il caso
|Villa Ceci in vendita online, Legambiente lancia l’allarme: «Senza variante urbanistica area a rischio edificazione»
Con la scadenza del Piano Operativo Comunale tornano in vigore le previsioni del 2012: 1.371 nuovi abitanti e 91mila metri quadrati edificabili
CARRARA – Villa Ceci in vendita su un portale immobiliare, con possibili destinazioni che comprendono strutture ricettive, edilizia residenziale, funzioni direzionali, logistica, attività legate al lapideo e impianti sportivi. Sul caso interviene Legambiente Carrara, che chiede all’amministrazione comunale di avviare immediatamente l’iter per la variante al Piano Strutturale.
L’associazione ricorda che con l’imminente scadenza del Piano Operativo Comunale (Poc) tornerebbero in vigore le previsioni contenute nella variante del Piano Strutturale adottata nel 2009 e approvata nel 2012, che per quest’area prevedono nuovi insediamenti per complessivi 1.371 abitanti e circa 91.000 metri quadrati di nuova superficie edificabile. «Già nel 2010 avevamo chiesto, attraverso specifiche osservazioni, di eliminare le previsioni edificatorie relative a Villa Ceci, senza però ottenere risultati», sottolinea l’associazione.
Legambiente spiega che il Poc può integrare o congelare una previsione del Piano Strutturale, ma con un limite di validità di soli cinque anni: «Se si intende realmente salvaguardare l’area di Villa Ceci annullando il nuovo insediamento previsto, occorre procedere senza indugio alla revisione del Piano Strutturale, eliminando le previsioni di trasformazione in esso contenute». In caso contrario, «dopo tale periodo di tempo torna nuovamente in vigore l’edificabilità di Villa Ceci».
L’associazione richiama anche il ruolo svolto dall’area come spazio di laminazione naturale delle acque del Carrione, emerso con chiarezza dopo l’alluvione del 2014, e le politiche europee di ripristino della natura e adattamento climatico, che «indicano con sempre maggiore chiarezza la necessità di aumentare la permeabilità dei territori urbanizzati e di rafforzare le cosiddette “città spugna”».
«In un caso come questo l’unica strada per mantenere integra l’area verde e conservarne la funzione ecosistemica è riportarla a una destinazione agricolo-rurale, com’era del resto il suo assetto originario — si legge nel documento —, cercando poi gli strumenti per consentirne la fruizione ai cittadini come luogo di passeggiate, incontri e svago all’aria aperta». L’associazione avverte che la soluzione del parco urbano «non garantisce dal possibile insediamento al suo interno di impianti sportivi con relativi spogliatoi, punti ristoro, parcheggi e altre strutture che avrebbero il risultato di impermeabilizzare ampi spazi di suolo vergine».
Legambiente chiede pertanto che «l’intero quadrilatero compreso tra viale XX Settembre, via Covetta, via Marco Polo e via Argine destro venga ricondotto nella disciplina del territorio rurale classificato dalla legislazione regionale». Una scelta che, secondo l’associazione, produrrebbe tre benefici concreti: fornirebbe un’indicazione inequivocabile sull’assenza di nuovi insediamenti edilizi, renderebbe più sostenibili eventuali future politiche pubbliche di acquisizione e tutela dell’area, e consentirebbe di conservare una fondamentale area di assorbimento delle acque, «aumentando la sicurezza idraulica dell’intera piana». «Rinviare questa scelta a una futura revisione generale degli strumenti urbanistici significherebbe allungare inevitabilmente i tempi — conclude Legambiente —. E il tempo è proprio quello che manca».


