Buon compleanno, teatro Guglielmi: ‘La Traviata’ come 140 anni fa. E Violetta incanta la platea
Scenografie, costumi, luci e coreagrafie coprotagoniste indiscusse del successo andato in scena sabato scorso
MASSA – Un compleanno speciale con un regalo che il festeggiato, il Teatro Guglielmi, ha avuto in serbo per tutta la città: La Traviata fu il primo spettacolo che andò in scena 140 anni fa nella prestigiosa arena appena sorta e La Traviata è tornata in scena sabato sera per festeggiare l’importante anniversario, aprendo in questo modo le danze, nel vero senso della parola, perché da sabato Massa ha dato il via a una serie di appuntamenti pensati per celebrare il traguardo. Tra questi domenica sera lo spettacolo di Alice Mariani, l’étoile apuana della Scala. Solo un piccolo assaggio dei festeggiamenti preparati per la città che ci aspettano nei prossimi mesi. 140 anni e non sentirli, soprattutto dopo il restauro che l’amministrazione Persiani portò a termine nel 2022. Un restauro che ha permesso di restituire lo storico edificio con tutto il backstage e la graticcia automatizzati high tech, la buca degli orchestrali inclusa. Tra tacchi alti e abiti da sera, la mise dei grandi momenti, il sipario si è alzato sull’intramontabile capolavoro di Giuseppe Verdi affidato a un cast straordinario e abilmente diretto. I protagonisti? L’elegante, potente e virtuosa Violetta di Elisq Verzier, autentico talento canoro e artistico, capace di muoversi con agilità e potenza attraverso estensioni vocali ampie e complesse. Con una voce che ha incantato solcando mari e oceani di note, in grado di elevarsi in registri acuti vibranti con una naturalezza fuori dal comune. Accanto e insieme a lei, un coro che si muove sul palco come un corpo solo, a tratti poetico. Una sorprendente quanto strepitosa scenografia. Più precisamente quattro scenografie diverse per (di fatto) quattro atti (sarebbero tre secondo il libretto). Il superbo primo atto con un palco sopra il palco: sotto un immenso lampadario di luce bianca, un soprapalco bianco e luccicante da cui sopra cui si muovono con grazia il corpo e la voce di Violetta. E’ il tavolo apparecchiato della festa: intorno i commensali in abiti da sera. E’ la festa dell’incontro con Alfredo. La festa della celebre ‘Libiamo’. Il secondo atto riserva una sorpresa: il tavolo-palco è scomponibile ed è scomposto in tante aiuole con un omaggio al 25 Aprile della Resistenza, sono aiuole decorate con tanti papaveri rossi. E’ il giardino dell’idillio tra Violetta e Alfredo che, innamoratisi hanno iniziato la loro vita insieme. E’ l’atto dell’amata e conosciuta melodia di ‘Amami Alfredo’. I petali di papaveri nell’aria sono incorniciati da una luce rossa frizzante. Rossa come l’amore e la passione. Il terzo atto è la scena della rottura, con ancora il rosso che domina e un bel balletto a incorniciare le prestazioni canore degli artisti, sempre in perfetta armonia con i musicisti nella buca degli orchestrali. Nel quarto e ultimo atto torna il bianco. Il bianco del grande tavolo trasformatosi nel letto di morte di Violetta e tornano i papaveri che il coro in un lento passaggio porta al capezzale della morente Violetta. Protagonisti assoluti quindi sono il Coro Sinfonico di Parma e dell’Emilia Romagna, l’Orchestra Città di Ferrara, la regia di Andrea Bernard , le scene di Alberto Beltrame, i costumi particolari e sempre calati perfettamente nel momento scenico di Elena Beccaro. Ricordiamo gli impeccabili coprotagonisti di Verzier, Matteo Falcier (Alfredo), Angelo Veccia (Giorgio Germont), Jannessa H’Oearn (Flora Bervoix), Bronislawa Sobierajska (Annina), Simone Fenotti (Gastone), Giulio Riccò (il barone Douphol), Lorenzo Liberali (il marchese d’Obigny), Nicola Ciancio (il dottor Grenvil). E i danzatori Teodora Fornari e Simone Cristofori.
Due curiosità: tra il pubblico anche il vescovo Fra Mario e in biglietteria ad acquistare il biglietto anche il sindaco Francesco Persiani con consorte.

