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Questura, una sala protetta per Cristina Biagi. La Polizia: «Più ammonimenti e meno codici rossi sul territorio»

Nel 2023 emessi 15 ammonimenti: 14 per atti persecutori (stalking) e 1 per violenza domestica. Nel 2024 67 ammonimenti, di cui 15 per stalking e 52 per violenza domestica. Nel 2025 77 ammonimenti, di cui 24 per stalking e 53 per violenza domestica.  Nel 2026 allo stato sono già stati emessi 11 ammonimenti, 1 per atti persecutori e 10 per violenza domestica

MASSA-CARRARA – La sala d’ascolto protetta inaugurata ieri, 9 marzo, nella Questura di Massa-Carrara è dedicata a Cristina Biagi. Una scelta di attenzione e di cura da parte della questura. Perché il nome di Cristina riecheggia ancora, silenzioso, nel cuore di Massa. Come quelle lacrime scivolate piano, discrete, sulle guance di sua figlia che sta crescendo senza di lei, e dei suoi familiari.

Gli occhi ostinatamente bassi della madre di Cristina, durante la cerimonia di inaugurazione di fronte alle parole delle massime istituzioni locali, hanno raccontato tutto. Così come la dignità composta del padre accanto a lei e la commozione trattenuta della cognata di Cristina accanto al fratello Alessio Biagi. Una famiglia che il dolore non è riuscito a scalfire nel proprio contegno. «I grandi dolori sono muti», diceva Lucio Anneo Seneca. Un dolore muto, pietrificante, senza voce come è stato quella mattina. Era estate, era il 28 luglio del 2013. Cristina Biagi ha 38 anni, lavora sul lungomare in un ristorante. Quella mattina il marito da cui si stava separando e con cui aveva due figlie di 6 e 8 anni, la raggiunge e la uccide con due colpi di arma da fuoco. Poi si toglie la vita. Per la nuova legge 2 dicembre 2025, n. 181, è femminicidio.

Per i suoi figli e per la sua famiglia un dolore indicibile. Per Massa un colpo al cuore, uno shock che la sorprese per violenza e veemenza. Un fenomeno, quello del femminicidio, che non ha colpito solo la nostra comunità. È di un paio di giorni fa la notizia di una donna a pochi chilometri da noi, a Genova, 87 anni, uccisa dal figlio in seguito a una lite. Qualche mese fa, nell’agosto scorso, sempre a poca distanza da qua, alla Spezia, una donna di 54 anni è stata uccisa a coltellate dall’ex marito. Lo sintetizza efficacemente nel suo discorso il prefetto Gaetano Cupello: «Quando l’amore si trasforma in odio», osserva. Un odio che matura dentro le mura domestiche, dentro la famiglia, dentro l’amore.

In questo contesto arriva la sala d’ascolto protetta a Massa, la 157ª in Italia. Perché le istituzioni rispondano a un appello della collettività, individuando e mettendo in campo una serie di iniziative e percorsi. Da dove si deve partire? Si parte dall’ascolto, sottolinea il questore, Bianca Venezia: per questo motivo la stanza protetta sarà dedicata a ricevere, da personale appositamente formato, chiunque — ha ribadito il questore — uomini e donne che abbiano subito o stiano subendo violenza, in ogni forma: tanto fisica quanto psicologica.

A spiegare il quadro tecnico della situazione nel paese e a Massa-Carrara è la dottoressa Emanuela Sozzi, primo dirigente della Polizia di Stato, in servizio presso la nostra questura. C’è la legge cosiddetta Codice rosso che ha rafforzato le misure di tutela delle vittime in un’ottica di prevenzione. C’è uno strumento, quello dell’ammonimento del questore, che si traduce in un’azione preventiva con cui si invita il destinatario del provvedimento a seguire percorsi di recupero. C’è la legge che introduce, punendo con l’ergastolo, il reato di femminicidio. E ci sono le sale di ascolto che si stanno moltiplicando con un percorso di formazione dedicato per il personale che lì accoglierà le vittime. C’è l’intento da parte delle istituzioni, supportate dalle associazioni del terzo settore che sul territorio sono fondamentalmente Pur (Uomini responsabili) e il centro antiviolenza «Donna chiama donna», di far emergere la parte sommersa del fenomeno di violenza di genere.

«Su quest’ultimo aspetto — prosegue la funzionaria — si inserisce anche il protocollo “Zeus” avviato dalla questura di Massa-Carrara nel 2023 e rinnovato nel 2025 con le associazioni del terzo settore, come con l’associazione Uomini responsabili. Si tratta di un percorso rivolto agli autori di violenza domestica o di atti persecutori, finalizzato alla rieducazione e alla responsabilizzazione per prevenire lavorando sulle cause».

