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Momento storico per l’Apuoversiliese: il Consiglio congiunto vota per la chiusura di ex Cava Fornace

I comuni di Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza, Montignoso, Massa e Carrara chiedono formalmente alla giunta regionale di rigettare la richiesta di ampliamento della discarica. L’assemblea ha rispettato un minuto di silenzio nel ricordo dei due lutti vissuti dalla città di Massa per la morte di Giacomo Bongiorni e per la morte recente del giovane 22enne presso il ponte Trieste

MASSA-CARRARA – Il momento ha segnato la storia del territorio apuoversiliese. L’approvazione all’unanimità, simbolicamente per alzata di mano presso il palazzetto dello sport di Forte dei Marmi, della straordinaria assemblea formata dai sei comuni interessati dall’impatto della discarica di ex cava Fornace, distribuiti su due province diverse (Massa-Carrara e Lucca), scrive una pagina fondamentale per il futuro del territorio.

I comuni di Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza, Montignoso, Massa e Carrara chiedono formalmente alla giunta regionale di rigettare la richiesta di ampliamento della discarica, accompagnando il diniego dalla decisione di chiuderla immediatamente. Un atto di indirizzo al quale hanno aderito tutti, rappresentando 180mila persone (il 5% della popolazione toscana), mettendo da parte campanilismi geografici e politici: destra, sinistra e civici hanno lanciato un messaggio univoco.

La sostanza è chiara: la discarica deve essere fermata. Non sono più ammessi tentennamenti, soprattutto dopo l’incidente del 6 maggio 2024 con lo sversamento del pericoloso percolato — in discarica si conferisce anche amianto — in strada e nel lago di Porta. Proprio in seguito a quel cedimento dell’argine, il percolato viene attualmente convogliato nelle fognature fino al depuratore Lavello 2 tra Massa e Carrara.

A parlare per primo è stato il presidente del comitato Cava Fornace, Marco De Gennaro, che ha ricevuto il plauso unanime per il grande impegno civile e il coraggio nel portare avanti questa lunga battaglia. Al documento approvato — che chiede il rigetto dell’istanza del gestore per l’ampliamento e l’introduzione di nuove tipologie di rifiuto — è stata aggiunta, su iniziativa di Seravezza, una specifica fondamentale: la fase «post mortem», che implica la messa in sicurezza del sito per una durata anche trentennale, dovrà essere sostenuta economicamente dal gestore e non dalla comunità.

Particolarmente mordace l’intervento del consigliere comunale (e anche regionale) Marco Guidi, il quale ha ricordato la natura a partecipazione pubblica del gestore, controllato da numerosi comuni toscani, in particolare nelle province di Firenze, Prato e Pistoia: «Qua arrivano i rifiuti della piana fiorentina e noi ne paghiamo le conseguenze», ha incalzato.

Da più parti è stato ribadito che la holding non ha certo problemi finanziari per reperire le risorse necessarie alla messa in sicurezza. Il documento adesso dovrà essere approvato da ciascun consiglio comunale prima di prendere ufficialmente la strada per Firenze.