Italia Nostra
|«Salita di San Ceccardo, taglieranno i dieci pini rimasti: al loro posto piantumeranno Lecci e Oleandri»
CARRARA – Italia Nostra sezione Apuolunense riferisce dell’incontro avvenuto con l’amministrazione rispetto alla situazione della Salita di San Ceccardo.
L’incontro di giovedì 4 giugno sul progetto di riqualificazione della Salita San Ceccardo ha purtroppo confermato ciò che temevamo: l’amministrazione Comunale di Carrara non sembra realmente impegnata nella tutela del verde urbano. Erano presenti l’assessoreElena Guadagni, l’agronomo Piccini e l’architetto (che si sta occupando del consolidamento del muro e scalinata storica), le risposte fornite in merito al progetto non hanno sciolto i nostri dubbi. Al contrario, le molte non risposte e le evidenti incongruenze con il nuovo Regolamento del Verde hanno lasciato aperti interrogativi fondamentali. Sembra ormai evidente l’esistenza di due registri: quello ufficiale, fatto di regolamenti, tutela del verde e dichiarazioni d’intenti, e quello sostanziale, in cui le scelte concrete vanno in direzione opposta. Una contraddizione che alimenta il sospetto che il patrimonio arboreo continui a essere considerato più un problema da rimuovere che una risorsa da valorizzare. Nessun piano di compensazione arborea dopo 27 mesi dagli abbattimenti, nessuna pavimentazione drenante in contrasto con i principi della “città spugna”, assenza del Piano di Salvaguardia della Vegetazione. Vogliono abbattere anche gli ultimi 10 pini sani e maturi rimasti, continuando a definire tutto questo una “riqualificazione ambientale”. La riqualificazione ambientale dovrebbe migliorare la qualità ecologica di un luogo, non impoverirla. Abbattere alberi maturi che da decenni garantiscono ombra, assorbono CO₂ e contribuiscono a mitigare il caldo urbano per sostituirli con arbusti o giovani alberelli significa perdere, nell’immediato e per molti anni, benefici ambientali insostituibili. Definire tutto questo una “riqualificazione ambientale” non è solo discutibile: è un evidente stravolgimento del significato delle parole. Se eliminare alberi sani diventa tutela dell’ambiente, allora siamo di fronte a una narrazione che contraddice la realtà dei fatti. Abbiamo sollevato obiezioni puntuali, con riferimenti chiari e precisi, ma le risposte sono state confuse, tecnicamente poco credibili. Se l’incontro c’è stato, è solo perché lo abbiamo sollecitato noi come associazione. Altro che il ‘confronto reale’ e i ‘tavoli tecnici’ promessi: la realtà è un muro di gomma fatto di email ignorate e mancata trasparenza. Il portale per pubblicare gli atti sul verde non è mai nato, costringendoci a rincorrere le informazioni. Questa non è partecipazione, è solo una strategia per escludere i cittadini.
Ecco i fatti e le dichiarazioni della giornata:
taglieranno appunto i dieci pini superstiti per sostituirli con lecci, oleandri e forse qualche albero di Giuda; l’agronomo estensore del progetto ha ammesso che i pini potrebbero vivere ancora altri 20 o 30 anni, ma poi ha aggiunto: “E poi cosa facciamo, dobbiamo rifare il progetto? Meglio tagliarli ora, noi con questo progetto guardiamo al futuro, non al passato”. Cioè, si abbattono alberi sani che hanno decenni di vita davanti solo per non scombinare i loro piani futuri! L’assessore ha rincarato la dose sulla pericolosità dei pini, tirando in ballo come esempio quello che succede a Roma! Un festival dei luoghi comuni. Andrebbe ricordato che ogni albero è un caso a sé e che i problemi nascono solo se mancano la manutenzione e i controlli! Non si può mettere sotto accusa l’intera “categoria pini”. La prova che nel nostro comune è in atto una vera politica di eliminazione dei pini è scritto nero su bianco nel progetto esecutivo R.01 (progettista responsabile Geom. Davide Menconi) in cui si dice testualmente “il progetto si colloca in un vasto piano pluriennale mirato alla graduale sostituzione delle alberature di pino con altre essenze arboree piu’ adatte allo specifico ambito urbano”. La presenza di pini lungo le arterie stradali è stato definito come un “errore progettuale”: i pini solo nelle pinete… Quindi è verosimile pensare che verranno eliminati tutti i pini anche se sani (ricordiamo che esistono tecniche ormai consolidate e ampiamente utilizzate per eliminare gli effetti delle radici affioranti). Si è svelata la vera politica del verde della nostra amministrazione! Noi come associazione avevamo sinceramente creduto in una politica di reale tutela del verde urbano partecipando con entusiasmo ai vari tavoli tecnici per la redazione dell’attuale Regolamento del Verde. La domanda sorge spontanea : gli estensori del progetto esecutivo conoscono i contenuti del Regolamento? Le difformità sono molte e macroscopiche: sono volute o frutto di non conoscenza? Alla nostra domanda “Perché gli oleandri?”, la risposta è stata: “Perché sono identitari “: così avrebbe sentenziato la Soprintendenza. Quindi giù i dieci pini e dentro gli oleandri, che secondo loro sostituiscono degnamente i pini come effetti ecosistemici. Sul piano tecnico, ancora più sorprendente è stata la risposta dell’architetto alla domanda sull’utilizzo o meno di materiali drenanti: meglio il calcestruzzo, perché il supporto drenante potrebbe danneggiare il muro della salita, già recuperato con difficoltà. Una motivazione che lascia perplessi, poiché ignora non solo la consolidata letteratura sulle “città spugna” e sui sistemi di drenaggio urbano sostenibile, applicati coraggiosamente a Genova, ma anche le stesse indicazioni contenute nelle linee guida del Regolamento del Verde. Chiaramente questa non è politica ambientale. Ribadiamo che abbattere dieci pini sani in nome di una presunta “riqualificazione ambientale” significa tradire il principio stesso di tutela del verde. Come ricorda Stefano Mancuso, «solo gli alberi salveranno il nostro futuro»: per questo è assurdo eliminare proprio una delle risorse più efficaci contro la crisi climatica. Ci opporremo con determinazione, in tutte le sedi possibili, al taglio dei dieci pini e di qualsiasi altro albero sano, sacrificato a progetti che di ambientale hanno soltanto il nome.


