Gragnolese, si chiude l’era Trasatti: “Ho dato tutto, era il momento di lasciare”
Dopo tre stagioni da protagonista il DS saluta il club biancoverde: dalla promozione in Seconda Categoria alla finale play-off persa domenica col Massarosa. “Questa società resterà speciale”
GRAGNOLA – La notizia era nell’aria già da tempo e nella serata di ieri è arrivata anche l’ufficialità: Cristiano Trasatti non sarà più il Direttore Sportivo della Gragnolese.
Trasatti lascia dopo tre stagioni esaltanti, iniziate nell’estate del 2023 quando prese le aquile biancoverdi reduci da un decimo posto in Terza Categoria e culminate domenica al “Raffi” di Romagnano, dove la formazione di mister Mencatelli si è arresa al Massarosa nella finale play-off di Seconda Categoria, traguardo raggiunto da neopromossa.
In mezzo, un percorso straordinario: la qualificazione ai play-off al primo anno, la vittoria degli spareggi e la promozione in Seconda Categoria nella stagione successiva, fino alla finale play-off persa soltanto nei minuti finali domenica scorsa.
Ai nostri microfoni virtuali l’oramai ex DS biancoverde ha raccontato emozioni, bilanci e prospettive future. Per quanto riguarda invece il futuro della Gragnolese, nei prossimi giorni sono attese novità sia sul fronte dirigenziale sia su quello tecnico. Per il ruolo di Direttore Sportivo resta forte il nome dell’ex DG della Fivizzanese Emiliano Bianchi, che potrebbe raccogliere l’eredità di Trasatti e confrontarsi poi con mister Mencatelli per programmare la prossima stagione.
Di seguito l’intervista completa a Cristiano Trasatti.
Dopo tre stagioni importanti hai deciso di lasciare la Gragnolese: come mai questa scelta? Sentivi che si fosse chiuso un ciclo?
“Hai colto nel segno: per ruoli ‘tecnici’ come il mio è complicato proseguire dopo tanti anni nello stesso contesto. Non è facile lasciare una delle società sulla cresta dell’onda, ma sento di aver dato tutto quello che avevo a questa squadra. Non vorrei il loro bene se non avessi la coerenza di ammetterlo.”
Quando sei arrivato la squadra arrivava da un decimo posto in Terza Categoria e da una finale di coppa persa. Tre anni dopo lasci una società che ha conquistato play-off, promozione e una finale play-off in Seconda Categoria da neopromossa: ti aspettavi una crescita così veloce?
“Per rispondere sottolineo che non potrò mai smettere di ringraziare tutta la società, con una menzione speciale per Iacopo Pennucci, amico da tutta la vita e per tutta la vita, per avermi convinto ad accettare e soprattutto per avermi messo a disposizione tutto il necessario per centrare sempre gli obiettivi fissati. I giocatori vincono le partite, ma sono le società che vincono i campionati.”
La scorsa stagione avete conquistato la vittoria dei play-off e la promozione in Seconda Categoria. Qual è stato il momento in cui hai capito che quel gruppo poteva davvero fare qualcosa di speciale?
“Questo percorso nasce dal gennaio 2024, dopo una brutta sconfitta in casa contro il Tirrenia. Eravamo a metà classifica, a fine girone d’andata, con i play-off ormai lontanissimi. Negli spogliatoi c’era un silenzio mortale, ma non di rassegnazione. Ci guardammo e con poche parole capimmo che da lì in poi le cose sarebbero cambiate. E così è stato.”
Quest’anno, da neopromossa, la Gragnolese è arrivata fino alla finale play-off, persa ieri dopo una grande partita. A caldo prevale di più l’orgoglio per il percorso fatto o il rammarico per un traguardo sfumato così vicino?
“Il Trasatti direttore sportivo ti risponde che la soddisfazione è enorme anche solo per essere arrivati a giocare una finale del genere, a soli 15 minuti dalla Prima Categoria. Ma il Cristiano tifoso, invece, rivede la partita nei suoi occhi, ogni azione, pensando a quanto sia ingiusto questo sport tanto magnifico quanto orribile.”
Dopo una finale come quella di ieri, che messaggio senti di voler lasciare ai ragazzi e all’ambiente, considerando il percorso straordinario fatto in questa stagione?
“Cercando di non cadere nel banale, uso le parole di mister Mencatelli, a cui devo dare atto di averci creduto più di tutti: probabilmente né i ragazzi né l’ambiente si sono mai resi conto davvero di meritare dove erano arrivati, né di quanto effettivamente valessero. È ora di prenderne atto.”
In questi anni la società ha scelto di puntare soprattutto su giovani e giocatori della Lunigiana. Quanto è stato importante mantenere questa identità territoriale nella costruzione della squadra?
“La scelta di puntare solo ed esclusivamente su giocatori locali è sempre stato l’unico vero paletto che la società mi imponeva. Pur condividendone lo spirito, sono sempre stato scettico sull’effettiva fattibilità, vista la carenza di giocatori che attanaglia la nostra Lunigiana. Ma grazie a una straordinaria base già presente al mio arrivo e a qualche mia operazione siamo riusciti a rispettare questa filosofia senza rinunciare ai risultati. Ennesima prova di come io, quasi sempre, sbagli.”
Oggi la Gragnolese viene considerata una delle realtà più solide e importanti della Lunigiana, arrivando di fatto sul “terzo gradino” del calcio del territorio. Quanto orgoglio c’è nell’aver contribuito a questa crescita?
“Proprio a Iacopo dico sempre che non è tanto importante ciò che facciamo noi nelle nostre gestioni. Quello che conta davvero è riuscire a lasciare un’eredità per chi verrà dopo. Con i miei tanti, tantissimi errori, spero di esserci riuscito almeno un poco.”
Al di là dei risultati, quale pensi sia stata la tua eredità più importante lasciata alla Gragnolese?
“Questa appena conclusa era la mia settima stagione da direttore sportivo, ma con tutta onestà mi sento ancora parecchio inesperto e faccio fatica a pensare di riuscire a trasmettere qualcosa agli altri. Per quel poco, ho cercato di dare quel registro di ordine e organizzazione che credo mi contraddistingua. Ma di pallone, come tanti, ci capisco poco.”
Hai sempre parlato di un ambiente giovane, serio e familiare. Quanto conta, nel calcio dilettantistico, lavorare in una società dove c’è fiducia reciproca e un progetto chiaro?
“È il sogno di ogni direttore lavorare in una società dove si hanno questi livelli di fiducia, libertà e serenità, pur rispettando linee guida ben definite, anche quando non sempre condivise. In un contesto come questo è stato facile fare bene.”
Per il tuo futuro hai già qualche idea o progetto oppure vuoi prenderti un periodo di pausa prima di ripartire?
“Probabilmente a parlare è lo stress accumulato durante tutta la stagione, unito alla forte bruciatura per la vittoria play-off sfumata in pieno recupero, ma in questo momento la voglia di staccare e prendermi almeno un anno sabbatico è alta. Se così fosse, so già che mi mancherebbe moltissimo il brivido della domenica, ma credo sarebbe la scelta giusta. Però non voglio fare promesse che potrei non mantenere.
Ho conseguito la Licenza UEFA C, adoro lavorare con i più piccoli, sia da dirigente sia da istruttore, e solo motivi di lavoro mi hanno obbligato a tornare nel mondo degli adulti. Spero però di poterci tornare presto.”


