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Ritorno alle Asl provinciali: per sole 2mila firme fallisce il referendum toscano. «Questo però rafforza la discussione»
Il quesito referendario proposto dal comitato

A Massa-Carrara, evidenzia il comitato promotore, la partecipazione è stata significativa

TOSCANA – Nonostante una mobilitazione capillare in molte aree della regione, il comitato promotore del referendum consultivo sulla riorganizzazione delle aziende sanitarie toscane non è riuscito a raggiungere l’obiettivo delle 30mila firme necessarie per la presentazione della proposta. La raccolta si è fermata a quota 28 mila, a soli duemila sottoscrittori dal traguardo minimo.

Il quesito chiedeva ai cittadini se fossero favorevoli a superare il modello delle tre mega-asl introdotto nel 2015 e tornare a un’organizzazione basata su presidi più piccoli e distribuiti su base provinciale, con centri decisionali più vicini ai territori. Una richiesta maturata negli anni in risposta alle criticità segnalate dagli stessi operatori e dagli utenti: liste d’attesa sempre più lunghe, reparti ridotti, difficoltà di accesso e un crescente ricorso al privato. Secondo i promotori, la creazione delle tre grandi strutture avrebbe ulteriormente allontanato i servizi, soprattutto nelle aree periferiche.

Il comitato ha però voluto sottolineare come in molte zone della Toscana la partecipazione sia stata significativa: Lucca, Versilia, Garfagnana, Massa e Lunigiana, ma anche Arezzo, Valdarno e Casentino. Ottima, inoltre, la risposta arrivata dalla provincia di Pistoia, che con i presidi di San Jacopo, Pescia e San Marcello si trova ai margini dell’area vasta Toscana centro. Qui l’impegno del Crest, del comitato “Rinascere in Valdinievole”, dell’associazione “Zeno Colò” e di “Alleanza beni comuni” ha portato alla raccolta di quasi 4 mila firme tra tavoli pubblici e uffici comunali.

“Ringraziamo i cittadini che hanno partecipato informandosi e facendo passaparola, i consiglieri comunali e gli avvocati che hanno autenticato le firme, e gli uffici che le hanno certificate” scrivono le associazioni in una nota congiunta. Un risultato non scontato, sottolineano, in un contesto in cui la parola referendum porta ancora il peso delle delusioni del passato e in cui molti faticano a credere di poter incidere sulle scelte politiche. Resta tuttavia il dato che, secondo il comitato, dimostra una forte domanda di cambiamento: “La questione sanità è sentita in tutta la regione. Sempre più persone rinunciano alle cure o sono costrette a spostarsi per centinaia di chilometri per un esame. La carenza di posti letto, personale e servizi territoriali sta mettendo in difficoltà utenti e operatori”.

Alla nuova giunta regionale e all’assessore alla Sanità Monia Monni viene ora rivolto un appello: “Ascoltino i territori e lavorino per restituire un diritto alla salute realmente equo. Ventottomila toscani lo hanno chiesto con chiarezza”. Il mancato raggiungimento della soglia non chiude la discussione, secondo i promotori, ma anzi la rafforza: il dibattito sull’organizzazione della sanità toscana, dicono, dovrà comunque andare avanti.