Al Noa arriva “Il Dono e l’Amore”, la scultura in marmo del liceo “Palma” in memoria di ‘Indian’
Gli studenti: «Alessandro Mosti ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per molti dei nostri progetti, ci ha permesso di crescere e di aprirci. Incarna i valori che animano della nostra scuola»
MASSA-CARRARA – C’è stato un momento della cerimonia di stamani presso l’ospedale delle Apuane, in occasione dell’inaugurazione della scultura «Il dono e l’amore», di toccante autenticità. Certamente la gioia e l’entusiasmo dei ragazzi del liceo artistico Palma che hanno realizzato la bella opera in marmo ha colpito tutti. Ognuno con una bandana colorata in testa, perché la bandana simboleggia lo scultore. Sicuramente i brani interpretati e cantati dai compagni hanno emozionato. Ma gli occhi colmi di lacrime della mamma di Alessandro Mosti, il celebre scultore massese conosciuto come Indian scomparso in seguito a un malore nel 2023, hanno lasciato un segno nel cuore di molti. L’opera infatti è stata dedicata a lui, per questo ai suoi genitori nel corso della cerimonia è stato regalato un mazzo di fiori.
Ci ha provato, ma è stato impossibile per la mamma di Indian trattenere le lacrime. Il dolore è lacerante e quella statua, realizzata proprio nei laboratori Mosti, racconta esattamente di un sostegno nel dolore fatto d’amore e di cuore che slancia verso l’alto, che salva. «Il dono e l’amore» è una scultura che nasce dal desiderio di raccontare il dolore umano e, al contempo, la possibilità di attraversarlo grazie alla vicinanza e alla solidarietà tra le persone. L’opera, ideata dalla studentessa Bianca Bondielli in occasione di un concorso indetto dall’Ail di Massa-Carrara e di una mostra allestita all’interno della struttura ospedaliera cittadina su proposta del direttore sanitario dottor Giuliano Biselli, è stata scelta sulla base delle preferenze espresse dai visitatori, medici e personale sanitario del nosocomio.
La scultura è stata realizzata dagli studenti del liceo artistico Palma sotto la supervisione del professor Paolo Della Pina, coadiuvato dagli insegnanti Patrizia Mannini, Chiara Rivieri, Gabriele Biagini e da alcuni allievi dell’Accademia di belle arti di Carrara in collaborazione con il laboratorio artistico Mosti Art di Daniele Mosti nell’ambito di un percorso Pcto (percorsi per competenze trasversali e per l’orientamento).
L’opera si sviluppa attorno a una forma centrale che richiama un’infiorescenza: un insieme di figure umane che si sostengono ed aiutano reciprocamente fondendosi tra loro, quasi fossero un’unica presenza viva. Ogni figura porta un cuore al centro del petto. Questo elemento semplice e universale diviene segno dell’umanità condivisa, della fragilità che accomuna ogni individuo e della capacità di amare anche nei momenti più difficili. Il cuore rappresenta il centro emotivo e simbolico dell’opera, il luogo in cui il dono prende senso e si trasforma in relazione.
Intorno a questo nucleo si innalzano steli verticali, slanciati e appuntiti, che evocano il dolore, la fatica, la paura e l’esperienza della malattia. Le loro forme affilate richiamano l’idea della ferita, ma non distruggono ciò che racchiudono; al contrario, proteggono e sostengono la vita, instaurando un dialogo continuo tra sofferenza e resistenza. Il marmo, materiale solido e duraturo, è scelto come metafora della forza interiore dell’essere umano. Anche ciò che appare fragile può trovare stabilità e significato attraverso il legame con gli altri. Il movimento ascensionale dell’opera suggerisce un percorso di trasformazione, un lento sollevarsi dal dolore verso una prospettiva di riscatto e di speranza.
Il messaggio della scultura è chiaro: il dolore non scompare, ma può essere condiviso. Attraverso il dono, la solidarietà e l’unione, la sofferenza diviene più sopportabile e può generare nuova forza. L’amore non cancella la ferita, ma la rende umana, accolta e aperta al futuro. Inserita in un contesto dedicato alla cura, alla ricerca e alla donazione, «Il dono e l’amore» intende essere un segno di vicinanza, una memoria collettiva e un invito a riconoscere il valore profondo del gesto solidale.
