dopo il consiglio straordinario
|Sicurezza a Massa, il centrosinistra chiede uno strumento permanente di confronto
L’opposizione: «Non basta rivendicare ciò che è stato fatto, occorre aprire una fase nuova. La maggioranza si è rifugiata nell’autodifesa politica»
MASSA – Due giornate di Consiglio comunale straordinario dedicate al tema della sicurezza urbana avrebbero dovuto rappresentare, secondo i consiglieri di centrosinistra, «un momento alto di confronto istituzionale, ascolto e responsabilità collettiva», dopo una tragedia che ha colpito profondamente l’intera comunità. Un’occasione, a loro giudizio, non colta appieno dalla maggioranza. Il consiglio, richiesto dalle forze del centrosinistra, avrebbe avuto «almeno il merito di portare all’attenzione pubblica autorevoli contributi, dati oggettivi e analisi approfondite sui fenomeni che incidono sulla sicurezza urbana». Un quadro complesso, che secondo i firmatari «restituisce molte ombre e poche luci».
«È proprio per questo che lascia sconcertati l’atteggiamento assunto dal sindaco e dalla maggioranza — si legge nel comunicato —. Anziché cogliere l’occasione per avviare una riflessione condivisa e una discussione seria sulle politiche giovanili, sociali e di prevenzione — apparse in questi anni insufficienti, quando non del tutto assenti — si è preferito ripiegarsi in una difesa autoreferenziale dell’operato amministrativo, senza interrogarsi davvero su quanto il fenomeno sia stato sottovalutato negli anni precedenti».
I consiglieri di opposizione giudicano «ancora più grave il tentativo di accusare il centrosinistra di aver strumentalizzato una tragedia che ha ferito tutta la città», definendo tale accusa «ingiusta e fuori luogo, soprattutto alla luce del tono mantenuto dalle opposizioni: fermo, ma responsabile; critico, ma rispettoso della gravità delle questioni affrontate».
Secondo i firmatari, lo scarto tra la drammaticità dei temi sul tavolo e il livello delle risposte offerte dalla maggioranza sarebbe apparso evidente. «Da una parte la richiesta di affrontare il disagio giovanile, la marginalità, il tema della prevenzione e della presenza educativa sul territorio — scrivono —; dall’altra, una sequenza di interventi spesso ripiegati sulla rivendicazione di capitoli di spesa, sull’autodifesa politica o su esercizi retorici incapaci di entrare davvero nel merito dei problemi».
«È mancata, soprattutto, l’empatia istituzionale — proseguono i consiglieri —. È mancata la consapevolezza che una tragedia di questa portata avrebbe richiesto sobrietà, capacità di ascolto e persino autocritica. Invece, si è assistito a una chiusura totale, quasi infastidita dalla richiesta stessa di discutere apertamente dello stato della città». I consiglieri segnalano inoltre che alcuni interventi avrebbero dato «l’impressione di smarrire il senso stesso della rappresentanza democratica, quasi trasferendo sui cittadini responsabilità che invece spettano innanzitutto alla politica e alle istituzioni», mentre altri si sarebbero rifugiati «nei richiami generici ai “buoni sentimenti”, evitando accuratamente di affrontare il nodo centrale: cosa intende fare questa amministrazione per impedire che il disagio sociale continui a crescere?».
«Anche il clima complessivo della seduta ha mostrato momenti di evidente inadeguatezza rispetto alla solennità del tema trattato — aggiungono —. Segno di una distanza sempre più evidente tra il vissuto della città reale e chi oggi la governa».
Da questo consiglio, secondo l’opposizione, emerge una conclusione chiara: «Non basta rivendicare ciò che è stato fatto, occorre aprire finalmente una fase nuova di confronto permanente e di assunzione condivisa delle responsabilità». Per questo i consiglieri chiedono che il Consiglio comunale si doti «di uno strumento stabile di confronto e monitoraggio sui temi della sicurezza urbana, della movida, della prevenzione e delle politiche giovanili», un tavolo permanente che coinvolga «istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, scuole, categorie economiche e realtà del territorio».
«La sicurezza non può essere affrontata soltanto attraverso la logica emergenziale o repressiva — concludono i consiglieri di centrosinistra —. È una questione sociale, educativa e culturale che richiede un approccio integrato, capace di tenere insieme cultura, psicologia, socialità, educazione emotiva e rigenerazione urbana. Solo così sarà possibile trasformare una tragedia che ha ferito tutta la comunità in un’occasione di responsabilità collettiva e di cambiamento reale per la città».
I firmatari segnalano infine che «non hanno aiutato nemmeno alcune dichiarazioni pubbliche di ex assessori della maggioranza, che hanno preferito alimentare la polemica anziché contribuire a un confronto responsabile».


