tempesta politica
|Caso Albanese: comitati e associazioni con la scuola di Massa. «Ispettori? Intimidazione politica»
Il Presidio permanente per la Palestina ha annunciato una manifestazione per venerdì alle 17. E il comitato per la chiusura di Cava Fornace accusa: «Per la discarica nessuno si muove»
MASSA – Non si placa la tempesta politica e mediatica che ha investito l’istituto comprensivo Massa 6. Dopo la notizia di un’ispezione ministeriale, richiesta dal deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese (qui l’articolo), la società civile, le associazioni e i comitati del territorio alzano la voce. Al centro della contesa, l’incontro online organizzato dalla scuola con Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati, finito nel mirino della maggioranza di governo per un presunto mancato contraddittorio. La risposta dal territorio di Massa-Carrara è stata immediata e corale, trasformandosi in una difesa a oltranza dell’autonomia scolastica e in una denuncia di quello che viene percepito come un tentativo di censura ideologica.
A guidare la difesa dell’istituto sono le realtà che da mesi si battono per la causa palestinese. Il Presidio permanente per la Palestina Massa non usa mezzi termini e parla di una «strategia più ampia di controllo e intimidazione della scuola pubblica», rea di aver ospitato una voce autorevole basata sul diritto internazionale. «L’attacco a Francesca Albanese non è un episodio isolato – spiegano dal Presidio – ma il segnale di pressioni politiche volte a svuotare la funzione critica della scuola. L’interpellanza dell’onorevole Amorese e l’ipotesi degli ispettori rappresentano un fatto gravissimo. Non si tratta di pluralismo, ma di un messaggio intimidatorio al corpo docente». Secondo gli attivisti, invocare il contraddittorio su quanto sta accadendo a Gaza è una «mistificazione», poiché «il genocidio non è un’opinione, ma una realtà al vaglio della Corte internazionale di giustizia». Per questo motivo, il Presidio ha lanciato una chiamata alla città: l’appuntamento è per venerdì 19 alle ore 17, in un luogo ancora da definire, per «ribadire il sostegno a docenti e studenti e difendere la scuola da tentativi di censura».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’associazione Gaza Fuorifuoco, che rivendica il ruolo costituzionale dell’istruzione pubblica come «presidio democratico» e non come luogo neutro. «Ridurla a un ambito sorvegliato significa violarne l’autonomia – affermano nel loro comunicato –. L’azione del ministro Valditara è un atto deliberato di intimidazione. Difendere Francesca Albanese significa difendere la democrazia e il diritto internazionale, che lei rappresenta con pieno titolo giuridico». L’associazione respinge al mittente anche le accuse di antisemitismo, definendole una pratica «pericolosa e offensiva» usata per silenziare chi critica le responsabilità politiche del governo Netanyahu.
Se il mondo della scuola è in rivolta per la libertà d’insegnamento, la vicenda ha riaperto vecchie ferite sul fronte ambientale, evidenziando una disparità di trattamento che fa discutere. Il Comitato Cava Fornace, da anni in prima linea contro la discarica di Montignoso, ha espresso solidarietà alla scuola, ma non ha potuto fare a meno di notare la «velocità incredibile» con cui Roma si è mossa per un webinar, rispetto all’immobilismo sui disastri ambientali. «Da anni chiediamo un’ispezione su Cava Fornace – tuona il comitato – per verificare cosa accade in quella discarica. Un’ispezione che tutti aspettavano dopo il disastro del 6 maggio 2024, quando migliaia di litri di percolato si riversarono sull’Aurelia e nel Lago di Porta. Eppure, quell’ispezione non è mai avvenuta». Il comitato punta il dito contro la politica delle «belle parole»: mentre per un incontro con una relatrice Onu si mobilitano interrogazioni parlamentari e ispettori ministeriali, per una discarica di rifiuti speciali a ridosso di un ecosistema fragile «nessuno si è mosso». Una situazione che, secondo gli ambientalisti, assume contorni paradossali: «Non solo non ci sono state ripercussioni per il gestore, ma a 19 mesi dall’evento si presentano progetti per nuovi codici rifiuto e nuovi business. Dov’è la politica solerte in questo caso?». «Il pensiero unico e l’omologazione uccidono la democrazia», chiosa il comitato di Cava Fornace, unendosi all’appello degli altri gruppi: la scuola deve restare un luogo libero dove sviluppare senso critico, non una zona sorvegliata.



