Ripristino ecologico alle cave, Apuane Libere accusa le istituzioni toscane: «Nessuna iniziativa, solo silenzio»
L’associazione chiede all’assessore regionale Barontini cosa abbia fatto la Toscana in questi mesi: «Un’occasione che non possiamo permetterci di sprecare per inerzia istituzionale»
MASSA-CARRARA – Apuane Libere ha partecipato alla consultazione pubblica del Ministero dell’Ambiente (Mase) sul Piano Nazionale di Ripristino della Natura, previsto dal Regolamento (Ue) 2024/1991 — la Nature Restoration Law — che obbliga gli Stati membri a predisporre piani per il recupero attivo degli ecosistemi degradati. Il 21 maggio 2026 l’associazione ha trasmesso al Mase le schede di proposta di misura, integrate il 26 maggio con una nota tecnica e successivamente con schede dettagliate per dieci aree prioritarie delle Alpi Apuane, tutte interne o confinanti con siti della Rete Natura 2000.
Le aree proposte — dall’Altissimo al Corchia, dalla Valle di Arni a Orto di Donna, da Tambura-Sella ad Acqua Bianca-Carcaraia — documenterebbero criticità ambientali concrete: cave dismesse o attive, sistemi carsici e idrici compromessi, habitat degradati e versanti che hanno perso la copertura vegetale. Per ciascuna area sono stati indicati interventi specifici: rinaturalizzazione, recupero morfologico, ripristino del reticolo idrico, tutela delle sorgenti e monitoraggio ante e post intervento, con obiettivi misurabili entro il 2030.
A fronte di questa partecipazione, l’associazione denuncia il silenzio delle istituzioni locali: «Nessun tavolo territoriale promosso dalla Regione Toscana. Nessuna iniziativa strutturata da parte del Parco delle Alpi Apuane». Secondo Apuane Libere, il Decreto Legislativo 80/2026, all’articolo 3, «vincola esplicitamente le istituzioni a raccogliere dati, consultare i soggetti competenti e concertare le priorità di intervento. Non è un’opzione: è un obbligo di legge».
L’associazione ha scritto formalmente sia alla Regione Toscana che al Parco, chiedendo di rendere pubblico quale contributo abbiano fornito al Piano, quali aree abbiano individuato come prioritarie e quali misure abbiano proposto per il territorio apuano. In particolare, viene chiesto all’assessore regionale all’ambiente David Barontini «di dire pubblicamente cosa ha fatto la Regione Toscana in questi mesi e quali iniziative intenda promuovere prima che i margini per incidere sul Piano si restringano ulteriormente».
«Si continua a lucrare e speculare sull’ambiente invece di considerarlo una fonte di ricchezza collettiva e di benessere diffuso — dichiara il presidente di Apuane Libere, Marco Giudici —. Un territorio ripristinato e mantenuto in buone condizioni genera valore economico, sociale e ambientale. La stessa Commissione europea stima che per ogni euro investito nel ripristino della natura possano generarsi benefici fino a trenta euro. Per questo appare surreale e profondamente miope continuare a privilegiare il tornaconto di pochi — come accade troppo spesso con la lobby del lapideo — rispetto all’interesse generale, alla tutela del territorio e ai diritti delle generazioni future».
«La Nature Restoration Law rappresenta una delle ultime grandi politiche europee capaci di invertire realmente il degrado ambientale — conclude Giudici —. Lasciare che questa occasione venga affrontata con superficialità o senza una visione strategica sarebbe una responsabilità storica che il nostro territorio non può permettersi».


