Movida, il prefetto conferma la linea dura a Massa e Carrara: restrizioni fino a metà maggio
Confesercenti propone un protocollo per la gestione condivisa; il comitato ‘Tra la gente’ frena: «Le chiusure svuotano le strade e portano degrado»
MASSA-CARRARA – Resta alta la tensione tra l’esigenza di sicurezza urbana e la tutela del tessuto economico locale. Nella mattinata odierna, presso la prefettura di Massa-Carrara, si è tenuto un nuovo vertice del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (Cposp) presieduto dal prefetto Gaetano Cupello. L’incontro ha segnato un momento di confronto diretto con le associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, Fipe, Cna e Confimpresa), che avevano richiesto un dialogo sulle restrizioni attualmente vigenti nei territori di Massa e Carrara.
Il verdetto del Comitato: confermate le restrizioni
Nonostante il confronto, le misure d’emergenza non subiranno variazioni nel breve periodo. Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale della Prefettura: «Alla riunione sono stati invitati a partecipare anche i rappresentanti delle associazioni Confcommercio, Confesercenti, Fipe, Cna e Confimpresa, i quali avevano espressamente richiesto un confronto con le istituzioni sulla tematica della movida nei territori di Massa e Carrara. Al comitato hanno preso parte i sindaci dei comuni di Massa, Francesco Persiani, e Carrara, Serena Arrighi, il vice presidente della provincia, Alfredo Camera, il questore, Bianca Venezia, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Alessandro Dominici, e il comandante provinciale della Guardia di finanza, Massimo Manucci. Nel corso dell’incontro, svoltosi in un clima cordiale e costruttivo, tenuto conto di quanto sottolineato dal prefetto e condiviso dai sindaci e dai componenti del consesso sulla necessità di salvaguardare la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica trovando un punto di convergenza tra i vari interessi coinvolti, tutti i partecipanti hanno concordato che, mantenendo inalterato il pacchetto di misure in atto (intensificazione dei servizi di controllo ad opera delle forze dell’ordine, chiusura dei pubblici esercizi entro le 00:30, divieto vendita bevande in vetro negli orari indicati, istituzione zone a vigilanza rafforzata) la situazione sia ulteriormente verificata a ridosso del fine settimana del 15-17 maggio prossimo. Nelle more – ha concluso la nota – verrà valutata la sottoscrizione, da parte dei Comuni di Massa e di Carrara, di appositi protocolli con le associazioni di categoria».
La proposta di Confesercenti: un protocollo per la responsabilità condivisa
Proprio sul fronte dei protocolli, Confesercenti Massa-Carrara ha presentato una bozza strutturata per superare l’approccio puramente emergenziale. Il presidente Francesco Bennati ha illustrato al prefetto un modello basato su prevenzione ed equità, sottolineando la necessità di creare un «tavolo operativo» permanente tra istituzioni e associazioni. La proposta di Bennati punta a intervenire sull’intera filiera dell’alcol, estendendo le regole restrittive anche alla grande distribuzione e al dettaglio, non limitandole ai soli bar. Tra i punti cardine del protocollo figurano la regolamentazione del consumo negli spazi pubblici non attrezzati e azioni concrete per favorire la vivibilità dei centri storici. L’obiettivo dichiarato è trasformare la gestione della movida in un esercizio di «responsabilità condivisa».
Il comitato «Tra la gente»: «No a soluzioni calate dall’alto»
Di parere opposto sulle modalità d’intervento è il comitato «Tra la gente», che lancia un monito sulla vivibilità dei quartieri. Secondo il comitato, la sicurezza si costruisce con il dialogo e non con «chiusure affrettate» che rischiano di colpire duramente l’economia locale senza risolvere le criticità alla radice. «I commercianti sono parte integrante del presidio sociale», sostiene il comitato, argomentando che svuotare le strade nelle ore notturne possa paradossalmente aumentare il degrado anziché ridurlo. La ricetta proposta dai cittadini è quella di investire su una maggiore collaborazione con le forze dell’ordine e su un modello di partecipazione attiva che nasca dal basso. Il territorio, secondo il comitato, ha bisogno di «presenza e ascolto», non di misure drastiche che generano sfiducia e tensioni. La partita resta dunque aperta: mentre il «giro di vite» prosegue, istituzioni e associazioni avranno tempo fino a metà maggio per lavorare a quegli accordi che potrebbero cambiare il volto della gestione dell’ordine pubblico in provincia.