Si ringraziano sentitamente: il direttore sanitario del Noa, dottor Giuliano Biselli; il dottor Ezio Szorenyi in qualità di presidente storico di Ail Massa-Carrara che ha permesso ed ha seguito la realizzazione di questo progetto; l’attuale presidente, Roberta Della Seta; l’associazione Lions di Massa-Carrara; la ditta Campolonghi Spa; le cave Lazzareschi; il laboratorio artistico Mosti Art Srl di Daniele Mosti; Autotrasporti Manfredi & Bocchi e l’associazione Isa di Massa nella persona del suo presidente Paolo Ramagini; il grafico Stefano Bertilorenzi che, attraverso contributi e collaborazioni, hanno reso possibile la realizzazione dell’opera stessa. Il tutto patrocinato da Confartigianato Imprese Massa-Carrara Lunigiana.
Un ringraziamento speciale, nella dedica degli studenti scultori del Palma letta dalla giovane Bianca a nome di tutti i compagni, è tributato al ricordo di Alessandro Mosti: «la cui qualificata e preziosa collaborazione ha consentito una rilevante condivisione di valori, contribuendo in modo significativo all’arricchimento dell’esperienza sotto il profilo professionale e umano. Ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per molti dei nostri progetti, ci ha permesso di crescere e di aprirci. Incarna i valori che animano la nostra scuola».
«Questo ospedale non è né di Carrara, né di Massa – ha commentato il direttore Giuliano Biselli ringraziando più volte il professore del liceo Paolo Della Pina – questo ospedale è di tutti i cittadini, di chiunque ne abbia bisogno». Il dirigente ha voluto ricordare sia la scomparsa recente di Alvise Lazzareschi, l’imprenditore carrarese di grande generosità la cui azienda ha donato il materiale marmoreo per l’opera, sia un brutto episodio accaduto proprio in ospedale quando qualcuno vi si è introdotto per sottrarre il Pegaso d’oro donato dalla Regione alla struttura sanitaria per l’impegno durante il periodo Covid. «Bandiremo un concorso per ritrovare questo simbolo, gli studenti del Palma ce lo restituiranno», ha affermato Biselli.
La dottoressa Roberta Della Seta per Ail, promotrice del progetto corale che ha visto unire le forze di ospedale, associazioni di volontariato e del liceo Palma, ha commentato: «Con i tanti bozzetti che hanno partecipato al concorso abbiamo fatto una bellissima mostra. Tutti bellissimi, ci dimostrano l’attenzione e l’empatia dei ragazzi: dobbiamo coltivarle».
Parole simili a quelle del collega sono le parole del dottor Enrico Capochiani, direttore Uoc di ematologia: «Questa giornata e questa scultura sono la prova che l’ospedale è qualcosa di più di un luogo dove si cura, è un patrimonio». Così anche la professoressa Marcella Bertocchi, dirigente scolastica del Palma: «È un momento speciale, insieme le diverse istituzioni sono riuscite a realizzare qualcosa di unico. Chi arriverà qui troverà questo messaggio di speranza».
Sentite anche le parole dell’assessore al sociale Francesco Mangiaracina presente assieme al vicesindaco Andrea Cella: «Per noi l’ospedale è un quartiere della città che si apre al dialogo con l’arte e la musica. Vorrei ricordare Alessandro Mosti, il nostro scultore di fama internazionale a cui l’opera è dedicata». «Grazie ai nostri ragazzi portatori di bellezza», fanno eco le parole della professoressa Carlotta Montefiori per l’ufficio scolastico. «Questa è una bellissima scuola e io sono un suo ex studente – rivela il vicepresidente della Provincia Alfredo Camera – la Provincia sarà sempre al fianco di queste iniziative di arte, bellezza e solidarietà».
A testimoniare il coinvolgimento di Carrara ha preso la parola il presidente della commissione sociale, il dottor Guido Bianchini, medico al Noa per quarant’anni, che sottolinea il legame tra Carrara e Massa: «Ci tengo a ricordare Alessandro Mosti, l’artista mosse i suoi primi passi professionali proprio a Carrara, quale responsabile degli storici laboratori Nicoli». Al progetto ha partecipato anche Confartigianato, che con il suo segretario generale Gabriele Mascardi mette in evidenza: «Lavorando a questo progetto, questi ragazzi hanno potuto prendere coscienza del valore della solidarietà, al di là dell’incantevole bellezza dell’opera».

