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Crisi del commercio a Marina di Carrara: chiude “Re Artù”, aumenta l’allarme per le saracinesche abbassate

«Non è possibile lasciare un fondo sfitto in pieno a centro per un anno e mezzo,  fa buio alle altre attività. Se il proprietario, probabilmente facoltoso, non riesce ad affittare al prezzo che chiede dopo un po’ di tempo dovrebbe subentrare un equo canone»

MARINA DI CARRARA – «Il 10 gennaio 2026 sarà l’ultimo giorno di attività del nostro negozio Re Artù a Marina di Carrara. Siamo orgogliosi di aver contribuito a diffondere il valore del gioco, siamo felici di aver accontentato tanti bambini e lusingati di aver soddisfatto le aspettative di chi cercava per i propri piccoli un gioco naturale e di qualità. Per questo ci teniamo a ringraziare tutti quelli che ci hanno dato fiducia, affetto e stima in questi sette anni e mezzo. Potrete continuare ad acquistare i nostri giochi nei punti vendita di Pietrasanta e Viareggio. Vi aspettiamo fino al 10 gennaio in via Rinchiosa a Marina di Carrara per gli acquisti della Befana e un caro saluto». Firmato: lo staff Re Artù bottega di giochi.

Se ne va così un’altra attività del centro marinello. Il regno dei bambini tra bambole, puzzle e giochi di ogni tipo chiude. Il titolare preferisce non commentare, solo queste parole sulla pagina Fb del negozio. Adesso per tuffarci nel mondo dei balocchi di Re Artù dovremmo andare fino a Pietrasanta o a Viareggio. Una vetrina si spegne nel cuore del quartiere marinello, anche se non sappiamo il motivo che abbia spinto alla chiusura, e allora ne approfittiamo per fare due chiacchiere con i commercianti che lì ci lavorano. Ci raccontano che sono dispiaciuti per «Re Artù» perché era un bel negozio di qualità e che secondo loro le cose non dovevano andargli male a giudicare dal via vai e dai sacchettini riconoscibili del negozio che si vedevano in mano ai passanti. Ma aggiungono anche che in generale nel centro di Marina, come in via Rinchiosa per l’appunto, la situazione non è delle migliori per i negozi: la crisi si sente, è palpabile.

Si vede troppo spesso aprire e chiudere attività. In via Rinchiosa, angolo via Garibaldi, c’è una vetrina vuota da novembre scorso: c’era un negozio di abbigliamento e ora ci aprirà un’attività di telefonia. E davanti a questa c’è un’altra saracinesca abbassata: dove prima c’era un altro negozio di abbigliamento (che si è trasferito), era arrivato Resell shop edizione limitata store, aperto da un orientale che veniva da Milano ma che poi, rendendosi conto che non c’era il target giusto (si tratta di scarpe firmate in edizione limitata appunto e quindi con prezzi piuttosto alti) e soprattutto il portafoglio giusto, ha chiuso. Ed è ancora chiuso dopo un anno e mezzo.

Secondo la nostra commerciante a cui abbiamo chiesto un’opinione, il problema ha a monte diverse cause: «Manca creatività e personalità nel dare l’impronta alla propria attività – prova a dare una spiegazione la commerciante che mette al primo posto comunque la concorrenza on line –. E poi c’è un aspetto legato al degrado che non ha a che fare solo con il decoro pubblico, come per esempio la spazzatura lasciata troppo spesso all’angolo della strada – ci dice mostrandoci un cumulo di sacchetti in strada – ma anche con la responsabilità del singolo che per esempio potrebbe ripulire le deiezioni del proprio cane e invece lo fa fare a me», sbuffa giustamente. Esclude quindi ogni responsabilità dei ragazzi della movida: «Sì, ogni tanto le risse arrivano fino a qui ma non si può dare la colpa ai ragazzi: movide agitate sono anche altrove. Qua il problema non è la movida. Non diamo la colpa a loro».

La commerciante riflette e suggerisce: «Non è possibile lasciare un fondo sfitto in pieno centro per un anno e mezzo, fa buio alle altre attività. Se il proprietario, probabilmente facoltoso, non riesce ad affittare al prezzo che chiede, dopo un po’ di tempo dovrebbe subentrare un equo canone. Perché un fondo chiuso per così tanto tempo fa buio anche sulle attività vicine».