Una tre giorni di incontri
|“Curare le ferite, sanare le fratture”: Carrara ospita il Festival della Pace e del Volontariato
Il vescovo e la sindaca: «Dobbiamo cercare di creare una cultura della pace».
CARRARA – A Carrara prende forma un nuovo percorso che unisce riflessione e impegno sociale: dal 13 al 16 maggio sono in programma il Festival della Pace e il Festival del Volontariato, col titolo “Curare le ferite, sanare le fratture”, promosso dalla diocesi apuana in collaborazione con l’amministrazione comunale di Carrara. L’iniziativa nasce nel solco della seconda edizione del Festival del Volontariato, realizzata lo scorso anno a Massa, e ne rappresenta un’evoluzione naturale, con un’attenzione specifica al tema della pace. Si inizia mercoledì 13 maggio alle 17.45, al Teatro degli Animosi, con l’incontro intitolato “Da una pace disarmante ad una pace disarmata: percorsi possibili”. Interverranno l’arcivescovo monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, e Tommaso Greco, docente dell’Università di Pisa. Un dialogo volto ad approfondire il significato di una pace autentica, capace di andare oltre la semplice assenza di conflitto per diventare stile di vita e responsabilità condivisa. All’iniziativa sarà presente anche il vescovo monsignor Mario Vaccari. Giovedì 14 maggio alle 15.30 in piazza De André ospiterà una giornata dedicata all’incontro tra culture, intitolata “United people of Carrara”: le comunità straniere del territorio saranno protagoniste di un dialogo fatto di relazioni, cibo e condivisione. Un’occasione concreta per valorizzare l’incontro come primo passo verso una società più inclusiva. Venerdì 15 maggio alle 19 al Centro Giovanile di via VII Luglio sarà la volta della “Cena dei popoli”, curata dal SERMIG Arsenale della Pace di Torino, momento di scambio e conoscenza reciproca rivolto in particolare ai giovani. Il percorso si concluderà sabato 16 maggio con il Festival del Volontariato, che animerà le piazze cittadine dando spazio alle associazioni locali e rendendo visibile una rete di impegno quotidiano spesso silenziosa, ma fondamentale. Il vescovo fra’ Mario Vaccari ha ringraziato il Comune per la collaborazione, definendo l’iniziativa «un’occasione importante per riflettere sulla pace e sul volontariato, una e di congiunzione fondamentale». Vaccari ha ricordato come la pace debba partire dal quotidiano: «Le cronache di Massa e della nostra società mostrano quanto la violenza sia diffusa. Per questo è necessario parlare di pace a partire dalle relazioni familiari, sociali e istituzionali. Il volontariato è il luogo in cui molte persone, liberamente, costruiscono ogni giorno relazioni di pace». Centrale anche il titolo della kermesse, Curare le ferite, sanare le fratture: «Dobbiamo essere presenti dove ci sono ferite. Il Vangelo è perdono e riconciliazione: per ciò che ci compete, dobbiamo collaborare in rete per il bene comune. Ringrazio il Comune con cui collaboriamo tanto e volentieri. Quest’anno abbiamo proposto questo Festival della pace e Festival del volontariato: pensiamo che in questo momento sia quello di cui la società civile abbia bisogno, di riflettere sulla pace ma non tanto sui grandi scenari mondiali, anche, ma sulla pace nelle relazioni e intendo anche nelle relazioni con le istituzioni, nelle relazioni in famiglia, tra gruppi umani, nei gruppi sociali. Perché c’è tanta violenza in strada, lo abbiamo visto a Massa per quanto successo a Giacomo Bongiorni e lo vediamo continuamente nella cronaca della nostra società. Vorremmo creare la possibilità di riflettere su cosa significhi pace e la realizzazione pratica di cosa possa voler dire: vale a dire una cultura di pace. Mettere in scena le associazioni di volontariato e dare la possibilità di mostrarsi in tutta la loro complessità e capillarità. I volontari che facilitano le relazioni disarmati e disarmanti. Voglio sottolineare le due parole: curare e sanare. La missione della Chiesa cristiana in questo tempo è di essere presenti in ogni modo senza escludere niente nella società e soprattutto là dove ci sono ferite e fratture. Il Vangelo è proprio la parola del perdono e della riconciliazione e di ricostruire il tessuto sociale. Per questo per noi è importante lavorare con le istituzioni e creare questa rete di collaborazione dove ciascuno è chiamato a fare il suo e dove l’obiettivo è comune. Per noi questo programma è importante e voglio che arrivi anche a tutta la comunità cristiana, parrocchie e movimenti». «Si tratta di un percorso articolato – commenta Alessandro Conti, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro – a cui ha dato impulso il vescovo Mario dopo la grande manifestazione per la pace dello scorso settembre a Massa, che ha visto la partecipazione di circa seimila persone tra associazioni, realtà cittadine e singoli cittadini. Un evento che ha segnato un punto di svolta e ha portato alla costituzione di un’equipe impegnata a lavorare in modo sinergico, coinvolgendo diversi Uffici pastorali diocesani, per arrivare a istituire una rete ampia e trasversale unita dalla consapevolezza che la pace si costruisce nel quotidiano, attraverso atteggiamenti e scelte concrete. Oltre al Comune di Carrara, partecipano la Regione Toscana, la Consulta provinciale degli studenti, il Parlamento dei Giovani, la Consulta giovani di Carrara, il Centro giovanile e giovani della Casa Rossa». «E’ un piacere per noi ospitare questa importante manifestazione per la quale voglio ringraziare il vescovo fra’ Mario Vaccari e tutta la Diocesi – dice la sindaca di Carrara Serena Arrighi -. Pace, solidarietà, cooperazione, accoglienza sono parole che devono tornare al centro della nostra azione e della nostra quotidianità. Durante i giorni del Festival della pace e del volontariato avremo tutti noi l’occasione di confrontarci su questi temi e riflettere su quello che ognuno può fare per affermare questi importanti ideali. E’ fondamentale cominciare a parlare di pace nei termini usati da fra Mario. L’altro giorno sentivo parlare in una rassegna stampa di ingenuo pacifismo. La pace è una cosa seria soprattutto se interpretata come cambiamento di paradigma culturale. Noi ci dobbiamo porre in ogni momento della giornata che è di relazioni con gli altri, su come agire in modo tale da minimizzare il conflitto, come provare a mettersi nei panni degli altri e cercare di andare tutti assieme e andare verso una cultura diversa, dove non ci sia la necessità di prevaricare sull’altro ma con la consapevolezza di dover vivere in una comunità. La comunità è una grande ricchezza e un bisogno, per questo dobbiamo vivere in pace. Il Festival della pace deve avere questo obiettivo: costruire una cultura della pace che dal piccolo ci porti passo dopo passo a risolvere i conflitti internazionali». «Il volontariato – sottolinea don Maurizio Manganelli, direttore di Caritas diocesana – è anche un importante spazio di incontro e dialogo tra differenze, è una scuola di vita, un esempio per tante situazioni in primis la politica. È quell’ambito in cui la diversità rappresenta davvero una ricchezza perché solo facendo rete e mettendo a disposizione le proprie diversità si può rispondere davvero ai bisogni che si incontrano. Prendersi davvero cura dell’altro diventa una chiamata ad uscire dalla propria zona di comfort, a prendere coscienza dei propri limiti che diventano spazio per altre realtà, nell’ottica della cultura della cura e del servizio».
Le iniziative hanno ottenuto il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Massa Carrara e del Comune di Carrara.

