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Cava Fornace, Barontini risponde a Guidi. Il consigliere di Fdi: «Non siamo soddisfatti. Si proceda con la chiusura definitiva»
MONTIGNOSO – L’assessore regionale David Barontini ha risposto, nella commissione Ambiente presieduta da Gianni Lorenzetti (Partito Democratico), a un’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia (primo firmatario Marco Guidi) in merito al procedimento per il rilascio del Paur relativo al «progetto di completamento oltre quota +43 metri sul livello del mare» della discarica per rifiuti speciali di Cava Fornace, nella provincia di Massa-Carrara.
L’interrogazione è stata rivolta al presidente della giunta regionale e all’assessore competente per conoscere lo stato della procedura autorizzativa, la sicurezza del sito dopo l’incidente del maggio 2024, l’esatta volumetria residua e il percorso previsto in caso di chiusura definitiva dell’impianto.
L’iter del Paur e lo stato di emergenza
Il procedimento per il rilascio del Paur (provvedimento autorizzatorio unico regionale), ha spiegato l’assessore, è stato avviato il 12 luglio 2023. A seguito dell’incidente del maggio 2024, caratterizzato dal cedimento del paramento esterno, il settore Via (valutazione impatto ambientale) ha sospeso la conferenza dei servizi in attesa della risoluzione della situazione emergenziale.
È emersa, tra la Regione e i comuni di Montignoso e Pietrasanta, una condivisa necessità di individuare una proposta progettuale per la chiusura celere e sostenibile della discarica. Il gestore, la società Programma Ambiente Apuane Spa, ha chiesto la revoca della diffida, ma la Regione ha deciso di prorogarla fino al 30 aprile, data entro la quale dovranno essere ultimati i lavori di ottimizzazione della gestione del percolato e delle acque meteoriche. Solo allora potrà essere considerata cessata l’emergenza.
Volumi residui e scenari futuri
La volumetria residua della «fase uno» è pari a circa 4.360 metri cubi su un totale di 750.000, risultando quindi pressoché esaurita. L’assessore Barontini ha chiarito i due possibili scenari:
- Approvazione: la prosecuzione dell’attività oltre quota +43 metri sarà assentita solo in caso di valutazioni tecniche favorevoli su tutti gli aspetti ambientali e progettuali.
- Rigetto: in caso di esito negativo per le fasi 2 e 3, verrà emanato un provvedimento per l’avvio della chiusura definitiva. In questo caso, il gestore dovrà presentare un progetto di ripristino e garantire la gestione post-operativa (manutenzione e sorveglianza) per almeno trent’anni.
La replica: «Cittadini insoddisfatti»
«Dichiaro di non essere soddisfatto», ha replicato il consigliere Marco Guidi. «La giunta regionale ha la responsabilità politica e amministrativa di esprimersi sulla compatibilità ambientale. I cittadini si aspettano la chiusura del procedimento. Spero che a breve l’assessore torni in commissione per dirci che la giunta ha deciso di non concedere l’autorizzazione e di dare mandato agli uffici per la chiusura definitiva».


