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28 Aprile Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro: nei primi due mesi dell’anno in provincia +10,7 % di incidenti

MASSA-CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma dell’Anmil Massa-Carrara, ente morale e associazione APS/ETS nata nel 1943, con tema la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro istituita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2003.

L’Anmil da oltre 80 anni è impegnata ogni giorno in ogni tipologia di azienda e scuola di ogni ordine e grado nella diffusione della cultura della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro per poter riuscire nell’obiettivo di diminuire in modo drastico i numeri delle morti, degli infortuni e delle malattie professionali. Una Nazione che nonostante la presenza di aziende grandi, medie e piccole virtuose- afferma il presidente Bruschi- ha inaugurato il 2026 con un aumento degli infortuni, nei primi 2 mesi dell’anno a livello nazionale, del 2,6 % rispetto al solito periodo dello scorso anno (89.556 nel 2025 e 91.912 nel 2026); le denunce di infortuni mortali hanno avuto una diminuzione del 26,5 % sempre rispetto al solito periodo dello scorso anno (138 nel 2025 e 102 nel 2026). Sempre nei primi 2 mesi dell’anno hanno avuto un incremento le malattie professionali di un 14,2 % (14.917 nel 2025 e 17.036 nel 2026). La nostra Provincia non si sottrae agli incrementi percentuali che se a livello di denunce mortali, nei primi due mesi dell’anno, non ne ha avuto questo non si può dire per gli infortuni e le malattie professionali. Infatti per quanto riguarda gli infortuni nella nostra provincia, nei primi 2 mesi dell’anno, ha avuto un incremento del 10,7 % (345 nel 2025 e 382 nel 2026), mentre le malattie professionali hanno avuto un aumento preoccupante del 61,7 % (188 nel 2025 e 304 nel 2026). Ma non ci sono solo gli infortuni infatti il focus dell’Anmil nella Giornata Mondiale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro 2026 riporta il titolo: “Per favorire il benessere psicosociale informazione e Terzo Settore scuotano il sonno ideologico del lavoro”. I rischi psicosociali derivati da situazioni di instabilità e difficoltà nell’ambito della propria professione minano decisamente la salute e la sicurezza di lavoratori e lavoratrici e luoghi di lavoro. I rischi psicosociali generati da pratiche quali mobbing, la molestia, la dequalificazione professionale, l’imposizione di tempi di lavoro non a norma, inaspriscono la potenzialità infortunistica e aggravano i già critici dati circa la pandemia silente della salute mentale nel nostro paese. Come Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del lavoro – continua Bruschi- sentiamo il dovere di porci una domanda cruciale: come possiamo promuovere il benessere psicosociale su larga scala in un Paese in cui il mobbing è amplificato dal lavoro su piattaforma e dal dominio degli algoritmi? Un Paese in cui crescono in modo allarmante i casi di burnout tra il personale sanitario, e dove, nel 2024, si è registrato un aumento significativo delle aggressioni sul posto di lavoro, spesso perpetrate da esterni e che colpiscono soprattutto le lavoratrici. La mancanza di benessere lavorativo è il riflesso di un disordine più ampio, quello del mondo in cui viviamo oggi. In Italia osserviamo un sistema che ha smesso di guardare alla collettività e che tende invece a isolare gli interessi di pochi. In questo contesto si inseriscono dinamiche ormai ricorrenti: incidenti e morti sul lavoro, alimentati da una logica in cui la tutela delle persone viene sacrificata in nome del profitto. A tutto ciò si aggiunge l’assenza di misure efficaci di controllo da parte delle istituzioni, accompagnata da una grave carenza di risorse destinate alla salute psicologica, soprattutto per i disturbi di media e grave entità. Eppure, la strada è chiara: investire in un lavoro regolare, stabile, adeguatamente retribuito e qualificante rappresenterebbe già un passo decisivo verso un reale benessere condiviso. Sappiamo che gli strumenti a nostra disposizione come Ente del Terzo Settore sono limitati e spesso ostacolati da politiche restrittive. Ma questo non ha fermato, né fermerà, la nostra determinazione. Continuiamo a chiedere alle istituzioni interventi concreti e non più rimandabili: una Procura Nazionale dedicata, il rafforzamento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, una reale sinergia tra i diversi organi di vigilanza, l’introduzione di una legge sul salario minimo e una maggiore tutela per i familiari delle vittime del lavoro. Gli infortuni, le morti sul lavoro e le malattie professionali sono inaccettabili. Di fronte all’insufficienza delle risposte istituzionali, il cambiamento deve partire da noi: da tutte e tutti coloro che non accettano più uno sfruttamento ormai normalizzato e che sentono l’urgenza di unirsi, fare squadra e sostenersi reciprocamente. E allora trasformiamo l’indignazione in azione, il dolore in responsabilità collettiva. Perché ogni numero ha un volto, ogni incidente ha una storia, e ogni vita spezzata chiama in causa tutti noi. Non possiamo più permetterci di essere spettatori- conclude bruschi-. E finché anche un solo lavoratore sarà esposto, ferito o dimenticato, il nostro impegno non potrà dirsi concluso. Perché il lavoro deve garantire vita, non metterla a rischio. Il lavoro deve essere strumento di dignità e affermazione di tutti e messo sul podio dei diritti. Sempre.