meglio tardi che mai
|Covid, la Toscana ferma l’invio del bollettino dopo quasi 4 anni dalla fine dell’emergenza
I più ‘nostalgici’ però potranno continuare a conoscere i dati sul sito dell’Ars
MASSA-CARRARA – Meglio tardi che mai. Deve essere questo il motto che circola tra le redazioni dei giornali toscani – sicuramente in quella della Voce Apuana – dove, finalmente, è arrivata la comunicazione ufficiale da parte della Regione Toscana che ha deciso di staccare la spina all’invio settimanale del bollettino Covid. Sì, il bollettino Covid è stato inviato fino al termine del 2025. Per chi non lo sapesse: dalla fine dell’emergenza mondiale avvenuta ormai oltre 2 anni e mezzo fa e quasi 4 anni dal termine dell’emergenza in Italia, ogni sette giorni atterrava nelle caselle di posta dei giornali toscani con meticolosa ostinazione il fatidico bollettino, per ricordarci che il virus era ancora tra noi, anche se il resto del mondo lo aveva ormai declassato a brutto ricordo da un pezzo.
Per arrivare alla decisione di oggi, però, c’è voluta una discreta dose di pazienza: l’Italia ha dichiarato la fine dello stato di emergenza il 31 marzo 2022 e perfino l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha firmato l’atto di congedo globale nel maggio 2023. Eppure, dalle parti di Firenze, le tabelle sui contagi hanno continuato a viaggiare con la regolarità di un orologio svizzero. Ora, però, arriva la svolta burocratica: come annunciato ufficialmente, i dati non verranno più inviati proattivamente, ma saranno consultabili esclusivamente sul sito dell’Ars. Una scelta che sa di un «ci siamo accorti che, forse, il peggio è passato», anche se il portale resterà attivo per la gioia dei nostalgici del tampone a tutti i costi.
Ma il bollettino toscano non era solo una sequenza di numeri sui nuovi positivi; ogni settimana portava con sé il dato più pesante, quello dei decessi. Ed è proprio qui che la persistenza della Regione si scontra con quanto sollevato recentemente in commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Il collegamento è diretto e tutt’altro che banale: mentre la Toscana continuava a sommare croci sulle sue tabelle, l’infettivologo Matteo Bassetti tornava a ribadire di fronte alla commissione un concetto che mette in discussione l’intera architettura di quei dati.
Il dubbio, che ora finisce sotto la lente della politica, è se quei morti sbandierati settimanalmente fossero davvero vittime del virus o se, come sostiene il medico genovese, siano stati conteggiati come «morti Covid» anche pazienti entrati in ospedale per una frattura al femore o un infarto e risultati casualmente positivi. Il nesso è lineare: se il metodo di conteggio è stato viziato dall’incapacità di distinguere tra chi è morto «per» Covid e chi «con» il Covid, allora quei bollettini che abbiamo ricevuto per anni potrebbero aver offerto una realtà distorta.
Mentre i dati traslocano definitivamente nell’archivio digitale dell’Ars, ci resta la sensazione di aver assistito a un lungo addio burocratico che ha ignorato il calendario per mesi. Da oggi, se non altro, avremo una mail in meno da cestinare e qualche dubbio in più su cosa abbiamo realmente letto in questi anni di «emergenza infinita».

