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Cantieri a Carrara, dagli scavi in via Elisa affiorano preziosi reperti storici

Architetto Paolo Camaiora: «Trattasi di un elemento che ha milioni di anni (il marmo) e almeno cent’anni o poco di meno se lavorato prima dell’ultima guerra, per cui comunque va valorizzato e a mio avviso andrebbe trasferito al Museo del Marmo»

CARRARA -Non tutto il male viene per nuocere e i cantieri del centro storico per la messa in sicurezza di Canal del Rio che tra l’altro stanno provocando diversi disagi ai cittadini alimentando conseguenti polemiche, hanno permesso di ritrovare e far venire alla luce reperti storici molto interessanti, fino a questo momento rimasti celati nel cuore della città. Secondo la testimonianza dell’architetto Paolo Camaiora si tratta di ritrovamenti che meriterebbero di trovare casa al Museo del Marmo, attualmente a sua volta interessato da lavori di riqualificazione seguiti dall’architetto stesso. A raccontare della preziosa scoperta è il professionista in un suo post sui social.

Su richiesta dei consiglieri comunali Massimiliano Manuel e Maria Mattei ho eseguito stamani (ieri ndr) un sopralluogo a Carrara presso il cantiere di Via Elisa per verificare la consistenza e il valore dei manufatti marmorei giacenti a margine del cantiere. Ebbene, fatte le debite valutazioni e considerazioni, sentito il parere di un collega geologo sulla mia corretta valutazione della tipologia di marmi e della loro provenienza, sentito il parere di Paolo Costa della omonima ditta Costa Paolo & C. si conviene quanto segue:
a) – l’elemento a forma di “campana” altro non è che la smodellatura di un vaso mediceo (il riferimento nell’ultima immagine) ritrovato durante lo scavo per la canalizzazione delle acque. Osservare la foto con mia didascalia. Di fatto non è certa la datazione, ma sicuramente trattasi di un manufatto datato già da considerarsi storico e vincolato – cosa usuale era quella di gettare nel fiume e/o accantonare manufatti che presentavano dei difetti di lavorazione o difetti che emergevano nel materiale durante la smodellatura, venivano talvolta gettati nei fiumi e nei torrenti. Altresì, nel luogo del ritrovamento, venne demolito dai tedeschi durante la ritirata il ponte della ferrovia marmifera, e a fianco insistevano dei laboratori di marmi, per cui nulla ci vieta di pensare che magari questa smodellatura sia finita sotto terra durante la ricostruzione del ponte e della strada parallela che scende su Corso Rosselli…al netto della esatta ricostruzione del periodo di lavorazione…..trattasi di un elemento che ha milioni di anni (il marmo) e almeno cent’anni o poco di meno se lavorato prima dell’ultima guerra, per cui è comunque un reperto che va valorizzato e a mio avviso vada trasferito al Museo del Marmo essendo un oggetto iconico ed identirario della città e delle lavorazioni che venivano eseguite dalle decine di laboratori che esistevano lungo i fiumi.
Ulteriore dettaglio: il foro quadrato per impedire la rotazione una volta sovrapposto al basamento…
b) – l’elemento rettangolare invece, trattasi dell’elemento di testa del parapetto in marmo, pietra (Macigno di San ceccardo) e laterizi, demolito per eseguire le lavorazioni (vedasi foto reperita da Google Earth).
c) – gli altri elementi di marmo (al netto dei cubi col gancio che sono dei contrappesi di uso nei cantieri) facevano parte del terrapieno e della fondazione del parapetto, anche se in questo caso alcuni presentano dei fori quadrati, fore basamenti di vasi e o altri manufatti.
Il reperto del vaso deve essere segnalato ufficialmente alla Soprintendenza di Lucca. Mi riservo ulteriori comunicazioni e definizioni a riguardo.