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«Viale Zaccagna, l’arteria strategica che affoga: vitale per interporto e lavoratori, ma al primo temporale diventa un fiume»

CARRARA -E’ ancora in corso l’allerta gialla che ha colpito così duramente in queste ultime ore il nsotro territorio  e l’ex consigliere provinciale Cesare Micheloni coglie l’occasione per segnalare le criticità di rischio idraulico che si riversano sul viale Zaccagna a discapito dei moltissimi lavoratori che vi transitano.

Viale Zaccagna è un’arteria strategica per aziende, cantieri e interporto. Eppure basta un temporale per trasformarla in un pericolo: diventa un fiume in piena, con auto che si trasformano in mezzi anfibi, autoarticolati in difficoltà, pedoni e ciclisti costretti a muoversi tra fango e buche. Non è solo disagio: è un rischio reale. Le competenze non possono diventare un alibi. La Provincia è chiamata a intervenire sulla strada e sul sistema di smaltimento delle acque, ma è altrettanto evidente che il Comune non può restare spettatore. La rete fognaria non è un elemento isolato: è parte di un sistema urbano più ampio che ricade sotto la responsabilità amministrativa del territorio. Per questo serve un’assunzione di responsabilità condivisa e un coordinamento reale tra enti, a partire dall’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Serena Arrighi. Perché la dignità del lavoro passa anche da qui: nessun operaio dovrebbe rischiare per entrare o uscire dal turno, né restare bloccato a causa di una strada impraticabile. Il paradosso è evidente. L’area retroportuale produce valore. Area S.p.A. — partecipata al 51% da soci pubblici (Comune di Carrara circa 36%, Comune di Massa e Provincia) e al 49% da privati — percepisce circa 1,7 milioni di euro l’anno per l’affitto dell’intero compendio, una cifra legata al sistema logistico costruito attorno a Baker Hughes. Considerando un fatturato complessivo di circa 3,4 milioni di euro, si tratta di quasi la metà dei ricavi. Non è quindi un rapporto marginale, ma strutturale. Proprio per questo è legittimo chiedere ai soci pubblici perché queste risorse non si traducano in sicurezza, viabilità, parcheggi e servizi per chi lavora e transita ogni giorno su Viale Zaccagna. Se così non fosse, anche la possibilità di destinare diversamente queste risorse — o di rivedere l’assetto societario — dovrebbe entrare nel dibattito. A tal proposito, si ricorda che nel 2016 i soci pubblici avevano presentato un piano di alienazione che prevedeva la cessione totale delle loro quote, allora valutate in 23.868.000 euro.
Le richieste sono semplici:
Provincia: interventi urgenti e cronoprogramma su drenaggio e manto stradale, oltre al rifacimento del sistema di smaltimento delle acque.
Comune: un ruolo attivo di coordinamento e pressione istituzionale per la risoluzione del problema, con particolare attenzione al collegamento con il sistema fognario urbano. In questo senso, è necessario convocare un incontro operativo con Nausicaa per la gestione delle acque bianche, con la Provincia e con il Consorzio Zona, al fine di definire responsabilità, tempi e interventi concreti.
I lavoratori non chiedono slogan, ma condizioni dignitose. Se si vuole davvero celebrare il lavoro e proporre un modello di sviluppo economico e sociale del territorio, si parta da qui: da una strada sicura, da servizi adeguati, da scelte concrete.