Ha vinto il ‘no’, le reazioni a Massa-Carrara: verso il “campo largo” a sinistra e nuovi equilibri a destra?
Il pensiero di alcuni avvocati che chiedono di mettere mano in modo organico alla giustizia. «La riforma dovrebbe essere frutto di un confronto, non imposta come è stato tentato di fare senza dare spiegazioni alla popolazione, senza dibattiti e approfondimenti»
MASSA-CARRARA – I dati sono ufficiali. Vince il «no». E vince l’affluenza alle urne, anche a Massa-Carrara (qui l’articolo coi risultati). La riforma sulla giustizia voluta dal centrodestra non passa. A questo punto cerchiamo di raccogliere alcuni commenti, sia politici che tecnici, per comprendere meglio i risvolti del voto. Partiamo dall’elemento politico.
Le reazioni politiche
La prima a cantare vittoria è sicuramente la sinistra. Il coordinatore di Rifondazione comunista di Carrara, Piero Marchini, commenta un minuto dopo l’ufficialità degli esiti: «Compagni e partigiani, una prima vittoria l’abbiamo conquistata, ora teniamo unito il fronte nazionale di liberazione per le sfide successive che ci attendono. Avanti o popolo!».
Soddisfazione condivisa anche dalla parte più a sinistra del Pd. L’assessore alla cultura di Carrara, Gea Dazzi, si dice felice del responso delle urne: «Sono soddisfatta, è quello che mi aspettavo nel merito ma anche come messaggio politico. Un risultato di questo tipo potrà aprire delle riflessioni in seno alla maggioranza di governo, calibrare certi slanci. E poi – aggiunge – sono molto contenta che gli italiani stiano capendo che bisogna tornare a votare, è fondamentale per la democrazia. Abbiamo raggiunto un risultato nel risultato».
Da destra, nel frattempo, si osserva un silenzio carico di tensione, fatta eccezione per la Lega. Il coordinatore provinciale del Carroccio, Andrea Tosi, commenta dalla sua pagina social: «Gli italiani si sono espressi. Noi siamo fatti così: esultiamo per le vittorie, ma sappiamo anche accettare le sconfitte, senza drammi. È la democrazia. Questa riforma avrebbe rappresentato un passo in avanti, ma non ha trovato il consenso necessario. Troppo spesso il confronto viene spostato su piani ideologici, allontanando i cittadini dai contenuti reali».
Sulla stessa linea il deputato apuano Andrea Barabotti: «La riforma non viene confermata. Credo che la paura abbia prevalso sul merito e che il paese abbia perso una bella occasione. Detto questo, dobbiamo accettare serenamente il responso». Alla domanda se all’interno della coalizione guidata da Fratelli d’Italia possano cambiare gli equilibri, Barabotti assicura laconico: «Per il governo non cambia nulla». Ma resta l’incognita sulla tenuta dell’asse con Forza Italia, la forza più legata al progetto.
Il parere dei tecnici
Entriamo nel merito del quesito con due legali: l’avvocata Alberta Musetti, consigliere comunale a Carrara, e Giovanni Macchiarini, ex assessore carrarese. Entrambi concordano sulla necessità di intervenire sulla giustizia, ma criticano lo strumento proposto. «Ho votato “no” perché non ritenevo questa riforma adatta – premette Musetti –. Il sorteggio per il Csm non mi ha mai convinto e l’istituzione di un terzo organismo come la Corte disciplinare avrebbe triplicato i costi, creando una macchina farraginosa. Sarebbe necessaria una riforma di più ampio respiro, non fatta a colpi di Costituzione, implementando magistrati e dipendenti ministeriali».
Giovanni Macchiarini offre un punto di vista doppio: da cittadino ha votato «no», da avvocato avrebbe votato «ni». Macchiarini evidenzia la disparità di poteri tra pubblico ministero e difesa: «Il Pm è un collega del giudice, hanno lo stesso percorso alle spalle, mentre l’avvocato non è su un piano paritario. Tuttavia, la riforma non convinceva: non separava davvero le carriere ma creava un clone, e non diceva nulla sulla responsabilità civile dei magistrati. Togliatti definì la magistratura un “re senza corona”: un’autorità priva di un fondamento che ne giustifichi il potere. La riforma dovrebbe essere frutto di dialogo, non imposta senza spiegazioni alla popolazione».