La dirigente dettaglia: «I dati sono triplicati per quanto riguarda l’ammonimento dal 2023 al 2025, dopo l’introduzione della legge 168/2023 che tra le altre misure ha ampliato i “reati spia” e la possibilità dell’ammonimento d’ufficio. Un incremento che non va letto come un aumento dei casi ma come maggiore capacità di intercettare il fenomeno e di intervenire tempestivamente. Sotto l’aspetto repressivo è stata svolta una intensa attività investigativa in materia di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori in danno alle fasce più deboli. I codici rossi attivati invece sono diminuiti, a dimostrare il buon lavoro di prevenzione. I numerosi provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria testimoniano l’impegno quotidiano, silenzioso ma costante, che racconta il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, dei servizi sociali e delle associazioni del territorio. Raccontano una rete che si è rafforzata».

Sulla funzione essenziale della sala interviene la dottoressa Patrizia Peroni, dirigente presso il servizio centrale anticrimine della direzione centrale anticrimine del dipartimento di pubblica sicurezza a Roma, la quale ricorda: «Sono state inaugurate sul territorio due sale in due date speciali: il 24 novembre a Carrara e il 9 marzo a Massa. Sono spazi protetti, simbolici, che servono a dare alle vittime — persone che vivono temporanei periodi di vulnerabilità — spazi dove riusciamo ad ascoltarle con massimo impegno. Per questo dobbiamo avere personale formato all’ascolto che sia capace di accogliere in modo adeguato, che non abbia pregiudizio nelle parole, che non proponga più tentativi di conciliazione, ma che sappia supportare con una protezione più adeguata: protezione data con l’ammonimento oppure con l’accoglimento anche di una denuncia». Sottolinea la funzionaria: «Sappiamo che c’è tantissimo sommerso e la sala serve proprio a questo, per creare uno spazio per invitare le persone che vivono queste situazioni a parlare; solo parlando si può scegliere una via di uscita dalla violenza».

Cita una scrittrice italiana, Lidia Ravera, il prefetto: «Fino a quando ci sarà una sola donna minacciata, non possiamo avere pace. Come istituzioni dobbiamo sempre avere l’obbligo di continuare su questa strada». Anche il procuratore della Repubblica Piero Capizzotto testimonia l’impegno da parte della magistratura in questa direzione: «Abbiamo una serie di accorgimenti organizzativi dedicati a far sì che si riesca ad affrontare in termine di urgenza una serie di situazioni che meritano di essere attenzionate in tempi rapidi».

Il messaggio del questore Venezia rivendica l’importanza del cambiamento culturale: «È una stanza che abbiamo cercato di rendere più accogliente possibile, cercando di indicare una apertura, la volontà di ricevere qualcuno e di farlo sentire sicuro, a suo agio. Senza distinzione di sesso. Sentirsi minacciati è già di per sé una perdita di controllo nella propria vita, ma ritengo che sentirsi minacciati nella propria famiglia sia quanto di più destabilizzante e triste ci possa essere. Avere paura e non sapere che cosa fare. Ecco, questa stanza dedicata al ricordo di Cristina Biagi — e ringrazio i parenti che hanno accettato il mio invito — è una sala dedicata a tutti, e ci tengo a sottolinearlo, uomini e donne, soprattutto a quelle donne che madri, sorelle, figlie hanno visto la luce spegnersi sulla loro vita. A un certo punto della loro esistenza si sono trovate travolte da una violenza cieca e immotivata. Come istituzioni e come cittadini abbiamo il compito di vegliare su tutte quelle luci accese che, sebbene flebili, resistono con forza e coraggio. Il contrasto alla violenza di genere deve riguardare tutti noi, attraverso il cambiamento radicale di cultura e mentalità».

I ringraziamenti per il supporto finanziario vanno alla Fondazione Cassa di risparmio di Carrara e al suo presidente Enrico Isoppi, allo scultore Michele Monfroni per la targa, alla ditta Marco Perfigli per il tavolo in marmo e agli studenti del Palma per le bellissime decorazioni.

I dati nel dettaglio

La questura di Massa-Carrara ha emesso nel 2023 15 ammonimenti complessivi (14 per stalking e 1 per violenza domestica). Nell’anno 2024 il numero totale è salito a 67 (15 per stalking e 52 per violenza domestica). Nel 2025 sono stati emessi in totale 77 ammonimenti (24 per stalking e 53 per violenza domestica). Nel 2026, allo stato, sono già stati emessi 11 ammonimenti (1 per atti persecutori e 10 per violenza domestica). Tali incrementi non vanno letti soltanto come un aumento dei casi, ma anche come maggiore capacità di intercettare il fenomeno. Sul fronte repressivo, la squadra mobile ha svolto un’intensa attività investigativa. I codici rossi attivati sono stati 64 nel 2023, 69 nel 2024 e 62 nel 2025.