capolavori storici
|«I gessi di Canova e Thorwaldsen esclusi da Palazzo Rosso: l’ennesima vergogna carrarina»
L’ex vicepresidente del Consiglio comunale Laquidara attacca sui ritardi trentennali della gipsoteca: «Opere lasciate nei depositi. Un danno per il turismo e la cultura»
CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Lanmarco Laquidara, già vicepresidente del Consiglio comunale di Carrara (Massa-Carrara), in merito alla mancata collocazione dei gessi storici dell’Accademia a Palazzo Rosso.
Spettabile redazione,
la recente notizia che i gessi storici dell’Accademia di Belle Arti non troveranno la loro destinazione definitiva a Palazzo Rosso ha rinfocolato un annoso dibattito che sembrava ormai sopito e finito nel dimenticatoio, ma la questione della gipsoteca e della sua collocazione appare secondaria e trascurabile solo alla nostra amministrazione. «Colà dove si puote ciò che si vuole» infatti è stata adottata per giustificare l’ennesimo diniego l’improbabile spiegazione che le strutture del palazzo ristrutturato non sono adeguate a sopportare i carichi connessi ai gessi, dimenticando però che le librerie cariche di volumi che si è deciso di mettere al loro posto pesano molto di più dei gessi, che sono in gran parte cavi al loro interno. Inoltre non si è neppure ritenuto opportuno indicare un altro luogo in cui realizzare la gipsoteca, segno che la questione è ritenuta del tutto trascurabile e che si giudica privo di interesse il destino di una risorsa lasciata oggi a marcire in qualche deposito dimenticato.
Eppure già nel 1991, quando questi gessi storici di rilevantissimo valore furono «sfrattati» dal Regina Elena, molti protagonisti della politica locale e la stragrande maggioranza delle persone di cultura consideravano la questione prioritaria per Carrara, sottolineando che «dopo decenni (già nel 1991) in cui si dibatte inutilmente una sede per opere di grande pregio relegate nel seminterrato del mercato» ancora non si era fatto nulla. E il presidente in prorogatio Dino Geloni ribadiva: «Il problema è stato intelligentemente risolto dalla Soprintendenza nella logica sede del Palazzo del Principe». Ma piccoli interessi di bottega impedirono di attuare quel progetto perché alcuni ritennero inopportuno liberare spazi che erano stati indicati come necessari alla gipsoteca nel progetto della stessa Soprintendenza.
La Cna parlava di un patrimonio culturale di grande valore e censurava «l’assoluta negligenza e superficialità» con cui veniva gestito l’intero settore culturale. I gessi in quell’agosto 1991 vennero addirittura danneggiati molto seriamente. Furono presi a mazzate in particolare i gessi del Canova, di Thorwaldsen, Tenerani e Pelliccia, ai quali venne staccata la testa. E per tutti gli anni che ci separano da quella data fu un susseguirsi di proposte per trovare ai gessi storici una adeguata collocazione. Ci fu addirittura chi offrì gratuitamente uno stabile per ospitarli, ma non se ne fece nulla.
Negli anni ogni palazzo che veniva ristrutturato con denaro pubblico fu indicato come sede della gipsoteca, ma ad oggi siamo punto e a capo. E la frase successiva, quella che dovrebbe contenere la soluzione del problema, non è neppure nella testa di chi lo dovrebbe risolvere. Insomma, la solita vergogna carrarina. Ma se una città non è neppure in grado di mettere in mostra i propri gioielli per poter pretendere di competere nel panorama turistico e culturale del Paese significa che è rimasta indietro di anni luce rispetto a quanto sta avvenendo nel resto della penisola, e che chi la governa dovrebbe andare a casa al più presto.


