marina di carrara
|Tisg, i sindacati chiedono chiarezza dopo l’ordinanza del Tribunale: «Lavoratori in apprensione, serve un confronto urgente»
Uilm chiede trasparenza sulle commesse e le garanzie finanziarie. Fiom-Cgil attacca duramente: «Buste paga a segno negativo e minacce di risarcimento per zittire chi rivendica i propri diritti»
MARINA DI CARRARA – L’ordinanza depositata dal Tribunale di Firenze riguardo la revoca parziale della copertura aziendale collegata a Tisg ottenuta da cinque armatori scuote il fronte sindacale del cantiere, con Uilm e Fiom-Cgil che chiedono a gran voce un confronto urgente con il management aziendale.
La Uilm esprime «profonda preoccupazione» per le notizie emerse, sottolineando che i segnali rischiano «di incidere sulla credibilità dell’azienda e di generare ulteriore incertezza in un contesto già particolarmente delicato». Il sindacato ricorda che «dall’ultimo incontro con i vertici aziendali erano emerse novità positive per la ripartenza delle commesse in sospeso, ma ad oggi rimangono tanti dubbi e incertezze». «Le notizie emerse nelle ultime ore impongono un immediato chiarimento da parte dell’azienda — si legge nel comunicato —. È necessario che vengano fornite informazioni trasparenti e dettagliate sullo stato delle commesse, sulle garanzie finanziarie, sui rapporti con i clienti e sulle prospettive industriali». La Uilm chiede «l’apertura di un confronto urgente con il management aziendale e con tutte le istituzioni competenti», ricordando che in gioco vi sono non solo i lavoratori diretti, «ma centinaia di addetti dell’indotto, delle aziende appaltatrici e dei fornitori che dipendono direttamente o indirettamente dall’attività produttiva del gruppo».
Toni ben più duri quelli della Fiom-Cgil, che ripercorre l’intera vicenda dalla comunicazione da parte di Giovanni Costantino «dell’inaspettato disastro finanziario – scrive il sindacato in una nota – e del necessario ricorso alla procedura di composizione negoziata della crisi». Il sindacato elenca una serie di episodi che, a suo giudizio, configurerebbero un quadro di grave irregolarità: «Una cinquantina tra licenziamenti e dimissioni, attacchi frontali all’organizzazione sindacale, uso strumentale di richieste di risarcimento milionarie per disincentivare le azioni giudiziali dei dipendenti licenziati». Secondo la Fiom, gli «esodi spintanei» si collocherebbero, in una normale realtà imprenditoriale, nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo, «con tutte le conseguenze e le garanzie del caso». Il sindacato denuncia anche la consegna ai lavoratori licenziati di «buste paga a segno negativo nel tentativo di dissuaderli dal rivendicare i loro diritti» e lo spostamento del delegato Fiom a un altro reparto, «atteggiamento che fa tornare alla mente il reparto confino in cui furono esiliati i delegati della Fiom durante la vertenza Nca».
«Censurare l’operato del sindacato e negare il suo diritto a pubbliche esternazioni significa delegittimarne il ruolo — afferma la Fiom —. Minacciare di azioni legali il segretario di un’organizzazione sindacale solo perché si fa domande in ordine al futuro occupazionale dei lavoratori è un’intimidazione inaccettabile. Non sarà la minaccia di azioni legali a zittire la Fiom e a privarla del suo sacrosanto diritto di criticare l’operato di un’azienda nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori. La Fiom fa questo da 125 anni, non da 13».
Sul caso è intervenuta anche la Fim-Cisl: QUI l’articolo.



