«Desertificazione industriale, perdita di potere d’acquisto e impoverimento»: l’analisi Ires sull’economia apuana
«I dati di Massa-Carrara sono i peggiori della Toscana, la quale in 20 anni in Europa ha perso 48 punti rispetto al Pil. E quando si dice ‘vanno bene le esportazioni’, non è detto che quanto viene amministrativamente esportato nei nostri porti, sia stato prodotto qua»
MASSA-CARRARA – Una deindustrializzazione di cui come sappiamo soffre il Paese intero ma che colpisce in modo significativo la Toscana e nell’ambito della regione in modo particolare Massa-Carrara. Accanto e in stretta correlazione c’è il dato su salari e occupazione. La nostra provincia vede crescere il numero dei lavoratori negli ultimi 10 anni soprattutto tra i dipendenti privati (un po’ meno i dipendenti pubblici), ma in settori poco remunerativi rispetto al settore industriale, meno remunerativi come il terziario. Ancora un elemento che qualifica il trend economico-occupazionale del territorio è il fatto che il salario dei dipendenti, i dipendenti pubblici in misura maggiore rispetto ai dipendenti privati, perde terreno. Per il lavoro autonomo invece la tendenza è al contrario: diminuisce il numero di artigiani e commercianti ma aumenta il loro reddito reale. In sostanza e nel complesso tra il 2014 e il 2024 gli occupati aumentano di +3,5%, ma il loro reddito reale sale solo di +0,8%. In generale la tendenza prevalente è una sostanziale stagnazione del potere d’acquisto. Questa è la fotografia scattata da Ires Toscana, l’agenzia economica regionale che, oltre alla produzione di un focus periodico sull’economia regionale, sta conducendo una serie di studi (a cura del ricercatore Andrea Cagioni) sull’economia su base provinciale.
Maurizio Brotini (presidente Ires Toscana) in conferenza stampa presso la Camera del Lavoro di Massa-Carrara spiega: “La situazione economica e sociale della provincia di Massa-Carrara è segnato da un processo più che trentennale di desertificazione industriale, un rischio elevatissimo di monocultura del marmo e un processo di terziarizzazione debole ( il settore dei servizi, il terziario, cresce significativamente in termini di occupazione, ma non è trainato da un reale sviluppo tecnologico, alta produttività o servizi avanzati, mentre nelle economie avanzate la terziarizzazione è legata a servizi ad alto valore aggiunto come knowledge-intensive, tecnologia, finanza), soprattutto nelle aree di tipo turistico, in una sostanziale assenza di un settore pubblico capace di compensare il disequilibrio. Stagnazione, terziarizzazione debole e rischio elevatissimo di crisi industriale: sono necessari interventi infrastrutturali e politici per un territorio ad alta vocazione manifatturiera, con prospettive di sviluppo degne di questo nome. Un elemento che conferma in negativo questa preoccupazione è lo scarto a partire sostanzialmente dal 2020 fra i redditi e consumi, dove i consumi sono maggiori dei redditi a indicare una fetta di reddito grigio o nero oppure che le persone hanno attinto a risparmi accumulati che in prospettiva finiscono. La Toscana è tra le regioni d’Europa, secondo uno studio dell’Ue, che dal 2000 al 2021 perde 48 posizioni rispetto al Pil. Dobbiamo considerare che la Toscana perde più di tutti tranne l’Umbria. La Toscana va peggio dell’Italia e regredisce. In Toscana è in corso un processo di terziarizzazione debole. Nel 1994 le unità di lavoro del terziario dell’industria erano le stesse, nel 2024 ci sono 40 punti di differenza: nel 1994 non a caso è il periodo in cui si discute il sistema delle partecipazioni statali. Nel 2024 a livello regionale noi abbiamo in Toscana il 71,5% occupato in servizi, il 6,5% nelle costruzioni, il 3,7% nell’agricoltura e solo il 18,3% nell’industria. I dati della provincia di Massa-Carrara sono i peggiori della Toscana e quando si dice vanno bene le esportazioni, non è detto che quanto viene amministrativamente esportato al porto di