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Lirica e potere, la denuncia della soprano dal palco di Carrara: «Le donne non debbano scegliere tra dignità e carriera»

Luz del Alba Rubio: «Dopo le denunce a Placido Domingo, di cui anch’io sono accusatrice, il ministro spagnolo ha vietato di versare denaro pubblico per qualsiasi sua manifestazione ma a pochi km da qua è stato nominato direttore artistico dell’Accademia Pucciniana di Torre del Lago»

CARRARA – «Una società non si misura solo da come celebra il talento ma anche da come gestisce il potere intorno a questo talento»: il messaggio della cantante lirica uruguaiana Luz del Alba Rubio — tra le venti donne che hanno accusato Plácido Domingo di pressioni e comportamenti inappropriati, e indignata per la sua recente nomina a direttore artistico dell’Accademia Pucciniana di Torre del Lago — è riecheggiato l’altra sera nella sala del cinema Garibaldi di Carrara (Massa-Carrara), forte e chiaro.

Che il mondo della musica, e soprattutto della musica classica e lirica, abbia spesso dimostrato un atteggiamento conservatore lo aveva intuito anche solo chi seguiva il tradizionale concerto di Capodanno a Vienna, dove tra violini e violoncelli, oboe e fiati, valzer e mazurka, Strauss padre e Strauss figlio, non si vedeva una donna in orchestra. Le donne non sono state ammesse nell’orchestra dei Wiener Philharmoniker fino al 1997, anno in cui è stato rimosso il divieto di assunzione. E quanti lettori sanno che in casa Mozart il vero genio della famiglia fosse Maria Anna «Nannerl» Mozart, la sorella maggiore di Amadeus, autentica bambina prodigio al clavicembalo, a cui venne impedito di suonare al compimento dei 18 anni, secondo le convenzioni sociali del Settecento, per dedicarsi al matrimonio e alla vita domestica? Delle sue composizioni non si ha più traccia.

Lo chiama sistema gerarchico di potere Luz del Alba Rubio, soprano uruguaiana residente da alcuni anni a Carrara, che mercoledì sera ha parlato al cinema Garibaldi in occasione della proiezione del film Primavera, per la rassegna Al cinema per la parità promossa dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Carrara, insieme alla commissione Progetto donna-Centro per le pari opportunità.

La vicenda delle accuse di molestie rivolte da venti donne — tra cui Luz, parte del movimento MeToo che nel complesso conta 119 accusatrici — al celebre cantante Plácido Domingo è stata solo l’occasione per la cantante lirica di esprimere un messaggio profondo sul legame intimo e imprescindibile tra dignità, libertà, cultura e arte. «Cultura è costruire ponti» dice al microfono Luz, che da anni presiede la Fondazione Punta del Este per promuovere l’italianità in America. «Certamente non è supremazia, prevaricazione, umiliazione e dignità calpestata.»

La verità che racconta Luz sul palco è una verità scomoda, che in fondo conosciamo tutti anche se non tutti lo ammettono, e con cui tante, tacendo, hanno dovuto fare i conti. Una verità che non riguarda solo il mondo della musica ma che ritroviamo troppo spesso nell’ambiente di lavoro comune. È una verità che ha a che fare con l’abuso di potere di chi si trova in una posizione di dominio e di quella posizione approfitta: e quando a capitare sotto tiro è una donna, può succedere che qualcuno allunghi una mano, chieda intimità, molesti.

Al Cinema Garibaldi Luz ha denunciato con contegno ciò che si intuiva, ma il suo merito è averlo detto espressamente proprio lei, che di quel mondo fa parte: «Arrivo da una lunga esperienza del mondo artistico in Europa e negli Stati Uniti e posso dire che è molto difficile per un’artista donna costruire una continuità lavorativa e ottenere sostegno e riconoscimento, da sola, senza un “aiuto”. Per me è stato difficile. Nel mondo culturale il talento non basta: esiste una rete di potere, di accessi privilegiati grazie ad amici, dinamiche relazionali e gerarchie consolidate che continuano a decidere chi può trovare spazio e chi no.» E questo, ovviamente, avviene a scapito del talento, della creatività e della cultura stessa.

Luz rifiuta con orgoglio di essere considerata vittima, preferendo il termine «sopravvissuta», con il dovere — sentito da lei e dalle altre 118 donne del movimento — di portare avanti la loro battaglia non per distruggere uomini e reputazioni, ma per proteggere le artiste del futuro: «La musica in questo film non rappresenta solo arte ma anche un luogo di conflitto. Questo è quello che succede alle donne nel mio ambiente. La lirica è un universo straordinario, una delle manifestazioni culturali più importanti in Europa, ma è stato costruito con forti gerarchie di potere: per decenni le donne sono state celebrate sul palcoscenico come muse ispiratrici, come voci protagoniste, ma nessuno sa come vengono lasciate sole una volta scese dal palco. Ancora oggi molte artiste conoscono realtà fatte di precarietà, isolamento, instabilità economica ed enorme pressione psicologica. Questo riguarda non solo le giovani ma anche donne di grande esperienza, costruita con anni e anni di lavoro.»

Una fragilità e precarietà che poi presta il fianco a comportamenti invadenti e molesti. Ed è allora che Luz contesta quanto sta accadendo a pochi chilometri da Carrara: «Dobbiamo sapere cosa sta succedendo oggi qui, in Toscana, in Italia.» La cantante ha ricordato quanto accaduto oltreoceano: dopo le denunce, Plácido Domingo ha lasciato il Metropolitan Opera di New York nel settembre 2019 e si è dimesso dalla direzione della Los Angeles Opera nell’ottobre 2019. «Il ministro spagnolo ha vietato di versare denaro pubblico per qualsiasi manifestazione di Plácido Domingo» ha aggiunto Luz — una delle accusatrici è spagnola — ricordando anche l’indagine interna condotta dal sindacato americano degli artisti.

Usa parole schiette Luz: «In Europa, a differenza che negli Stati Uniti, il prestigio artistico continua ad avere un peso prevalente nella discussione pubblica. Questa questione riguarda la cultura: quando un sistema tende a proteggere il prestigio consolidato rispetto a chi ha meno potere, in merito a una situazione che aspetta ancora chiarezza giudiziaria, il nodo non è uomini contro donne ma la protezione del prestigio e della verticalità del potere.» Luz sottolinea infine il ruolo delicato dell’insegnante: «Affidare questo ruolo educativo, con potere diretto su giovani cantanti in una fase fragile della loro formazione, è un messaggio culturale molto forte: significa dire che il coraggio delle donne che hanno denunciato può essere dimenticato e taciuto. Chi guida un’accademia non insegna solo tecniche vocali, ma valori morali. La cultura non può diventare il luogo che normalizza, in nome di un prestigio, ciò che altrove ha generato conseguenze istituzionali importanti. Abbiamo bisogno di una cultura capace di evolvere, di proteggere e di ascoltare. Nessuno ascolta il grido delle donne, le quali non devono solo salire sul palcoscenico: servono più donne che dirigano istituzioni ed enti culturali, più donne presenti nel mondo del lavoro. Perché il mondo della musica smetta finalmente di chiedere alle donne di scegliere tra dignità e carriera.»