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Palazzo Rosso, Mirabella interpella il governo: «La variante progettuale è stata autorizzata?»

Il consigliere della Lista Ferri ricostruisce la storia del finanziamento dal Bando Periferie 2016 e attacca la sindaca Arrighi: «La sua tesi non appare coerente con i fatti e con il quadro normativo»

CARRARA – Il consigliere comunale di Carrara (Massa-Carrara) della Lista Ferri Filippo Mirabella annuncia la presentazione di un formale interpello alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero competente sulla questione di Palazzo Rosso a Carrara, chiedendo chiarimenti sul rispetto delle procedure relative alla variante del progetto. Secondo Mirabella, la vicenda non riguarderebbe un «capriccio», ma «una richiesta di trasparenza su un progetto che nel tempo ha cambiato più volte direzione». Il capogruppo ricostruisce la cronologia dei fatti: alla fine del 2016, la giunta Zubbani vinse 17 milioni di euro nell’ambito del Bando delle Periferie (Dpcm 25 maggio 2016), con un piano che prevedeva il recupero di Palazzo Rosso come «Agorà del Volontariato» e centro multimediale. Nel 2017-2018 la giunta De Pasquale (M5s), «consapevole dei vincoli procedurali», si sarebbe recata presso il ministero competente per presentare una richiesta di variante sostanziale, ottenendo una rimodulazione del progetto che prevedeva la Gipsoteca dei gessi storici dell’Accademia, affidata alla firma dell’architetto Stefano Calabretta.

«Quello risulta essere l’indirizzo progettuale allora definito — afferma Mirabella —, tanto che anche la stessa amministrazione Arrighi inizialmente aveva confermato di procedere senza apportare varianti». Secondo il capogruppo, nella storia del finanziamento di Palazzo Rosso «ogni singola modifica ha sempre richiesto passaggi formali a Roma, gli stessi che oggi la sindaca omette di richiamare nella propria ricostruzione della vicenda».

Il nodo centrale sollevato dalla Lista Ferri riguarda la legittimità del cambio di destinazione d’uso attuale. «Sostenere che un sindaco possa decidere in totale autonomia il cambio di destinazione d’uso di un immobile finanziato dal Bando Periferie del governo, solo perché l’opera rientra genericamente nei “servizi culturali”, presenta profili di possibile errore burocratico», sostiene Mirabella. L’interpello mira a ottenere chiarimenti «sul rispetto delle procedure relative alla variante del progetto e sulla corretta comunicazione del cambio di destinazione rispetto all’indirizzo progettuale originario». «Colpisce che la sindaca scelga di rifugiarsi nell’accusa di “bugie”, un’espressione che poco si addice al confronto istituzionale — conclude il capogruppo —, anziché rispondere al nodo centrale della questione. Il resto rischia di apparire come un tentativo di spostare l’attenzione dal merito della vicenda».