opposizione all'attacco
|Piano arenile verso l’approvazione, scontro a Massa: il centrosinistra diserta l’Aula. «Solo un passaggio formale, manca il dialogo»
«Si è scelto di blindare l’impianto dell’atto, trasformando la partecipazione in un adempimento e il Consiglio in una presa d’atto generale».
MASSA – Mentre stasera si sta svolgendo l’ultima seduta del Consiglio comunale con al centro i Paav ( Piano Attuativo dell’Arenile e dei Viali a Mare) e che ne vedrà la probabile approvazione, ieri sera l’opposizione di centrosinistra Pd e Massa è Un’Altra Cosa ha disertato l’aula. E’ rimasta solo la consigliera del Polo Progressista e di Sinistra Daniela Bennati, ma solo per il tempo di meglio specificare quanto già sostenuto nelle due sedute precedenti, quando era uscita insieme a tutto il centrosinistra in contestazione alla decisione di non far discutere le singole controdeduzioni. Nell’Ultima seduta di stasera invece i consiglieri del centrosinistra sono entrati dopo il voto delle controdeduzioni per partecipare alla discussione finale. Ricordiamo che l’amministrazione e gli uffici comunali, sulle osservazioni presentate ai Paav da cittadini e associazioni, circa un centinaio, ne hanno accolto 30, parzialmente accolte 39 e respinte 27.
Daniela Bennati dunque nella penultima seduta di giovedì 15 gennaio ribadiva: “Non è piacevole tornare sulle solite cose ma vorrei motivare meglio perché in queste sere sto abbandonando l’aula: il 13 gennaio la prima era la prima sera e sono uscita perché il Consiglio non si svolgeva secondo il regolamento e lo Statuto. La seconda sera, il 14 gennaio, c’è stata una sospensione con la conferenza dei capigruppo ma non c’è il verbale: allora ricordo che il presidente Agostino Incoronato ha proposto due possibilità, o di continuare come la sera prima oppure chiedeva che comunicassimo le controdeduzioni su cui volevamo intervenire. Io mi sono detta contraria. Non è la capigruppo che decide la deroga. Secondo gli articoli del regolamento i consiglieri possono intervenire in qualsiasi controdeduzione: io so su quali sarei intervenuta ma non potevo e posso escludere che avrei potuto decidere di aggiungere qualcosa. Non sarebbe stato possibile fornire l’elenco delle controdeduzioni in cui sarei intervenuta. Il consigliere Evangelisti ha detto giustamente che: ‘Non possiamo gestire in modo diverso dalle serate precedenti perché allora le prime controdeduzioni risulterebbero orfane rispetto alle altre’. Ma non sarebbe responsabilità nostra, piuttosto sarebbe conseguenza di una decisione presa sulla modalità di svolgere il Consiglio. E’ stato detto che io mi alzo e me ne vado per mia scelta: no, non è per mia scelta. Io faccio la consigliera dando contributi e dicendo la mia e rendendo noto ai cittadini, questa è la mia scelta. La mia scelta sarebbe restare e poter parlare: io esco per conseguenza della scelta del presidente che invito a non considerare la conferenza capigruppo una conferenza sua”.
Nel corso dell’ultima seduta di Consiglio sui Paav dunque il centrosinistra rientra ma solo per la discussione finale. Dina Dell’Ertole di Massa è Un’Altra Cosa interviene stasera, dopo aver annunciato due sere fa il motivo per cui lei e i colleghi abbandonavano l’aula: “Intervengo oggi dopo aver scelto consapevolmente di non partecipare alle sedute precedenti. Non è stata una scelta leggera, né una fuga dal confronto. È stata una scelta politica, assunta per rispetto del Consiglio comunale e del mandato che i cittadini ci hanno affidato. In questi giorni si è parlato di “tour de force”, di ascolto, di un grande lavoro istruttorio. Ma è necessario dirlo con chiarezza: l’ascolto non si misura dal numero di ore passate in aula o nelle commissioni , bensì dalla possibilità reale di discutere nel merito. E questa possibilità, su questo atto, non c’è stata. Le osservazioni presentate da cittadini, associazioni e soggetti collettivi non erano un fastidio procedurale, ma il cuore del procedimento partecipativo previsto dalla legge regionale. Eppure, al Consiglio comunale non è stato consentito di intervenire sulle singole osservazioni e sulle relative controdeduzioni. In queste ore leggiamo sulla stampa che le osservazioni sono state “esaminate” e che dall’istruttoria emergerebbe un quadro chiaro e coerente. Ma voglio essere molto netta: l’esame tecnico non equivale al confronto politico. Un conto è valutare le osservazioni negli uffici, un altro è consentire ai consiglieri eletti di discuterle pubblicamente, di metterle in relazione tra loro, di interrogare le scelte dell’Amministrazione. Questo passaggio, qui, è mancato. Quando abbiamo chiesto di poter entrare nel merito, l’unica “mediazione” proposta è stata quella di scegliere a priori alcune osservazioni da discutere. Abbiamo rifiutato, perché non spetta all’opposizione decidere quali contributi dei cittadini siano degni di confronto e quali no. Accettare quella proposta avrebbe significato legittimare una riduzione del ruolo del Consiglio. E questo è il punto politico centrale di tutta la vicenda. Il Consiglio comunale non è un passaggio formale da superare per arrivare al traguardo dell’approvazione. Il Consiglio è il luogo in cui le scelte pubbliche si discutono, si mettono in tensione, si migliorano. Qui, invece, si è scelto di blindare l’impianto del piano, trasformando la partecipazione in un adempimento e il Consiglio in una presa d’atto generale. Venendo al merito complessivo del Paav, il problema è proprio questo metodo. Un piano che si presenta come strategico, ma che di fronte alle osservazioni non si è lasciato interrogare fino in fondo. Un piano che ha respinto o ridimensionato la gran parte dei contributi, senza utilizzare quella fase per rimettere in discussione alcune scelte cruciali: il rapporto tra spiagge libere e concessioni, l’accessibilità reale al mare, il ruolo dei viali a mare, l’equilibrio tra interesse pubblico e interessi economici. Si dice che questo piano arrivi finalmente “al traguardo” dopo quindici anni. Ma arrivare al traguardo non è di per sé una garanzia di qualità. La costa è un bene comune fragile, e governarla richiede non solo norme e progetti, ma scelte condivise, soprattutto in una fase in cui il Comune sta ridefinendo la propria pianificazione generale. Qui, invece, si è preferito procedere per compartimenti stagni, riducendo lo spazio del confronto politico. Per questo oggi intervengo, e lo faccio con chiarezza: non perché sono contraria per principio, ma perché il metodo seguito ha reso impossibile migliorare davvero questo atto e cosa grave ha ulteriormente indebolito il ruolo del Consiglio comunale. Ed è per tutto questo che il giudizio complessivo su questo percorso non può che essere negativo”.

