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Omicidio di piazza Palma, la Fondazione Caponnetto: «Emergenza sociale, le gang sono una realtà preoccupante»
I fiori sul luogo dell'omicidio di Giacomo Bongiorni

Il rapporto 2025 dell’Osservatorio regionale stima 200 bande in Toscana. L’allarme: «C’è il rischio che si trasformino in gruppi narcomafiosi. Serve più controllo del territorio»

MASSA – «Morire in pochi secondi per nulla davanti al proprio figlioletto di 11 anni, che rimarrà segnato a vita, è una cosa assurda. Dolorosa. Aberrante. A prescindere dalle singole responsabilità. L’omicidio è avvenuto a Massa, in pieno centro. In una piazza con ben cinque telecamere ma, come appreso dalla stampa, nel fascicolo ci sono solo le immagini di una delle due poste nel palazzo comunale. Quanto è accaduto è da inserirsi in un contesto di vera e propria emergenza sociale nazionale e, con questo omicidio, Massa si pone quindi al centro delle discussioni nazionali e regionali in materia di sicurezza e criminalità da un lato e, dall’altro, impone delle domande sulla questione giovanile e sul tasso di violenza che si respira nelle piazze per un nonnulla». Così Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, che interviene a commento del tragico fatto che è costato la vita a Giacomo Bongiorni nella notte tra sabato e domenica scorsi in piazza Palma a Massa (Massa-Carrara).

Il fenomeno delle gang in Toscana

«A prescindere dal caso in questione, in Italia e nella nostra regione il problema delle gang è reale, è preoccupante e probabilmente in crescita. Nel rapporto 2025 dell’osservatorio regionale della legalità del Consiglio regionale toscano si afferma che “in Toscana si stima l’esistenza di almeno 200 gang, delle quali oltre 40 nella sola città di Firenze” e che “le gang hanno una struttura complessa e molto diversificata. Rappresentano una vera e propria forma di criminalità di strada organizzata e, se non si interviene in tempo, il rischio concreto è che si trasformino in gruppi narcomafiosi”».

«Il rapporto – prosegue Calleri – specifica che tali gruppi possono essere composti da italiani, stranieri o essere misti, coinvolgendo sia minorenni che maggiorenni appartenenti a diverse estrazioni sociali. Le modalità di contrasto devono quindi variare “dall’inasprimento delle sanzioni penali (in particolare per contrastare l’uso di armi da fuoco) all’intervento preventivo sociale, con un’educazione alla cultura della legalità. È senza dubbio necessario un maggior controllo del territorio”.

«Il controllo del territorio, unitamente a una maggiore cultura della legalità – evidenzia il presidente della Caponnetto – si conferma come punto fondamentale da perseguire anche nella provincia di Massa-Carrara, oggetto — tra l’altro — di numerosi report dell’Omcom (osservatorio mediterraneo criminalità organizzata e mafia) e più volte nel tempo indicata nei verbali della commissione parlamentare antimafia, non tralasciando le 14 interdittive antimafia emesse a carico di imprese dalla prefettura. Come fondazione Caponnetto non possiamo non notare come negli ultimi 20 anni la tecnologia della comunicazione abbia gravato sugli aspetti educativi dei giovani tramite i social, sui quali passano liberamente e senza alcun controllo messaggi e immagini di violenze. È nostra intenzione impegnarci a monitorare con la massima attenzione questo bellissimo territorio ed auspichiamo che questo triste accadimento sia l’occasione per dire: “Mai più”».