«Mettersi nei panni dell’altro significa combattere isolamento e solitudine»
La presidente dell’Ordine degli psicologi toscani al convegno sull’Empatismo alle Giubbe Rosse: «L’empatia oggi è quasi un atto controcorrente»
TOSCANA – «Parlare di empatia oggi significa fare una scelta precisa: non voltarsi dall’altra parte e non chiudersi in se stessi, ma riconoscere l’altro come parte della nostra umanità». Lo ha detto Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana e del consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, intervenendo al convegno internazionale che ha aperto la seconda fase del movimento dell’empatismo, che nei giorni scorsi al Caffè letterario Giubbe rosse di Firenze, occasione che ha segnato anche il conferimento dell’XI premio internazionale Cilento poesia.
«Viviamo un tempo segnato da individualismo, contrapposizioni e chiusura – ha spiegato Gulino –. In questo contesto l’empatia non è un concetto astratto, ma una competenza sociale precisa e concreta: serve a capire l’altro, a tenere insieme le differenze e a ricostruire o far crescere le relazioni».
Secondo la presidente, «il lavoro culturale promosso dal movimento dell’empatismo, che mette in dialogo arte, filosofia, psicologia e cultura, invita a cambiare prospettiva. Mettersi nei panni dell’altro non significa perdere la propria identità, ma metterla in relazione alle altre identità, confrontandosi sia con le analogie che con le differenze. È un’occasione per scoprire parti di sé che potrebbero rimanere sconosciute e per superare isolamento e solitudine, sempre più presenti nelle nostre comunità».
«Come psicologi – ha concluso Gulino – sappiamo che senza empatia non c’è cura, non c’è apprendimento, non c’è crescita. L’empatia è una competenza da rinforzare in ogni contesto di vita, perché base indispensabile per la convivenza sociale e per lo sviluppo di un senso di comunità al momento opaco, a tratti inesistente».


