il voto del 22 e 23 marzo
|Referendum giustizia, il sindaco Petacchi: «Voterò sì, ma nessuna vicinanza al governo Meloni»
Il primo cittadino di Zeri spiega la sua decisione: «Basta con i magistrati che fanno politica. Valutiamo il merito, non le bandiere di partito»
ZERI – In vista del referendum del 22 e 23 marzo prossimi sulla riforma della giustizia, il sindaco di Zeri (Massa-Carrara), Cristian Petacchi, interviene pubblicamente per chiarire la propria posizione. «Ho già espresso con chiarezza il mio sostegno al sì alla riforma oggetto della consultazione – afferma Petacchi – ma ritengo necessario precisare altrettanto chiaramente che questa scelta non ha nulla a che vedere con una presunta vicinanza o stima nei confronti dell’attuale governo».
Secondo il primo cittadino, infatti, l’azione dell’esecutivo appare «debole, confusa e spesso inadeguata» su molti dei principali temi che riguardano il paese. «Dal sociale alla sicurezza, dalla gestione dell’immigrazione all’economia, fino alla politica estera, alla scuola e alla sanità – prosegue – difficilmente negli ultimi decenni si è visto un governo con ministri così poco convincenti e in molti casi del tutto impresentabili». Petacchi sottolinea però come sarebbe «intellettualmente disonesto» non riconoscere che anche molti governi precedenti «non hanno certo brillato per competenza o coraggio politico».
Un passaggio importante del suo intervento riguarda il tema della giustizia. «Su questo tema – osserva – la realtà è sotto gli occhi di tutti. Tra interpretazioni contraddittorie, decisioni spesso incomprensibili e applicazioni disomogenee delle leggi, la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario è ai minimi storici. Viene quasi da sorridere amaramente quando nei tribunali si legge la scritta “La legge è uguale per tutti”, perché troppo spesso la percezione dei cittadini è esattamente opposta».
Proprio per questo, aggiunge il sindaco, il referendum dovrebbe essere valutato nel merito e non sulla base di chi propone la riforma. «Non è una riforma perfetta, ma contiene elementi che possono rappresentare un miglioramento rispetto alla situazione attuale». Petacchi osserva inoltre che una riforma di questo tipo «avrebbe potuto essere proposta anche dalla sinistra». «In quel caso probabilmente molti degli improvvisati commentatori di oggi direbbero esattamente il contrario di ciò che sostengono ora. Parlo da sindaco civico, senza appartenenze politiche e senza bandiere di partito».
Il primo cittadino evidenzia poi una questione che, a suo giudizio, resta ancora aperta: il rapporto tra magistratura e politica. «Ancora oggi può accadere che magistrati chiedano l’aspettativa per fare politica, cambino anche più volte partito, ricoprano ruoli apicali nell’esecutivo e costruiscano relazioni che intrecciano inevitabilmente giustizia e potere politico. E poi, magari dopo una sconfitta elettorale, possano tornare a fare i giudici come se nulla fosse. È un tema serio – conclude – che prima o poi dovrà essere affrontato con chiarezza e coraggio, perché la credibilità delle istituzioni si fonda anche sulla netta separazione tra chi giudica e chi fa politica». Pur con i suoi limiti, secondo Petacchi il referendum rappresenta comunque un passo nella direzione di una giustizia più equilibrata e più responsabile. «Per questo il mio invito è chiaro: il 22 e 23 marzo partecipiamo. Andiamo a votare. Votiamo sì».


