carrara
|La rinascita di Palazzo Rosso, Arrighi spegne le polemiche: «Sarà la casa della cultura a 360 gradi»
L’amministrazione replica agli attacchi sul recupero dello storico edificio: «Ospiterà la biblioteca Lodovici, sale conferenze e spazi per ragazzi. Nessun atto formale con l’Accademia»
CARRARA – «Palazzo Rosso sarà uno dei motori della rinascita del centro storico. Come abbiamo già avuto modo di spiegare in passato, Palazzo Rosso non tornerà semplicemente a essere la sede della biblioteca “Lodovici”, ma diverrà la casa della cultura carrarina. Andremo a riaprire tutti e quattro i piani dell’edificio facendone un luogo di cultura a 360 gradi. Ci saranno quindi spazi dedicati alla consultazione e al prestito, ma anche due grandi sale conferenze polifunzionali, un’emeroteca, aree dedicate a bambini e ragazzi e poi ancora spazi pensati per la didattica e tanto altro ancora». È quanto sottolinea la sindaca di Carrara, Serena Arrighi, in merito al futuro dello storico immobile.
«Si tratta di un progetto nel quale come amministrazione crediamo fermamente e che una volta realizzato siamo certi potrà fare da traino per tutta la città, andando così ad adempiere nel migliore dei modi possibili all’obiettivo indicato nel finanziamento ministeriale che ci ha permesso, dopo anni di abbandono, di procedere al recupero di Palazzo Rosso. La stessa scheda del bando delle Periferie dedicata a questo progetto, non a caso, si chiama “Palazzo Rosso. Recupero edilizio con miglioramento sismico, riqualificazione e riuso per servizi culturali”. Chi quindi oggi si lascia andare a facili allarmismi, paventando scenari catastrofici e addirittura la perdita del finanziamento dimostra semplicemente di non conoscere come stanno le cose».
Dal vertice di piazza 2 Giugno arriva un netto affondo alle opposizioni: «Bugie e strumentalizzazioni le lasciamo volentieri ad altri, questa amministrazione è impegnata nel realizzare opere e progetti destinati a cambiare il volto di Carrara e che, come nel caso di Palazzo Rosso, sono rimasti per troppi anni chiusi in un cassetto». «Per fare ulteriore chiarezza – conclude la sindaca – il riferimento alla destinazione dell’immobile come gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti non compare mai in nessun atto progettuale, delibera o determina. Non è d’altronde mai stato sottoscritto nessun atto formale di impegno con l’Accademia di Belle Arti, né tantomeno una convenzione che andasse in questa direzione».


