gli ambientalisti
|Italia Nostra: «Le Alpi Apuane stanno scomparendo. Serve una nuova alleanza per salvarle»
«All’incontro “Alpi Apuane – A 10 anni dagli Stati Generali di Pietrasanta” non siamo stati invitati nonostante il nostro impegno storico nella difesa della catena montuosa ma ribadiamo con fermezza: lo sfruttamento intensivo rappresenta un vero ecocidio».
MASSA-CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana: un appello accorato teso a salvare la nostra catena montuosa dall’escavazione e dagli atteggiamenti predatori che le sta consumando.
In occasione dell’incontro “Alpi Apuane – A 10 anni dagli Stati Generali di Pietrasanta”, Italia Nostra sente il dovere morale e civile di richiamare con forza l’attenzione delle istituzioni, delle associazioni e dell’opinione pubblica sulla drammatica situazione delle Alpi Apuane. Dieci anni fa, il 14 maggio 2016, a Pietrasanta si respirava un clima di partecipazione autentica e di responsabilità condivisa. Associazioni ambientaliste, cittadini, comitati e realtà del territorio si ritrovarono uniti nella volontà di fermare uno scempio ambientale, economico e culturale che da decenni ferisce queste montagne uniche al mondo. Oggi, a distanza di dieci anni, dobbiamo purtroppo constatare che ben poco è cambiato. L’escavazione del marmo continua in maniera massiccia e sempre più aggressiva. Le cave aumentano, le montagne vengono abbassate e consumate irreversibilmente, mentre i controlli restano insufficienti e troppo spesso inefficaci. Le Alpi Apuane non ricrescono: questa semplice e dolorosa verità dovrebbe bastare a imporre una riflessione seria e non più rinviabile. Italia Nostra, pur non essendo stata invitata a questo appuntamento nonostante il suo impegno storico nella difesa delle Apuane, ribadisce con fermezza la propria posizione: lo sfruttamento intensivo delle Alpi Apuane rappresenta un vero ecocidio e una gravissima violazione del patrimonio paesaggistico, naturalistico e culturale del nostro Paese. Da decenni denunciamo un modello estrattivo che devasta ecosistemi fragilissimi, distrugge le vette, altera gli equilibri idrogeologici e compromette irrimediabilmente la biodiversità. Particolarmente grave resta il problema della marmettola, residuo della lavorazione del marmo misto a oli industriali, che continua a riversarsi nei corsi d’acqua e nelle sorgenti, compromettendo la qualità delle acque e soffocando la vita dei torrenti apuani. Un fenomeno troppo spesso sottovalutato o minimizzato. Denunciamo inoltre la progressiva erosione delle norme di tutela paesaggistica, a partire dalle attività estrattive oltre i 1200 metri di quota, e il continuo depotenziare il ruolo del Parco Regionale delle Alpi Apuane, nato per proteggere il territorio ma troppo spesso subordinato agli interessi economici dell’industria estrattiva. Emblematico è il caso del Monte Altissimo, nel comune di Seravezza, dove da oltre dieci anni è in corso un contenzioso giudiziario tra una società privata e gli abitanti delle frazioni locali per la proprietà della montagna stessa. Una montagna la cui vetta è stata abbassata di oltre ottanta metri dall’attività estrattiva. Un fatto che dovrebbe interrogare profondamente le coscienze di tutti. Già nel 2007 Italia Nostra, attraverso le sezioni Versilia e Massa/Montignoso, fu l’unica associazione ambientalista — nonostante la contrarietà della CGIL — a chiedere e ottenere un’inchiesta pubblica a tutela del Monte Altissimo. Quelle richieste portarono all’adozione di misure di salvaguardia che, purtroppo, oltre a essere insufficienti, non sono state rispettate. Questo dimostra quanto le denunce e gli allarmi lanciati in questi anni fossero fondati e quanto sia mancata la volontà politica di garantire una reale tutela del territorio. Per questo oggi più che mai riteniamo indispensabile che tutte le associazioni ambientaliste, i comitati, i cittadini e le realtà del territorio tornino ad agire insieme, con unità, determinazione e spirito di collaborazione. Le divisioni e i silenzi hanno favorito soltanto l’avanzare della devastazione. La difesa delle Apuane richiede una mobilitazione comune, forte e coraggiosa, capace di superare appartenenze e differenze per affermare un interesse collettivo superiore: la salvaguardia delle montagne e del bene comune. Continuiamo a chiedere con forza un nuovo modello di sviluppo per le Alpi Apuane: un modello fondato sul turismo ecocompatibile, sulla valorizzazione dell’agricoltura di qualità, dell’allevamento tradizionale, delle produzioni tipiche e della cultura del territorio. Uno sviluppo che tuteli il lavoro e garantisca occupazione stabile e dignitosa senza distruggere un patrimonio naturale irripetibile. La salvaguardia delle Alpi Apuane non è una battaglia ideologica: è una responsabilità morale verso le future generazioni. Italia Nostra continuerà a difendere questo patrimonio unico con ogni strumento democratico, culturale e legale possibile, affinché le Apuane possano continuare a essere montagne vive e non soltanto miniere da consumare fino all’esaurimento.


