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Apuane Libere a colloquio con la Regione: «Dal parco alle cave, troppe criticità ignorate»
Una protesta degli ambientalisti in una cava delle Apuane (archivio)

Confronto tra gli ambientalisti e l’assessore Barontini sulla gestione del territorio apuano. Il presidente Giudici: «Basta equilibrio retorico, serve il rispetto delle regole»

Nella mattinata di martedì scorso, una delegazione dell’associazione ecologista Apuane Libere è stata ufficialmente ricevuta dall’assessore regionale all’ambiente David Barontini e da alcuni dirigenti della direzione ambiente ed energia della regione Toscana. «Purtroppo – fanno sapere gli ambientalisti – è andato in scena l’ennesimo confronto sbilanciato tra chi denuncia fatti concreti e chi risponde con formule generiche. Nello specifico, abbiamo portato all’attenzione degli amministratori una mole impressionante di criticità: carenza strutturale di personale all’interno dell’ente Parco delle Alpi Apuane, con solo 23 dipendenti contro i circa 50 del parco Migliarino San Rossore, sistemi di controllo inefficaci o palesemente inadeguati, pressione crescente dell’attività estrattiva e un quadro ecosistemico sempre più compromesso».

I casi sollevati: dalla cava di Piastreta al Frigido

Sono stati richiamati casi specifici di estrema gravità, come quello della cava di Piastreta sul monte Sella nel comune di Massa: «Un caso da noi portato alla luce negli ultimi mesi: la cava ha estratto marmo per tre anni senza permessi, commettendo abusi e inquinando le falde acquifere; qui il concessionario si è permesso pure il lusso di escavare migliaia di metri cubi di marmo in maniera abusiva».

L’associazione ha inoltre informato i funzionari di aver rinvenuto attività estrattive che operano in aree sensibili e in prossimità di reticoli idrografici, fino a episodi di compromissione delle risorse idriche, come quello che ha interessato la sorgente del Frigido. A questo è stata aggiunta la totale incertezza sul piano integrato del parco, fermo da anni e ancora privo di una reale adozione trasparente e pubblica.

La critica alla Regione

Dall’altra parte, la risposta dell’assessore Barontini si è limitata a un generico richiamo alla necessità di «equilibrio» tra tutela ambientale e interessi economici: «Una formula ormai diventata lo schermo dietro cui si evita sistematicamente di prendere posizione e cominciare a risolvere i problemi concretamente. Parlare di equilibrio in un contesto in cui le regole risultano spesso disattese significa di fatto accettare lo status quo. Questa è sostanzialmente una risposta politica che non affronta il problema, ma lo diluisce».

Secondo i volontari di Apuane Libere, non sono arrivate indicazioni concrete su rafforzamento degli organici, potenziamento dei controlli o revisione delle autorizzazioni: «Le Alpi Apuane non hanno bisogno di ulteriori equilibri retorici: hanno bisogno di decisioni e applicazione rigorosa delle norme, perché continuare a procrastinare la chiusura delle cave significa accettare la compromissione irreversibile di un patrimonio naturale di vitale importanza».

Il neo presidente Marco Giudici conclude con una nota polemica: «Se la regione Toscana intende proseguire con questa politica di devastazione ambientale può farlo, assumendosi le responsabilità nei confronti delle future generazioni, tuttavia il rispetto delle regole non può assolutamente venire meno e purtroppo da anni riscontriamo un peggioramento drammatico e costante».