo pochi mesi si cambia opinione e si concede alle aziende di escavare un 20% in più?»

Le tre organizzazioni criticano anche «la perseveranza con cui si utilizza la logica della premialità, che già si è dimostrata inefficace nella vicenda dell’articolo 21», e il fatto che la definizione dei progetti da presentare per accedere all’incremento sia «molto generica e affidata alle aziende, mentre il Comune avrebbe dovuto riservarsi il potere di indicare la tipologia dei progetti necessari e le loro modalità di realizzazione». A titolo di esempio, le associazioni citano la possibilità di utilizzare l’occasione «per dare inizio alla grande opera di messa in sicurezza della città dalle alluvioni attraverso la realizzazione dei ravaneti spugna».

«La scelta dell’amministrazione va in direzione esattamente opposta a quanto chiediamo da tempo: una sensibile riduzione dell’escavazione, privilegiando le cave con materiale non fratturato e dismettendo quelle con altissima e continuativa produzione di scarti, e la creazione di una filiera di qualità che possa rivitalizzare il tessuto sociale ed economico della nostra città», concludono Legambiente, Arci e Commissione Tam Cai.