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Il caso Marble Hotel in Consiglio: «Serve l’esproprio». Gessi dell’Accademia verso Palazzo delle Poste

Da due interrogazioni distinte presentate dal consigliere Massimiliano Manuel e dalla consigliera Maria Mattei

CARRARA – Abbiamo il Marble Hotel, purtroppo, ma avremo mai una gipsoteca per la preziosa collezione di circa 300 gessi  fra calchi, bassorilievi, modelli e calchi a tutto tondo di primo e secondo Ottocento e di primo Novecento di proprietà dell’Accademia di Belle Arti? Due argomenti affrontati con due interrogazioni distinte rispettivamente dal consigliere di Fratelli d’Italia Massimiliano Manuel e dalla consigliere del gruppo misto Maria Matteo nel Consiglio comunale dell’altra sera.

Sull’ecomostro costruito 40 anni fa vicino al casello autostradale e lasciato nel corso dei decenni in bella vista al logorìo del tempo e degli eventi atmosferici, teatro all’epoca addirittura di un omicidio, un attentato mafioso con tanto di tritolo nel 1991, ha chiesto numi il consigliere Manuel riferendosi a ipotetiche trattative di acquisto con un teorico (molto teorico a quanto pare) progetto sull’area che poi sarebbe andato in fumo,  che sarebbero state rivelate su un giornale on line. Sono stati mille gli annunci negli anni, soprattutto nella consiliatura precedente rispetto alla possibilità, in verità poco verosimile, del recupero della struttura. Struttura, lo ricordiamo e ribadiamo, che è costituita da uno scheletro a più piani malconcio e malridotto. Sul destino dello scheletro fantasma la sindaca è stata chiara: l’unica soluzione perseguibile è l’esproprio. La prima cittadina ha riferito di non avere avuto alcuna notizia circa questo fantomatico acquirente e di aver ascoltato da parte della società proprietaria solo parole senza che siano mai seguiti passi concreti. “L’articolo in questione mi è sfuggito – ha risposto Serena Arrighi -. Noi in tutto questo periodo non abbiamo mai avuto interlocuzioni con possibili acquirenti. Abbiamo avuto diverse interlocuzioni con l’attuale proprietà del Marble Hotel, la quale più volte ci ha prospettato la possibilità da parte loro di avere degli acquirenti. L’ultima volta si sono presentate delle avvocate, delle amministrativiste che dicevano ‘allora dobbiamo siglare la convenzione’ come se ci fosse già in atto qualcosa di definito – ha raccontato sorridendo e facendo riferimento al fatto che sul tavolo concretamente non avevano messo niente -. Ma con la proprietà non siamo mai riusciti a definire nulla. Io alla proprietà ho sempre chiesto di arrivare con qualcosa di concreto, che significa dal mio punto di vista un preliminare per poi sulla base di quello poter discutere e per poter arrivare a una soluzione del problema. Questo non è mai accaduto”. Secondo la prima cittadina l’unica via appare dunque l’esproprio. “Per quanto riguarda l’esproprio – spiega Serena Arrighi – occorre un progetto con finalità pubblica , occorrono i fondi per l’acquisizione e la demolizione. Questo potrà essere oggetto di discussione con la maggioranza qualora si presenti l’occasione di avere a disposizione dei fondi per intervenire. Valuteremo a questo punto se poterlo concretizzare”.

Venendo alle notizie più liete, vale a dire la possibilità di trovare finalmente una collocazione degna alla collezione di gessi ottocenteschi dell’Accademia, è stata Maria Mattei a chiedere conferma della notizia trapelata. L’amministrazione trovava prematuro anticipare un progetto che deve ancora prendere forma, ma a quanto pare è vero che si sta discutendo di collocare i gessi nel Palazzo delle Poste in Via Giuseppe Mazzini 15, angolo via Aronte di recente acquisizione da parte di un privato. La sindaca e l’assessore alla Cultura Gea Dazzi hanno confermato essere ancora nelle primissime fasi di incontri con proprietà e Accademia per verificare se sia possibile questo tipo di soluzione. Sarebbe stata la nuova proprietà a mettersi in contatto con l’amministrazione manifestando la volontà di regalare una destinazione culturale al palazzo (almeno in una sua parte ndr). Da lì l’idea dell’amministrazione di farvi trovare casa agli antichi gessi. “Da tempo – ha chiarito la sindaca – ci stiamo chiedendo quale possa essere una collocazione ottimale per i gessi, un grande patrimonio di Carrara. Non è possibile collocarli, per ragioni tecniche, a Palazzo Rosso così quando è arrivata la notizia di acquisto di un privato del Palazzo delle Poste, abbiamo avuto delle interlocuzioni con il privato e con l’Accademia per verificare la possibilità di usare quella sede, visto che si sarebbe una destinazione di tipo culturale per lo storico edificio. E’ un’idea che stiamo cercando di verificare se attuabile. Poi saranno necessarie le verifiche di organi tecnici come la Sovrintendenza”. Risponde anche Gea Dazzi: “Per ora c’è stato un solo incontro, tutto è ancora a livello embrionale: in primis sarà il privato a decidere”.