Evam, ricapitalizzazione da 750mila euro: la protesta del centrosinistra in Consiglio comunale
La minoranza: «Ci chiedete di votare al buio, un atto di fede. Non abbiamo capito dove andranno questi soldi e quale sia il piano di rilancio industriale». La maggioranza: «L’alternativa è la dismissione della partecipata».
MASSA – Alla fine, dopo un confronto serrato in aula, la ricapitalizzazione di Evam con l’aumento di capitale sociale per 750 mila euro è stata approvata grazie ai soli voti dei partiti più vicini al sindaco Francesco Persiani: Lista Persiani, Civici apuani e Forza Italia. Escono fuori dall’aula e non votano senza dare alcuna spiegazione: Lega e Fratelli d’Italia. Pd e Massa è un’altra cosa invece motivano minuziosamente la loro scelta di uscire. Mentre l’unica a esprimere un voto nettamente contrario è Daniela Bennati del Polo progressista e di sinistra.
La situazione non è semplice ed è di particolare importanza: Evam è la partecipata comunale che produce Fonteviva e Amorosa, società partecipata che versa da molti anni in cattive «acque» nonostante l’eccellente qualità della nostra risorsa apuana che vanta un bassissimo residuo e nonostante avesse iniziato da qualche anno a concretizzare utili e non più perdite. Ma il livello di indebitamento resta alto. Ciò che contesta fondamentalmente l’opposizione di centrosinistra è come in questi anni, da quando è subentrato il centrodestra al governo cittadino, non si sia risolta la situazione della fabbrica che dimostra ancora di non avere autosufficienza finanziaria tanto da dover richiedere lo stanziamento di altre risorse pubbliche.
Probabilmente a incidere è anche la diminuzione delle vendite di Amorosa, il brand la cui commercializzazione esclusiva è affidata alla società Humana la quale, per via delle diminuzioni delle nascite (è un’acqua molto delicata e destinata ai neonati e alle neomamme come target ideale), ha calato le vendite che garantivano margini più importanti rispetto a Fonteviva. E infatti il contratto con Humana del 2015 finisce sotto accusa: lo sostiene l’assessore Marco Mercanti che si tratta di un contratto sbilanciato in sfavore di Evam. Ma a impattare negativamente sono anche i macchinari obsoleti.
Insomma: servono molti soldi, molti più di questi primi 750 mila euro per poter mantenere in piedi Evam e per questo l’amministrazione punta a trovare un partner privato, il quale però deve convincersi della bontà dell’operazione di partenariato e da qui la necessità di rendere appetibile la società ammodernando almeno in parte gli impianti. Lo spiega bene Sergio Bordigoni di Forza Italia, così come Simone Ortori, Lodovico Andreazzini e Robert Delanu di Persiani sindaco. I 750 mila euro servono per ammodernare gli impianti e l’alternativa è la dismissione della società. Investire sugli impianti è necessario per ridurre i costi.
«Vogliamo rendere più appetibile Evam – dichiara Bordigoni – per poter cercare un partner commerciale che sia un privato, che investa quello che l’amministrazione pubblica non può investire. 750 mila euro sembrano tanti ma per aggiornare gli impianti nel piano di risanamento sono previsti 3 milioni. Questi 750 mila euro saranno utilizzati per dare maggiore credibilità a Evam perché soffre dal punto di vista finanziario però poi dovrà accedere a prestiti bancari per poter procedere con gli ammodernamenti. Per cui la nostra speranza è che si pensi a trovare un partner privato o in alternativa addirittura come extrema ratio a dismettere la società».
Ma il centrosinistra non ci sta. Daniela Bennati rivendica i suoi molti e precedenti passaggi in aula con le sue interrogazioni sul tema Evam: i suoi dubbi sulla salute della società furono sempre fugati da amministrazione e Cda. «Mi sembra siate in difficoltà – commenta la consigliera che in aula perde un po’ la pazienza – questa delibera dimostra che il Polo progressista e di sinistra aveva sempre avuto ragione anche se siamo stati pubblicamente minacciati di querele perché ci dicevate che non sappiamo leggere gli atti e i documenti e invece li abbiamo letti bene e stasera portate un atto che noi avevamo previsto. Questa ricapitalizzazione non serve per gli impianti o comunque non solo ma per garantire la continuità di questo Ente così come dicevamo, anche se voi ci accusavate di fare terrorismo. E non ci avete fornito i documenti essenziali per arrivare preparati con solo 48 ore di tempo prima del Consiglio. 750 mila euro per una manutenzione, ma di che tipo? Se parliamo di piano di risanamento è perché deve risanare. La società non riesce a generare flussi finanziari sufficienti per la manutenzione degli impianti tanto da rendere necessario l’aumento del capitale e questa sera siamo chiamati a fare atto di fede, ma io voglio vedere e studiare i documenti. Da aprile scorso ho chiesto la lettera con cui Banca etica dimezza i finanziamenti a Evam. E il Cda avrebbe dovuto essere qui a spiegare ma non è mai venuto a rendicontare periodicamente in Consiglio. E le fontanelle diventino priorità per tutti e che si inviino i documenti!».
Per l’assessore Mercanti è anche il contratto con Humana del 2015 a giocare un ruolo negativo sugli equilibri aziendali ma Gabriele Carioli del Pd assieme ai colleghi Stefano Alberti anche lui del Pd e Dina Dell’Ertole di Massa è un’altra cosa contestano come in questi anni l’amministrazione avrebbe potuto rinegoziare con Humana, cercare un confronto. Per Carioli il problema sono state anche le scelte politiche: «Perché spendere gli utili che nel frattempo la società ha iniziato a realizzare in sponsorizzazioni anziché nel rinnovamento degli impianti? Se avessimo iniziato a spendere nel passato magari avremmo speso di meno per gli stessi macchinari», osserva.
«Si votano 750 mila euro al buio – accusa Alberti – non abbiamo capito dove spenderete questi soldi, quale sia il piano di rilancio e non c’è stato un percorso condiviso. Noi siamo aperti al dialogo per trovare una linea condivisa per un confronto con Humana che in passato ha aiutato la società e senza la quale Evam non avrebbe resistito. Certo servono competenze specifiche che non sono state investite nel frattempo nella partecipata, per questo chiedo le dimissioni del presidente Massimo Gelati». Alberti fa poi presente l’appunto della Corte dei conti circa il fatto che la società non ha gli obiettivi sociali richiesti dalla legge Madia per poter essere annoverata tra le partecipate: «Basterebbe per esempio puntare sulla valorizzazione della montagna», suggerisce. Per Dell’Ertole: «Troppo facile dare la colpa al contratto del 2015 con Humana, qua è necessaria una discussione seria». «Ma qua non siamo più nella logica di ricapitalizzazioni a pioggia come in passato – difende le posizioni dell’amministrazione Delanu – oggi parliamo di investimento programmato e sostenibile, non di soluzioni tampone per tappare perdite».

