«Hamlet trappola interiore» tra pop-rock e dramma storico: la «bella gioventù» del Liceo Rossi conquista il Teatro Guglielmi
MASSA – ‘La bella gioventù’, è così che sono stati definiti gli oltre 50 ragazzi studenti del Liceo Pellegrino Rossi che martedì hanno dato vita a un vero e proprio kolossal al teatro Guglielmi portando in scena con talento e creatività uno dei testi più complessi scritti dal Bardo: l’Amleto. Qualcuno anni fa parlava di meglio gioventù, era Pier Paolo Pasolini che con una raccolta di poesie raccontava la generazione del secondo dopoguerra, ed era uno dei cineasti italiani più apprezzati Marco Tullio Giordana che raccogliendo il testimone di Pier Paolo descriveva nel suo film omonimo quella generazione che attraversò il periodo difficile successivo degli anni di piombo. La meglio gioventù è la linfa vitale di un paese, la parte più coraggiosa, più capace di rialzarsi, di stupire e di stupirsi e al teatro Guglielmi questi giovani talenti sono saliti sul palco e hanno stupito, e non perché noi del pubblico non ci aspettassimo la loro abilità, ma perché la bellezza ha sempre il potere di stupire. Per impegno, per maturità, per intelligenza creativa, per spirito di fratellanza e accomunanza che hanno dimostrato recitando, ballando e cantando in un unico afflato, hanno stupito. Scatenando molto spesso un tripudio da stadio tra i loro compagni seduti in platea e che nelle serate precedenti erano andati in scena con l’opera ‘Orestea’ di Eschilo. ‘Hamlet trappola interiore’ è stato uno spettacolo alla cui creazione i ragazzi hannoa vuto parte attiva: sono loro che hanno recitato, curato la regia e scritto il testo drammaturgico ispirandosi a Shakespeare. La loro sfida, aiutati dal respiro universale che hanno tutte le opere shakespeariane, era di tradurre e mostrare in chiave moderna quei valori, quei pensieri sempre e ora più che mai, attuali. Per farlo sono dovuti ricorrere a una riflessione di grande maturità e vestirla di inventività artistica. Freddy Mercury, Simon and Gurfunkel, Leonard Cohen, Adele e molti altri artisti angloamericani, tra duelli di spade e cospirazioni di corte, sono stati interpretati in modo magistrale e sorprendente (le voci femminili hanno dimostrato una potenza e una grazia ammirabili), creando un legame tra passato e futuro, tra il pop-rock e il dramma storico. La bramosia e la smania di potere, l’essere pronti a tutto pur di arrivarvi, il dover scegliere tra l’essere sé stessi o l’essere quanto e cosa gli altri si aspettano da noi, il bisogno di amore, di essere accettati per quello che siamo: è questa la trappola interiore, il dubbio amletico che dilania e che può portare alla follia e che tocca ciascuno di noi. Sul palco i ragazzi lo dicono: la storia di Amleto è la storia di ciascuno di noi. Interessante anche la scelta della regia di inserire nello spettacolo un frammento del Macbeth, la quintessenza della corruzione del potere. Ma soprattutto, tra il fragore degli applausi meritatissimi da tutti, ci sono Rosencrantz e Guildenstern salutati dal pubblico sul finale, con un boato. Guardandoli in scena è impossibile non pensare ai tanti ragazzi oggi in difficoltà, protagonisti di bravate e situazioni pericolose nelle notti clandestine, alla loro crisi generazionale. Impossibile non pensare a loro quando Rosencrantz e Guildenstern avvicinandosi alla forca per essere impiccati, tirano la moneta e per la prima volta cade testa e si chiedono col cappio al collo: “Come abbiamo fatto a ritrovarci così? Ci sarà stato un momento in cui potevamo dire no… ora ci vedete e ora non ci vedete più”. Buio.
Accomiatarsi da questa bella avventura, questi quattro giorni del liceo Pellegrino Rossi, è spettato alla consigliere Dina Dell’Ertole che salita sul palco, prendendo a prestito le parole del prefetto della sera prima e del vescovo della sera ancora prima, rivolgendosi ai ragazzi ha detto: “Siete la bella gioventù”. Il suo grazie è andato a tutti, proprio tutti i tanti protagonisti, coloro che sono apparsi davanti, in scena, e quelli che hanno lavorato dietro le quinte, il suo grazie è andato al progetto Officina della Comunicazione del Liceo Classico P. Rossi e alla Regione Toscana che ci ha creduto.
Doveroso aggiungere che dietro al bel lavoro dei ragazzi e rimasto nascosto dietro le quinte ma meritevole di essere menzionato, c’è un altrettanto bel gruppo di adulti. Alla regia: Matteo Sportelli (che è un alunno), Andrea Mosti e la professoressa Simonetta Sermattei (anche referente del progetto e direttrice artistica). Dello staff tecnico hanno fatto parte: la professoressa Tonelli Antonella, Laura Manfredi, Nicoletta Tonazzini, Matilde Fioravanti, Valentina Salvini. Un gran bel lavoro. Bravi tutti per davvero.

