ampliamento scalo e Comitato Ugo Pisa
|Porti, Report accende i riflettori su traffico ed emissioni. Il caso Carrara: “Dati sanitari non pubblici”.
«chiediamo: – centraline permanenti nell’area portuale e nei quartieri limitrofi; – pubblicazione in tempo reale dei dati su NO₂, Pm10, Pm2.5; – studio epidemiologico indipendente sulla popolazione residente; – piena trasparenza sui materiali per il ripascimento».
MASSA-CARRARA – “La puntata di Report ‘L’aria dei porti’ ha mostrato all’Italia ciò che nelle città portuali molti cittadini denunciano da anni: traffico navale, navi ferme in banchina, emissioni atmosferiche e impatti sanitari reali sulle popolazioni che vivono a pochi metri dagli scali” riferisce il Comitato Ugo Pisa rispetto alla puntata andata in onda su Rai Tre nella rinomata trasmissione televisiva di giornalismo d’inchiesta dedicata ai porti. “Biossido di azoto (NO₂), polveri sottili, particolato ultrafine e altre sostanze inquinanti non restano dentro il porto: arrivano nei quartieri, nelle scuole, nelle case. A Marina di Carrara, dove il porto è incastonato dentro il tessuto urbano e turistico, tutto questo dovrebbe imporre prudenza assoluta. Sta invece accadendo l’opposto – sottolina il comitato – Regione Toscana e amministrazione comunale stanno portando avanti con determinazione l’ampliamento del porto, soffermandosi sugli interessi economici legati al comparto industriale e logistico, mentre vengono lasciati in secondo piano i temi della salute pubblica, della qualità dell’aria e della vivibilità del territorio. La domanda è semplice: su quali basi si decide di ampliare? Ad oggi non risulta un sistema pubblico, capillare e permanente di monitoraggio della qualità dell’aria specificamente dedicato all’area portuale e ai quartieri più esposti di Marina di Carrara, con dati chiari, continui e facilmente accessibili ai cittadini. Non risultano inoltre disponibili strumenti epidemiologici locali specifici e aggiornati che consentano di valutare in modo trasparente l’eventuale incidenza delle attività portuali su patologie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche nella popolazione residente. In sostanza, si vuole far crescere il porto senza aver prima misurato con rigore il peso che il porto già oggi scarica sul territorio. È un’impostazione grave: si contabilizzano i benefici economici immediati e si ignorano i possibili costi sanitari, ambientali e sociali pagati dai cittadini. Chi governa Regione e Comune ha il dovere di dare risposte prima di tutto ai cittadini: prima i dati, poi le decisioni. Per questo chiediamo: – centraline permanenti nell’area portuale e nei quartieri limitrofi; – pubblicazione in tempo reale dei dati su NO₂, Pm10, Pm2.5 e altri inquinanti; – studio epidemiologico indipendente sulla popolazione residente; – piena trasparenza sui materiali destinati al ripascimento; – sospensione dell’iter di ampliamento fino alla disponibilità di valutazioni ambientali e sanitarie complete, aggiornate e pubbliche. Nessuno è contro il lavoro e lo sviluppo – mette in chiaro il comitato -. Ma utilizzare l’economia come argomento che superi ogni richiesta di precauzione è inaccettabile. Se Regione e Comune ritengono che l’ampliamento sia sostenibile, rendano pubblici i dati che lo dimostrano. Se quei dati non esistono, abbiano il coraggio di fermarsi”.