Carrara come negli altri porti toscani, sia stato prodotto qua”. Entrando ancora meglio nello specifico il quadro economico complessivo che emerge dai dati 2025 relativi a Massa-Carrara è di sostanziale stagnazione, all’interno della quale la provincia fatica a trovare slancio dopo la fase di rimbalzo post-pandemica. I dati macroeconomici palesano criticità strutturali, come dimostra in particolare la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico. Questo andamento, peggiore della media regionale, è confermato dall’analisi del valore aggiunto, che mostra una crescita debole e discontinua, trainata esclusivamente dal settore delle costruzioni grazie ai bonus edilizi e agli investimenti del PNRR. Al contrario, l’industria, dopo un triennio di recupero, torna in flessione, mentre i servizi rallentano sensibilmente. Un segnale positivo proviene dal commercio estero, con la bilancia commerciale che mantiene un saldo ampiamente positivo, attestando la competitività di alcune filiere locali. Tuttavia, ciò stride con una dinamica interna allarmante: in media, le famiglie consumano sistematicamente più del loro reddito disponibile, con una propensione al consumo che si prevede superi il 107% nel 2025. Questo fenomeno, insostenibile nel lungo periodo, rivela una crescente difficoltà socio-economica e un ricorso a risparmi o all’indebitamento al fine di mantenere i livelli di consumo abituali. Occorre però sottolineare come il disallineamento tra redditi e consumi potrebbe occultare variabili collegate ai redditi, quali l’incidenza del lavoro sommerso e della rendita immobiliare nel turismo e in altri comparti del terziario arretrato. L’analisi della variazione dei redditi da lavoro nell’ultimo decennio (2014-2024) permette una solida conferma del processo di impoverimento. Mentre aumenta il numero di lavoratori dipendenti, il loro reddito reale, una volta sottratta l’inflazione cumulata (pari al +20,8%), cala sensibilmente. Un ulteriore elemento di specificità provinciale, in controtendenza rispetto al resto della Toscana, è la diminuzione nel 2025 del ricorso alla cassa integrazione. Il dato, che potrebbe apparire positivo, va letto con cautela nel contesto di un’economia stagnante. Il segretario generale Cgil di Massa-Carrara Nicola Del Vecchio commenta: “I dati del rapporto evidenziano, se mai ce ne fosse bisogno, che servono interventi infrastrutturali per garantire competitività al nostro territorio e scelte politiche in grado di favorire la creazione di un modello produttivo slegato dalla rendita, cosa che purtroppo fatichiamo a vedere. Per fare un esempio, si pensi ai tentativi di cambi di destinazione d’uso di aree manifatturiere in aree commerciali, come sta avvenendo nel Comune di Massa, scelta ora supportata anche dalla Provincia dopo l’avvento della nuova maggioranza guidata da Roberto Vallettini, con conseguente esposizione a processi speculativi. Servirebbe piuttosto una visione strategica capace di indirizzare il territorio in una prospettiva di medio- lungo periodo, mentre purtroppo assistiamo a conflitti che danneggiano il territorio invece di valorizzarlo. Ulteriore esempio è l’immobilismo nell’approvazione del piano regolatore portuale, dove servirebbe maggior impegno nel giungere ad una soluzione condivisa e risolutiva, capace di dare una prospettiva ad un territorio che senza infrastrutture adeguate rischia di cadere in una recessione cronica. La crisi di The Italian Sea Group, può provocare persino l’acutizzazione ulteriore di questo scenario, se non affrontata con attenzione. Per quanto riguarda il lapideo poi, abbiamo necessità di uscire dai ricatti padronali e affrontare i problemi, se esistono, per quelli che sono. La scelta di rimandare le decisioni è quella più facile ma non produce alcun cambiamento, né sotto l’aspetto occupazionale, né tantomeno sotto quello degli investimenti necessari a valorizzare un bene che per noi rimane pur sempre un bene comune”.

